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Vittorio Sgarbi venerdì 16 giugno lancia la sua provocazione. "Sto pensando a un provvedimento che renda assolutamente gratuito l'ingresso a tutti i musei italiani. Grazie a questo governo i musei italiani diventeranno gratuiti. Non ha senso far pagare un biglietto per ammirare un bene collettivo. Si paga forse per leggere un libro in biblioteca? No. Applicheremo anche noi il sistema dell'offerta libera. Si pagherà il biglietto solo nei casi di mostre temporanee che hanno i loro costi organizzativi". Sabato 16 giugno interviene Arturo Carlo Quintavalle che cerca di mettere in chiaro come e se tutto questo sia possibile. A suo parere "sul piano teorico Sgarbi ha ragione", ma solo su quello. Infatti "come potremmo recuperare il gettito perduto? Chi dovrebbe ridistribuire, e in che modo, cifre così importanti? Diciamolo: per procedere sulla strada che ha imboccato, Sgarbi dovrebbe fare una vera e propria rivoluzione". Un altro motivo per cui sarebbe difficile realizzare la proposta di Sgarbi, secondo Quintavalle riguarda il luoghi dell'arte. Gli antichi palazzi "spazi spesso angusti e di difficile gestione, dove la gente entra a fatica, prenotando, facendo la fila. Penso alla Galleria Borghese a Roma, agli Uffizi e a tanti altri musei. Se tutto fosse gratuito l'usura degli spazi e il pericolo per le opere diventerebbero enormi e, forse, non controllabili". Conclude la sua analisi con un'amara considerazione. "Se gli ingressi nei musei fossero gratuiti, molti si convincerebbero che i musei valgono poco se vi si può entrare senza pagare. Perché nella nostra società vale solo quello che si paga".
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