|
Sembra essere l'anno
di Gabriele D'Annunzio: dopo i successi di mostre a Roma
e a Parigi arriva anche nella sua regione d'origine, a L'Aquila
l'esposizione che ripercorre tutta la parabola del personaggio,
con l'intenzione di riscoprirne lo spessore culturale. La mostra
sarà ospitata nel castello Cinquecentesco, dove sarà inaugurata
il 26 luglio e resterà sino al 28 ottobre.
Su un lancio dell'Ansa del 23 luglio 2001 si legge "A oltre sessant'anni
dalla morte - ha spiegato nella presentazione la curatrice e presidente
della Fondazione del Vittoriale, Annamaria Andreoli - era
giunto il momento di dedicare a D'Annunzio un'attenzione rinnovata
e sgombra dagli innumerevoli pregiudizi che ancora gravano sulla
sua opera e soprattutto sulla sua personalità. Al centro dell'attenzione
sono le sfaccettature del protagonismo dannunziano, le cui testimonianze
sono state raccolte in tre grandi sezioni: la fabbrica del Vittoriale,
le stanze della Prioria e le arti applicate del design italiano".
Sulla mostra di Ertè l'Ansa il 24 luglio scrive: "I gioielli,
rari e preziosi, rubati a New York non ci saranno, ma la mostra
Ertè, fascino e seduzione Decò, da domani al 28 ottobre a Roma
al Museo del Corso, è ugualmente bella, intrigante, divertente,
con 180 opere che illustrano degnamente il genio di uno degli
artisti più rappresentativi del secolo passato. Di origini russe,
parigino di adozione, Ertè (il cui vero nome era Romain de
Tirtoff) ha infatti lasciato il segno della sua sconfinata
creatività in ogni aspetto dell'espressione culturale del '900.
Scenografo, disegnatore di moda, costumista cinematografico, artista
superbo delle 'gouaches' (tecnica pittorica che usa un impasto
di pigmento, gomma arabica e gesso steso su cartone), persino
sculture negli ultimi anni della sua lunghissima vita (è morto
nel 1990 a 98 anni), Ertè ha praticamente creato l'estetica degli
anni Venti".
Intanto l'Italia è sempre più attratta da epoche a… nove cifre:
la preistoria, così vicina al c'era una volta delle fiabe.
A tal proposito sul Corriere della sera di domenica 29
luglio, Domenici Viviano scrive "Anche i musei grandi e
piccini - cioè i luoghi meno spettacolari e più noiosi del pianeta
- sono saltati in groppa a tirannosauri e ittiosauri per costringerli
a esibirsi come animali da circo e "produrre" moneta sonante.
Niente di male - tutti oggi devono essere produttivi, pena l'estinzione
-, purché non li si voglia trasformare nell'asino di una vecchia
favola il quale, anziché sporcare per terra come fanno tutti gli
animali, "depositava" monete d'oro. Questo c'è venuto in mente
spesso davanti alle biglietterie di certi parchi della preistoria
o delle troppe mostre sui dinosauri che in questi ultimi anni
hanno fatto il giro d'Italia". Il Museo civico di Besano mostra
un'organizzazione impeccabile; ce n'è per tutti i gusti e le tasche:
"biglietto d'ingresso 5 mila, ma se si vogliono vedere i dinosauri
in mostra temporanea occorre aggiungerne altre 3 mila; poi, se
si vuole vedere da dove vengono i fossili esposti nelle vetrine
ci si può far accompagnare da una guida fino al giacimento raggiungibile
con una passeggiata di tre quarti d'ora. In questo caso, però,
è meglio non andar da soli e trovare compagnia per dividere la
spesa perché il costo è di 250.000 (duecentocinquantamila) lire,
a cui vanno aggiunte le 5 mila lire a testa del biglietto d'ingresso
al museo e - eventualmente - le 3 mila della mostra sui dinosauri".
Ancora si legge "Al ritorno dalla visita al passato potete comprarvi
il fossile che più vi piace al piccolo shop del museo. Ma non
è proibito? No, perché i fossili in vendita sono stranieri, cioè
vengono da Paesi dove il commercio dei fossili è legale. Organizzazione
"circolare" del Comune di Besano? No, della società privata a
cui il Comune ha dato tutto in appalto".
Grandinotizie.it/29 luglio 2001
|