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Materia e antimateria, relatività e quantistica, protoni e neutroni. Sono i protagonisti di una nuova creatività e della mostra Signatures of the invisible, allestita al Complesso del Vittoriano di Roma dal 7 al 27 settembre.
La rassegna - proveniente dalla Atlantis Gallery di Londra - è il risultato della collaborazione tra il London Institute (una delle più prestigiose istituzioni di arte, design e comunicazione) e il Cern, il Centro europeo per la ricerca nucleare. Nella primavera-estate del 2000 noti artisti di avanguardia come Roger Ackling, Jerome Basserode, Sylvie Blocher, Richard Deacon, Patrick Hughes, Anish Kapoor, Bartolomeu dos Santos, Tim O'Riley, hanno vissuto a stretto contatto con gli scienziati del Cern.
Questo incontro artistico-scientifico tenta di ridefinire in maniera innovativa il rapporto tra arte e scienza, per rileggere l'Universo attraverso il mondo dell'invisibile. Ken McMullen, regista, artista e curatore della mostra, ha spiegato il senso di questo connubio: "Durante il Rinascimento la rivelazione che il mondo era rotondo ha fatto sì che gli artisti si avvicinassero al concetto della prospettiva. Ora - continua McMullen - dobbiamo vedere come risponderanno alla ricerca nucleare... La relazione tra fisica e arte è molto stretta poiché fisici ed artisti hanno lo stesso tipo di approccio all'universo, ma utilizzano un linguaggio differente. Domandate a un fisico cosa rappresenta per lui il colore: vi risponderà che è un fenomeno legato alla temperatura, mentre per un artista e' innanzi tutto una sensazione visiva. E' questa differenza di punto di vista che rende il progetto interessante".
Dopo Roma, la mostra si sposterà in Portogallo, Svezia, Francia, Giappone e America.
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