|
Le sculture in pietra, i totem in legno scolpito, i monili turkhmeni, i costumi e i tappeti, le immagini dei volti orgogliosi e delle ostili distese di roccia. Tutto questo si fonde insieme per raccontare l'Afghanistan, nella mostra l'Afghanistan, un mondo svelato, in programma a Siracusa, a Palazzo Bellomo, dal 2 febbraio all'8 marzo.
I reperti esposti, raccolti nel corso di sei spedizioni precedenti all'invasione sovietica dal Centro ricerche etnografico-ambientali di Firenze, spaziano nella millenaria storia afghana. Dalle sculture in pietra, stucco o terracotta nello stile del Gandhara (II-III secolo d.C.) fino all'arte islamica dei secoli più recenti, attraverso lo sviluppo artistico delle culture nomadi e stanziali preislamiche del Nuristan, dai Kuci ai Tagiki.
Monili, abiti, strumenti musicali, suppellettili e attrezzi, armi testimoniano la vocazione multiculturale di un paese dove, la civiltà greco-romana incontrò quella indiana e persiana e insieme si innestarono su un tessuto religioso e sociale a fortissima vocazione buddhista. Lo dimostravano le grandi opere devozionali della valle di Bamyan, i giganteschi Buddha distrutti dai Talebani.
Accanto agli oggetti, le testimonianze fotografiche e i documenti d'archivio illustrano la complessità etnica e culturale dell'Afghanistan. I tratti somatici delle genti, le tradizioni, la vivacità delle città che si contrappone ai silenzi dei paesaggi sconfinati, percorsi dalle carovane nomadi.
Arricchisce la mostra un ricchissimo catalogo edito da Arnaldo Lombardi e curato da Antonio Barletti. Il volume tenta di offrire la visione dell'Afghanistan "come paese normale - ha detto Barletti - come punto di incontro di etnie e religioni, di scambi commerciali, alla ricerca di un modernismo rispettoso della sua tradizione islamica e della sua posizione di crocevia dell'Asia".
"Questa mostra - ha sottolineato il sottosegretario ai Beni culturali Vittorio Sgarbi, reduce dal viaggio a Kabul di un mese fa - tratta l'Afghanistan non come paese minorato e disabile, ma nella prospettiva che diventi un luogo per futuri viaggi turistici organizzati, senza puntare sul pietismo né sul facile vittimismo, ma come se fossero passati dieci anni dai noti eventi".
E proprio "il timore di fare un'operazione di merchandising sull'11 settembre" ha lasciato inizialmente perplesso l'assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana, che ha promosso l'iniziativa: "Ma poi - ha spiegato l'assessore, Fabio Granata - ha prevalso l'idea di dare un contributo alla conoscenza di un popolo antico e nobile, che rischia di essere centrifugata sull'altare mass-mediale che contrappone i buoni ai cattivi".
In concomitanza con la mostra, a Siracusa ci saranno due tavole rotonde: Afghanistan, crocevia d'Asia. Verso la ricostruzione e un incontro sulla condizione femminile con la partecipazione del ministro Stefania Prestigiacomo. La rassegna farà poi tappa in altre città italiane.
|