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Sulla Repubblica
del 20 agosto "Successo per la Biennale di Valencia. La manifestazione
allestita nella città spagnola, sotto il titolo Comunicazione
tra le arti, ha superato i 100 mila visitatori. E' una Biennale
ricca, complessa, formata da una sequenza di esposizioni e interventi,
con una mostra principale che ha per titolo Il corpo dell'arte,
curata da Achille Bonito Oliva".
Giovanni Romano curatore dell'expo che celebra Macrino
d'Alba in un'intervista pubblicata su la Repubblica
del 20 agosto dice sull'artista "è uno di quei pittori che
oggi non godono di fama universale ma che sul finire del Quattrocento
ebbe una straordinaria importanza perché in Piemonte fu portatore
di una pittura alta e non regionale, grazie alla formazione dell'artista
avvenuta a Roma, nella bottega di Pinturicchio". Oltre
si legge ancora "A colmare il vuoto arrivano ora una mostra e
una monografia a cura di Edoardo Villata voluta dalla Fondazione
Ferrero che è anche promotrice dell'esposizione che si terrà
proprio ad Alba dal 20 ottobre. La mostra, che avrà varie sezioni
dedicate alle sculture lignee, alle arti minori, all'arredo architettonico
e alla figura del vescovo Andrea Novelli, è seguita da un comitato
scientifico presieduto da Giovanni Romano. Sarà, per il grande
pubblico, una vera scoperta di questo artista che, come spiega
Giovanni Romano, fu il primo pittore piemontese a pensare che
la situazione culturale locale non era sufficiente, che c'era
bisogno di confrontarsi con quello che accadeva a Roma".
Intanto, diventa sempre più preponderante il fenomeno del restauro
a colpo si scoop, come si legge su la Repubblica del
20 "Un tempo i restauri delle opere d'arte erano decisi nel chiuso
degli uffici preposti e portati avanti in un'atmosfera di riserbo,
se non di segretezza, che contribuiva ad aumentare l'alone di
magia attorno alla figura dei restauratori e ai rigeneranti risultati
di cui erano capaci. Poi sono arrivati gli sponsor e tutto è cambiato.
Ci sono più soldi per i restauri e questo, ovviamente, è un gran
bene. Ma gli sponsor, com'è naturale, mirano al ritorno d'immagine.
Di qui due problemi che non vanno demonizzati, ma neanche sottaciuti
e sottovalutati. Il primo dipende dall'ovvia constatazione che
difficilmente ci si può attendere un buon ritorno d'immagine dal
restauro della pieve diroccata di un paesino di montagna o dal
polittico di un anonimo artista di provincia. Ne consegue che
l'ordine di priorità degli interventi rischia continuamente di
essere stravolto a vantaggio di restauri non necessariamente urgenti,
ma che consentano, in un modo o nell'altro, di legare l'operazione
alla ristretta lista dei most wanted. Così che i vari Leonardo,
Michelangelo e Caravaggio rischiano di esser sottoposti
ad un'overdose di cure di cui farebbero volentieri a meno. Il
secondo problema nasce dal fatto che il restauro, nell'era della
sponsorizzazione, aspira al massimo di visibilità e tende ad alimentare,
anche artificialmente, uno stato di eccitazione permanente a colpi
di scoop e di abuso di superlativi".
Sul tema dei restauri a colpo di scoop interviene Vittorio
Sgarbi, scrivendo a la Repubblica: "Caro direttore,
l'intervento Un restauro a colpi di scoop di Antonio Pinelli
investe direttamente, pur senza evocarlo, il compito fondamentale
di tutela del Ministero per i Beni e le attività culturali. Ritengo
quindi essenziale rispondere alla sommessa domanda rivolta da
Pinelli al comitato scientifico che segue il restauro della tomba
di Giulio II, con il celebre Mosè, di Michelangelo: Siamo sicuri,
cari amici, che sia saggio (e inevitabile) lasciare che la tutela
delle opere d'arte sia presa in ostaggio dall'esigenza dello spettacolo?.
Nessuno più di me, che dallo spettacolo ha tratto giovamento e
amplificazione dei suoi pensieri e dei suoi atti di storico dell'arte,
può meglio intendere i vantaggi e i limiti di questo insistente
subordinare i grandi capolavori dell'arte italiana alle necessità
di ritorno d'immagine di mecenati e finanziatori privati di restauri.
Sottoporre Leonardo, Raffaello, Piero della Francesca,
con una sorta di accanimento terapeutico, a rinnovati e periodici
restauri, è cosa esecrabilissima, proprio perché, per mille ragioni,
il miglior restauro è il non restauro, la conservazione di ciò
che il tempo, escludendo distruzioni e rovine, ha fatto sul corpo
delle opere d'arte. D'altra parte, anche fra gli esseri viventi,
alcuni invecchiano bene, altri invecchiano male, ma nessuno penserebbe
di riportare un vecchio di ottant'anni alla condizione di bambino.
Così, è con entusiasmo che ho letto le riflessioni di Pinelli
il quale ritorna, come io spesso ho fatto in questi mesi di impegno
al ministero per i Beni Culturali, al monito di Giovanni Urbani:Il
restauro è un trauma che lascia segni inguaribili. La miglior
cura è la prevenzione ottenuta con una periodica manutenzione.
Nessun restauro è emblematicamente esemplare di un metodo che
va certamente corretto, se non respinto, come quello della tomba
di Giulio II. Prima di Pinelli, e prima di essere nominato sottosegretario,
circa un anno e mezzo fa, anche in contrasto con l'ottimo sovrintendente
Claudio Strinati, io mi ero già pronunciato sulla pretenziosa
e inaccettabile attribuzione a Michelangelo del Giulio a giacere,
pertinentemente ricondotto dal Vasari a Tommaso Boscoli,
in una intervista con Fernando Ferrigno al Tg3. Il riferimento
a Michelangelo non ha alcun fondamento ma rientra nel tentativo,
poi realizzato, di spettacolarizzare, anche attraverso il coinvolgimento
del ministero per i Beni Culturali, questo restauro. Che dire?
Pinelli non entra nella polemica ma, come nel caso della Cattedrale
di Pisa, la questione andava affrontata. Io ringrazio lui come
ho ringraziato Quintavalle, perché gli intellettuali italiani
sono vigili sui problemi della tutela e ci richiamano a un impegno
civile ed etico. Ed è per questo che rivendico ai vertici del
ministero la responsabilità morale della tutela e il nostro impegno
a sostenerla secondo regole che le leggi esplicitamente indicano".
Non si può non convenire dunque sul fatto che il restauro alla
tomba di Giulio II non costituisce certo una priorità,
come osserva Pinelli, che ci sia qualche cosa di immorale nel
dispendio di tanto danaro per un'impresa principalmente pubblicitaria,
di cui l'opera d'arte è ostaggio, mentre altrove deperiscono e
muoiono opere che chiederebbero modesti ma essenziali interventi
di recupero. Distribuire male il denaro, con esiti spesso dannosi,
è immorale".
Sul Messaggero del 24 spazio ad una mostra in cui la rappresentazione
artistica è il nudo completely naked "Nel vestibolo del
barcellonese Centro di Cultura Contemporanea c'è, infatti, una
cabina Skin/Strip il cui spazio è sufficiente affinché
lo spontaneo, o la spontanea, assumano la posa preferita. Corpo
intero, un dettaglio, pochi o molti centimetri quadrati di pelle
scoperta, magari decorata da un tatuaggio, e poi click, uno scatto
e la memoria digitale della fotocamera fa il resto. La trovata,
una provocazione ma bisogna riconoscere che ben pochi visitatori
si sono abbandonati alla volgarità, è di Pau Ros e Claire
Ward-Thornton, una coppia catalano-britannica di artisti che
ogni fine settimana selezionano le immagini carpite, volontariamente,
dalla fotocamera nascosta dietro un grande specchio, proprio di
quelli che usa la polizia nelle sale degli interrogatori. L'iniziativa
ebbe una prima edizione a Londra e tra gli obiettivi, spiega Pau
Ros, c'è la battaglia contro il culto del corpo perfetto. I
visitatori accettano le proprie imperfezioni e le espongono seppur
nell'anonimato, che è facoltativo. Tra Londra e Barcellona,
dove la mostra sta riscuotendo un notevole successo, sono evidenti
alcune differenze: Nella capitale britannica abbondavano i
piercing, i tatuaggi e le mescolanze razziali nelle immagini collettive,
queste ultime rare. A Barcellona la gente è più scanzonata, gioca
in gruppo e le composizioni sono più originali".
Grandinotizie.it/26 agosto 2001
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