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Vittorio Sgarbi Vittorio Sgarbi (parlando di Giuliano Urbani, Ministro dei Beni culturali)
"E' così delicato e gentile, così beneducato. Somiglia a mio padre. Andremo anche nei musei. Dice che il suo preferito è l'etnografico di Perugia. Ce ne sono altri di pari interesse. Non so, gli Uffizi".

(Repubblica - 21 giugno 2001)
 
Vittorio Sgarbi
(su come sia diventato sottosegretario alla cultura con delega)
"Il ministero spettava ad An, poi Fisichella s'impunta sul Senato. Cercano di trovare un accordo per la Difesa, che è un ministero sublime, con tutti gli elicotteri. Nulla. Passa a Forza Italia, e sento dire: Moratti. Premessa: io non ho mai chiesto niente nella vita, è contrario alla mia etica. Però quel giorno chiamo Berlusconi e gli dico: se va la Moratti passo con Rifondazione. Dunque sa perché Berlusconi non mi dà il ministero? Perché dico le parolacce. E perché ho le donne. Insomma parlo con Elkann e gli dico magari Agnelli non lo sa, che Berlusconi non mi vuole. Insomma Agnelli chiama Berlusconi, gli dice guarda che Sgarbi è valido. Io propongo a Berlusconi di tenere l'interim del ministero e darmi la delega, e mentre glielo dico già penso: ci metterà Urbani, che nella sua mente è perfetto, è il mio contrario, mi neutralizza ed è innocuo".

(Repubblica - 21 giugno 2001)


Alessio Altichieri
(riferendosi alla mostra di Vermeer)
"Sarà l'avvenimento dell'estate, il "blockbuster" che ogni museo, quasi fosse una major hollywoodiana, spera di piazzare. Perché Vermeer è ormai, più che un pittore, un mito".

(Corriere della Sera - 20 giugno 2001)
 
Domenico Faccenna
(orientalista, racconta i primi anni di ricerche, sfociate nella mostra sull'Antica Persia).
"Era il 1964, dirigevo uno scavo in Pakistan quando Giuseppe Tucci, l'insigne orientalista che presiedeva l'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, mi convocò a Persepoli: occorreva programmare i primi interventi di restauro sui monumenti della capitale achemenide. All'incontro, provenendo da altre zone dell'Oriente dove stavano lavorando, parteciparono anche l'architetto Giuseppe Zander e il restauratore Giuseppe Tilia, che ebbe poi, con il permesso delle autorità iraniane, la responsabilità scientifica degli interventi. Ricordo, in particolare, Tilia, che ci aveva preceduti, e che ci accolse sulla sommità di una delle scalinate monumentali che conducevano all'Apadana, la sala delle udienze. Poteva essere il "Re dei re" e noi i rappresentanti delle satrapie vassalle, che, in occasione della festa del Nuovo Anno, venivano a omaggiarlo. Sorridemmo insieme della situazione".

(Repubblica - 18 giugno 2001)
   
 


 
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