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La Biennale di
Venezia apre i battenti. Sarà visitabile dal 10 giugno al 4 novembre
e il biglietto d'ingresso costa 25.000 lire. Paolo Vagheggi
descrive la facciata del Padiglione Italia: "Una grande scritta,
ITALIA, e 192 bandiere che indicano la provenienza dei partecipanti
alla quarantanovesima edizione della Biennale internazionale di
arti visive di Venezia, piccole, colorate bandiere d'artista che
ha realizzato Marco Neri" (Repubblica - 5 giugno 2001).
Con sottile ironia Natalia Aspesi mette in risalto le contraddizioni
della 49° Biennale veneziana. "Molti i visitatori impazienti,
che pur durando un video pochi minuti se ne uscivano subito, rinunciando
ad afferrare il senso delle opere, cioè quello che il funambolo
della parola Szeeman ha chiamato coraggiosamente, e insensatamente,
"l'intensità". Ma riesce anche a porre l'attenzione sul significato
dell'arte contemporanea. A suo avviso "gli ingenui si ponevano
le solite domande che suscita l'arte oggi, badando bene a non
fare figuracce esprimendole a voce alta. Per esempio: perché fanno
arte i due imbianchini che incessantemente dipingono di bianco
e poi di nero e poi ancora di bianco la stanza dell'artista bulgaro
Nedko Solakov, e non i quattro spazzini che all'esterno stanno
rastrellando i viali di sassolini? Perché una bottiglia di gin
abbandonata a terra nel padiglione americano da un beone scherzoso
attira pensosi capannelli di ammiratori che si sussurrano commenti
estasiati? Perché nello stesso padiglione un articoletto intitolato
"Il fratello del sospetto bombarolo si automutila", solo perché
a strapparlo dal New York Times è stato il quarantenne Robert
Gober non è più un pezzo di carta ma un'opera che può valere centinaia
di milioni? E perché per vedere uno sturacessi (però rifatto in
terracotta, bronzo e quercia) la gente fa pazientemente una coda
di almeno un'ora?". (Repubblica - 7 giugno 2001).
Secondo Fabrizio D'Amico la Biennale di Szeemann è "finalmente
una splendida Biennale, che dopo tanti anni vale la pena andare
a vedere, non solo e non tanto per "tenersi al corrente", ma per
sentirsi avvolgere da una speranza". A suo avviso dopo tanto tempo
c'è "un allestimento perfetto, che si rifiuta a ogni passo d'esser
banale, che regala conflitti, genera attese" (Repubblica
- 8 giugno 2001).
La polemica si è infiammata per la mancanza di un padiglione espositivo
dedicato all'arte italiana. Secondo Ester Coen è una "bizzarra
situazione: per smentire ogni parvenza di provincialismo si sceglie
un direttore straniero che, all'atto della sua nomina, in segno
di liberalità e di universalismo e contro i limiti dei ghetti
nazionali, pur conservando l'identità di tutti gli altri padiglioni,
abolisce esclusivamente la partecipazione unitaria italiana nell'edificio
di proprietà del suo stesso Stato" (Repubblica - 8 giugno
2001). Di parere opposto Pier Giovanni Castagnoli. "Non
viene da rimpiangere il padiglione nazionale e neppure l'apporto
dei commissari nostrani, con quel corteo di interminabili pensamenti
e compromessi nei dosaggi delle scelte, a cui per lunghi anni
siamo stati abituati ad assistere. Meglio così. Tanto più che
la diaspora non indebolisce la testimonianza di vitalità che in
questa Biennale l'arte italiana è capace di dare" (Repubblica
- 8 giugno 2001).
A Parigi si inaugura la mostra Hitchcock et l'art: coincidences
fatales, dal 6 giugno fino al 24 settembre. Secondo Mario
Serenellini l'esposizione "porta alla luce i profondi legami
tra quadri e inquadrature nei film del cineasta. Hitchcock possedeva
dipinti di Klee e Richard Sickert e che aveva fatto riprodurre
nella sua villa gli Oiseaux noirs di Braque, ha dialogato tutta
la vita con le ombre e i fantasmi della pittura" (Repubblica
- 6 giugno 2001). L'allestimento permette di collegare "in un
montaggio parallelo fotogrammi e tele: quasi un thriller dell'arte.
La testa di James Stewart decapitata e sospesa in un'allucinazione
di vuoto in La donna che visse due volte ('58) si gemella
all'Autoritratto infernale, con gli occhi di lama, di Alberto
Martini ('29). Mentre la solitudine gotica di Lighthouse Hill
('27) di Edward Hopper va a lambire la casa al crepuscolo di Psycho
('60), con la silhouette in controluce di Norman che ne copia
l'ombra eretta del faro" (Repubblica - 6 giugno 2001).
Nello stesso tempo ci si chiede: "quanto cinema c'è negli artisti
del '900? Per esempio in De Chirico, regista di minacce nei metafisici
set delle sue piazze deserte? Si snocciolano eredi e rimandi.
Ma davanti allo story board, firmato Saul Bass, dell'uccisione
di Janet Leigh in Psycho, il visitatore italiano corre alla matita
di Crepax, ai simultanei rimbalzi di piani e punti di vista che
segmentano in febbre visiva le tavole di Valentina, nata negli
Anni '60, Venere profana uscita, anziché dalle spume botticelliane,
dalla doccia di Hitchcock" (Repubblica - 6 giugno 2001).
Un'eccezionale retrospettiva su Balthus sarà organizzata da Jean
Clair a settembre a Palazzo Grassi, Venezia. Saranno esposte
dal 9 settembre fino al 6 gennaio del 2002 "250 sue opere. Ci
saranno dei quadri memorabili, come il paesaggio di Montecalvello
una della sue residenze non lontana da Roma. E poi La Rue e una
delle tre versioni della Bambina con il gattino, la celeberrima
Chambre con il risveglio della ragazzina nuda su un divano, e
un disegno a me molto caro, quello della sua modella Michelina
addormentata" (Giorgio Soavi, Corriere della Sera
- 6 giugno 2001).
Grandinotizie.it/ 13 giugno 2001 ore 17:50
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