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Bagni promiscui, dipinti erotici, l'unica scena saffica della pittura romana giunta fino a noi. Tutto questo sarà visitabile da dicembre nelle cosiddette "terme del piacere", a Pompei. Il termine preciso è Terme Suburbane, ma gli affreschi a tema sessuale, hanno "imposto" questo appellativo.
Questi ambienti, scoperti 50 anni fa e fino ad oggi noti solo agli archeologi, saranno visitabili da dicembre anche dal pubblico. Risalgono all'età augustea e sono situati all'ingresso degli scavi di Porta Marina, nell'antica città di Pompei.
Oltre allo spogliatoio, ci sono gli ambienti con vasca a bagno freddo, una stanza con vasca a temperatura moderata, un piccolo spazio per bagni di sudore e una stanza con vasca per bagno caldo. A questi spazi fu aggiunto un ulteriore ambiente, con una grande piscina riscaldata. Per la realizzazione fu usata una tecnica innovativa che - attraverso la creazione di una doppia camera - manteneva costante la temperatura delle acque.
"Questo edificio termale è importante perché, al contrario delle altre terme pompeiane costruite precedentemente, costituisce un ambiente unico. Che testimonia come fosse avvenuto un cambiamento di costume tale da accettare la comunanza tra uomini e donne", spiega Antonio D'Ambrosio, direttore degli scavi di Pompei della soprintendenza archeologica.
Colpiscono gli affreschi di tema erotico presenti nello spogliatoio. Ma a cosa servissero, ancora non è chiaro. Ipotizza D'Ambrosio: "Le pitture erotiche sono poste sopra alcuni disegni che rappresentano scatole numerate. Sotto questi disegni probabilmente c'erano scaffalature destinate a custodire i vestiti. Un'ipotesi è che si trattasse di un sistema ludico per collegare le immagini con gli abiti. Una sorta di segnaposto particolare".
"A Pompei, però, le pitture erotiche – continua il direttore degli scavi – sono sempre associate ai luoghi in cui si esercitava la prostituzione. Quindi un'altra spiegazione possibile è che al piano superiore dell'edificio ci fosse un lupanare (un bordello ndr.). E i dipinti potevano essere una sorta di réclame di altri svaghi offerti".
Valentina Venturi
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