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C'era una volta un Paese che deteneva i due terzi del patrimonio artistico mondiale, ma che sembrava incapace di valorizzare nella maniera più adeguata i propri tesori. Strutture fatiscenti, polverose, mal illuminate o addirittura chiuse da anni in attesa di restauri sempre rimandati erano l'immagine di una gestione fallimentare dell'arte e della cultura. Poi, all'inizio degli anni Novanta, l'inversione di rotta.Sotto la spinta di un'opinione pubblica sempre più "globalizzata" - nell'accezione positiva del termine - che viaggiava, visitava musei, mostre, monumenti e aree archeologiche di altri Paesi e faceva drammatici confronti, si è cominciato a reinvestire nella cultura e nella sua fruibilità. Si è capito che non era un orpello inutile, ma una risorsa anche dal punto di vista economico (per un Paese che trae dal turismo le sue maggiori entrate). Il primo a parlare di merchandising, di ristrutturazione degli spazi, di riapertura di sedi museali fu l'allora ministro dei Beni culturali Alberto Ronchey, un tecnico prestato - temporaneamente - alla politica che seppe dare il giusto impulso. Sono seguiti anni di nuovi investimenti, di inaugurazioni, di un'immagine diversa dell'Italia all'estero. Ricordiamo, ad esempio, com'era Napoli prima del '94 e come invece seppe approfittare dei finanziamenti per il G7, facendo di Piazza del Plebiscito - restaurata e chiusa alle macchine - un esempio del "rinascimento" italiano.Adesso si può finalmente parlare di "capolavori ritrovati". Le cifre del boom dell'arte parlano chiaro: se nel 1995 erano circa 24 milioni i visitatori dei musei, nel 1999 sono stati oltre 27 milioni e nel 2000 si è raggiunta la cifra record di 30 milioni. L'aumento è stato di oltre il 10 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una delle ragioni, come abbiamo detto, è certamente da rintracciare nella riapertura al pubblico di luoghi d'arte famosi. A Roma ad esempio sono stati aperti Palazzo Altemps - con opere provenienti dalle collezioni delle più importanti famiglie romane - e Palazzo Massimo, che offre un intero piano dedicato alla pittura e al mosaico dell'età romana. Eccezionale il nuovo percorso di quarantadue stanze della Domus Aurea: dopo lunghi lavori di restauro e scavo sono stati riaperti i suggestivi ambienti della dimora di Nerone. Il Vittoriano è tornato visitabile dal pubblico - era chiuso da trent'anni - offrendo una straordinaria vista sul centro storico e archeologico della città. Ma la lista dei luoghi d'arte visitabili nella capitale è lunga: la Galleria Borghese, la galleria Nazionale d'arte Moderna e Contemporanea, il museo Nazionale etrusco di Villa Giulia. Senza dimenticare le scuderie Papali del Quirinale: un nuovo spazio espositivo che accoglie mostre prestigiose (quella sull'impressionismo fu letteralmente presa d'assalto dai visitatori).Ma tutta l'Italia partecipa al rinnovamento. A Pompei - patrimonio dell'umanità secondo l'Unesco - è stato istallato un nuovo impianto di illuminazione che rende visibili anche di notte gli sbalorditivi edifici. A Firenze sono state recuperate le sale della Galleria degli Uffizi danneggiate dall'attentato del 1993. La Basilica di Assisi è stata restaurata dopo il terremoto del 1997. Le vele crollate sono state ripristinate e i frammenti degli affreschi distrutti sono stati ricostruiti grazie al computer. Milano dopo circa venti anni di lavoro può apprezzare di nuovo lo splendido affresco del Cenacolo di Leonardo da Vinci, riconsegnato al suo originale splendore. Questa ripresa è stata messa in evidenza anche all'estero. L'autorevole settimanale tedesco Die Zeit ha così definito la rinascita dell'arte: "Per la prima volta l'Italia si oppone in modo sistematico al decadimento del suo patrimonio culturale". La rivista continua sottolineando che "si tratta di un fatto politico di prima rilevanza: l'Italia ha rimesso ordine nelle opere dell'antichità, ha restaurato le chiese, insomma ha sottratto al decadimento il patrimonio culturale più ricco del mondo". Secondo l'ex ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri l'Italia si sta avviando "ad una fase di nuovo rinascimento culturale". Un testimone che passa al nuovo responsabile del dicastero Giuliano Urbani. Con una certezza: molto è stato fatto, ma tanto resta da fare per la valorizzazione e la promozione dell'arte e della cultura italiana.
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