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Finalmente riaprono al pubblico opere simbolo dell'arte italiana. A Padova si può di nuovo visitare la Cappella degli Scrovegni, celebre opera d'arte di Giotto. A Roma il Quirinale tornerà al suo colore originario, il bianco travertino. Infine sempre nella capitale i turisti e gli amanti dell'arte possono visitare le sale della Domus del Celio, chiuse per restauro da tre anni.
Ci sono voluti quasi mille giorni per realizzarlo e appena otto mesi per riportarlo all'antico splendore, dopo un processo di analisi, studi e interventi sull'edificio, cominciato venti anni fa. Ma ora il restauro del ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni, sette secoli dopo la creazione di Giotto dal 1303-1305, si è concluso, con una spesa complessiva prevista di 3,5 miliardi di lire. Un imponente lavoro ultimato finora al 90 per cento. Il direttore dei lavori Giuseppe Basile assicura che il restauro sarà concluso 18 marzo prossimo. Data nella quale è previsto l'arrivo del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per la cerimonia di riconsegna della Cappella alla città e al mondo. A questa impresa hanno partecipato il ministero dei Beni culturali, attraverso l'Istituto centrale per il restauro (Icr), e il comune di Padova. La collaborazione artistica ha portato al recupero dei 143 soggetti (900 metri quadrati) della Cappella, dove è presente tutto Giotto. Una volta completato il restauro, il ciclo sarà visibile a non più di 25 persone alla volta, per un periodo di 15 per turno, dalle 9 alle 19. E' previsto anche uno spazio virtuale che permette di vedere gli affreschi come forse li vedevano nel Trecento.
Ma la capitale non sta a guardare. In omaggio alle sue origini e alla sua storia, la facciata del Quirinale torna al suo colore: il bianco travertino. Quando nel Cinquecento l'edificio fu eretto, il suo nucleo originario doveva simulare un palazzo scolpito nella pietra. Il nuovo look, frutto dei restauri avviati nel maggio 2001, sarà pronto per il 2 giugno, Festa della Repubblica. Intanto è allestita nelle due Sale delle Bandiere una mostra, aperta gratuitamente al pubblico fino al 15 febbraio. Vi sono esposti una quindicina di pannelli, quadri di Joli, Panini, van Wittel, Lallemand e antichi progetti, conti di muratori e imbianchini, la storia del colore.
Sempre a Roma, dopo un restauro di tre anni, riaprono le porte delle Domus romane del Celio, le taberne e le dimore patrizie. Sono una rarissima testimonianza delle abitazioni cittadine del II e III secolo d.C.. Le case erano state chiuse nel 1994 a causa di un crollo. Ora sono visitabili i bellissimi affreschi dai colori brillanti, con scene pagane e suggestioni cristiane, cunicoli e ninfei, confessionali. Il restauro è stato condotto dalle Soprintendenze romane e dall'Icr. Sarà possibile ammirare, in visite guidate con non più di venti persone per volta, una ventina di locali di varia grandezza (cui si aggiungono altri dieci ancora da restaurare), decorati e con strutture sovrapposte per la stratificazione delle epoche e le fondamenta della Basilica di San Giovanni e Paolo, che dal V secolo sovrasta l'intera area. L'effetto è quello di un quartiere sotterraneo, caotico e vario, con prospettive mozzate ed improvvise aperture su muri affrescati e fregi. La domus è stata scoperta nel 1887 da Padre Germano, rettore della Basilica: calandosi da un sepolcro scavato nel pavimento, scansando le ossa delle tombe, cadde in un punto vuoto da cui scorse i primi affreschi. Confermò così la credenza che in quei luoghi fossero stati martirizzati e sepolti San Giovanni e San Paolo. Studi più recenti hanno scartato questa teoria.
Valentina Venturi
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