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A Roma dal 25 luglio 2001, fino al 28 ottobre, è in mostra l'Art Decò nell'esposizione Erté.
Fascino e Seduzione Decò. In 180 opere - purtroppo 22 dei 26 gioielli provenienti da New York sono stati rubati - è illustrata la genialità di uno degli artisti più rappresentativi del secolo passato. Erté, il cui vero nome era Romain de Tirtoff (il nome d'arte deriva dalla pronuncia francese delle sue iniziali), di origini russe, ha lasciato il segno in ogni aspetto dell'espressione culturale del Novecento.
La rassegna curata da Franco Maria Messina e Audrey Boss riporta in primo piano serigrafie, arredi, sculture, gioielli provenienti dalle maggiori collezioni private, molte delle quali di proprietà di personaggi famosi del mondo dello spettacolo e della cultura.Ad allestirla sono stati chiamati due scenografi hollywoodiani: Frank Watson e Tony Walton.
Hanno realizzato fondali e specie di quinte teatrali per le varie sezioni in cui si divide la mostra che ripercorrono la carriera di Erté. Tra le altre opere, di particolare interesse le sculture in bronzo che l'artista cominciò a fare negli Stati Uniti, negli ultimi anni della sua vita (le prime risalgono ai primi anni '80). Riproducono le sue straordinarie figure femminili, avvolte in abiti da favola, gioielli e pellicce.
Non mancano naturalmente al Museo del Corso le gouache. Sono le lettere dell'alfabeto, forse l'opera più celebre di Erté, figure maschili e femminili che atteggiano il corpo e le membra in modo da rendere mirabilmente le 26 vocali e consonanti. Una breve galleria raccoglie infine le copertine di Harper's Bazaar, la rivista di moda americana con cui Erté collaborò per 22 anni, il suo trampolino di lancio per il mondo del music-hall e del cinema d'oltreoceano.
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