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Alla Fondazione Mazzotta è allestita la prima mostra antologica dedicata a Ernst Ludwig Kirchner, il fondatore dell'Espressionismo. La rassegna è organizzata in collaborazione con la Provincia di Milano e il Goethe Institut.
I quadri di Kirchner sono intrisi del travaglio esistenziale e morale, provocato in Europa, soprattutto in Germania, dagli sconvolgimenti dei primi decenni del Novecento. Un disagio che lo travolse fino al suicidio. L'esposizione comprende circa 150 opere, tra dipinti, disegni e grafiche. Oltre che dai due musei di Berlino e Davos, che hanno dato il contributo maggiore, provengono anche da altre istituzioni e collezioni private europee.
La mostra milanese, curata da Magdalena M. Koeller, direttrice del Brucke Museum di Berlino, e da Roland Scotti, direttore del Kirchner Museum di Davos, ripercorre tutte le fasi, artistiche ed esistenziali, dell'avventura umana di Kirchner.
Attraverso gli anni prima di Dresda poi di Berlino e i lunghi soggiorni a Davos, Kirchner si rifà a Vincent Van Gogh di cui l'entusiasma la capacità espressiva del colore, poi a Matisse che lo colpisce con il suo segno libero, Gauguin che lo introduce all'arte primitiva, i Futuristi di cui apprezza la violenta scomposizione dell'immagine.
L'elemento che unifica i suoi numerosi periodi artisitici, è l'attenzione al colore, testimoniata dall'intensità delle sperimentazioni cromatiche dell'artista che inventa sempre nuovi accordi. Tematicamente la ricca selezione di opere, eseguite in tutte le varie tecniche, sottolinea tre filoni tra i più rappresentativi dell'artista, come il nudo, il ritratto e il paesaggio, urbano ma soprattutto alpino.
All'inizio del secolo scorso fonda, con altri artisti, suoi compagni, il Die Brucke (Il Ponte). Il movimento artistico è stato poi definito dagli storici dell'arte Espressionismo. Kirchner voleva creare un ponte tra le varie correnti dell'avanguardia europea, dal Post Impressionismo al fauvismo e anche al futurismo italiano, con un'attenzione anche al Rinascimento tedesco e all'arte primitiva.
A queste premesse artistiche si aggiunse una particolare sensibilità sociale che lo fece diventare una figura emblematica della cultura tedesca. Incarnò le sue utopie e i drammi, dando forma a quella visione tragica della vita e del mondo che fu alla base dell'Espressionismo stesso.
La sua sensibilità lo portò a subire un vero e proprio tracollo nervoso. Tentò di riprendersi, rifugiandosi nel 1917 nelle montagne svizzere. Qui rielaborò la sua pittura nelle forme e nelle cromie, arrivando a una marcata visione astratta, da lui definita forma visionaria.
Non fu in grado di sopportare il peso dei nuovi e ancor più profondi sconvolgimenti che l'avvento del nazismo minacciava: alla vigilia della Seconda Guerra mondiale si tolse la vita.
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