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La vita e l'opera dei grandi artisti del passato ha stimolato la creatività di numerosi registi e sceneggiatori, che hanno tentato di far rivivere sullo schermo il fascino di personaggi ormai divenuti immortali.

Pablo Picasso è il protagonista de Il mistero Picasso, pellicola del 1956 che doveva mostrare, nelle intenzioni del regista Henri-Georges Clouzot, la pittura nel suo farsi, documentare cioè la genesi di un quadro, nel suo nascere e nel suo crearsi a poco a poco davanti lo sguardo dello spettatore. Lo stesso Clouzot ricorderà le difficoltà incontrate per riuscire a mostrare l'atto creativo del pittore in tutta la sua completezza e profondità. Scartata l'idea di riprendere l'artista di spalle davanti alla sua tela (in quanto avrebbe inevitabilmente implicato una parziale copertura dell'opera e il rischio di rendere inaccessibile allo sguardo il pennello coperto dalla mano del pittore) il regista trovò alla fine la soluzione facendogli utilizzare colori che trasparivano e filmando la tela all'incontrario, riuscendo così a farci assistere al mistero della sua creazione.

Esattamente 40 anni dopo, sarà il regista americano James Ivory a portare nuovamente sullo schermo la figura del pittore andaluso. In Surviving Picasso viene rappresentato un decennio della vita del pittore, partendo dal 1943, anno in cui Picasso, artista affermato già sessantenne, incontra per caso Françoise Gilot, ventitreenne aspirante pittrice. Il film è tratto da libro di Arianna Stassinopoulos Huffington Picasso: creator and destroyer, ma si basa anche sull'autobiografico Vivre avec Picasso della stessa Gilot. L'autore di Guernica, interpretato da un bravo Anthony Hopkins, ne esce come un uomo egoista ed egocentrico, maschilista e donnaiolo, despota e meschino.

Ad Antonio Laccabue, detto Ligabue, il regista Salvatore Nocita ha dedicato uno sceneggiato che andò in onda in tre puntate sulla Rai nel 1977. La vita del pittore naif soprannominato "ul matt" viene narrata con dovizia di particolari e grazie anche all'ottima sceneggiatura di Cesare Zavattini e alla magistrale interpretazione di Flavio Bucci nei panni del pittore, la pellicola vinse nel 1978, il Gran Premio delle Americhe al Festival di Montreal.

Il maestro della Pop Art Andy Warhol oltre ad aver prodotto dei lungometraggi sperimentali caratterizzati da un dominante erotismo (The Chelsea Girls nel 1966, Lonesome Cowboys nel 1969 e Trash nel 1970), è stato più volte messo al centro di recenti pellicole. In Ho sparato a Andy Warhol (1996) viene raccontata la vicenda di Valerie Solanas, una lesbica femminista fondatrice della Scum, la Società per la castrazione dei maschi (Society for Cutting Up Men), che nel giugno 1968 tentò di uccidere il re della Pop Art con un colpo di pistola. La regista Mary Harron, che in passato aveva scritto per il Melody Maker e il New Musical Express la storia dei Velvet Underground e di Andy Warhol, parte dal fatto di cronaca per raccontare quanto succedeva in un loft sulla 47sima strada, dove Warhol e la sua Factory davano vita a un mito che avrebbe rivoluzionato la stessa concezione di arte nell'era del consumismo e della riproducibilità.

In Basquiat (1996), pellicola che narra la folgorante ascesa e la tragica fine di Jean-Michel Basquiat, il primo pittore che negli anni '80 riuscì ad ottenere il successo sul mercato internazionale, ritroviamo un Andy Warhol interpretato da un eccellente David Bowie in panni e parrucca originali (prestati per l'occasione dall'Andy Warhol Museum). Il ritratto che ci viene fornito di Warhol dalla rockstar risulta fedele sia perché Bowie di certo doveva averlo conosciuto ai tempi della Factory, sia perché è stato diretto da Julian Schnabel, pittore ancor prima che regista, che conosceva bene l'ambiente rappresentato nel film.

A Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, sono stati dedicati due film molto distanti negli anni, ma molto vicini nella rappresentazione che viene data dell'artista. Nel 1951 Goffredo Alessandrini presentava Caravaggio, il pittore maledetto, pellicola che grazie anche all'ottima interpretazione di Amedeo Nazzari riesce a riportare sullo schermo la vita all'insegna dell'eccesso del pittore lombardo. Nel 1986 sarà invece il controverso regista inglese Derek Jarman a confrontarsi con la storia personale di Caravaggio. Confezionerà alla fine un film (dall'omonimo titolo) interamente girato in teatro di posa, che venne accolto con critiche discordanti, ma al quale non si può negare una certa originalità e fascino.

A Gabriele D'Annunzio ha invece dedicato un film, sempre nel 1986, il regista italiano Sergio Nasca che, in D'Annunzio, attraverso un cast quantomeno variegato (da Robert Powell a Stefania Sandrelli, da Florence Guérin a Amedeo Nazzari), ripropone sullo schermo gli anni giovanili del Vate quando, già sposato con Maria Hardouin dei duchi di Galles, coltiverà il proprio amore per Barbara Leoni, sua musa ispiratrice di indimenticabili romanzi quali Il Piacere e Trionfo della morte.

Simone Collini/Grandinotizie.it/18 aprile 2001 ore 13:10


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