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L'età d'oro della capitale, quando la città di Roma era il luogo della rinascita culturale. Questi erano gli anni Cinquanta a Roma e così vengono raccontati dalla mostra Roma 1948-1959, Arte, cronaca e cultura dal Neorealismo alla Dolce Vita, al Palazzo delle Esposizioni, dal 30 gennaio al 27 maggio.
Dalle arti figurative alla politica, dal cinema all'architettura, dalla musica alla letteratura e alla moda, la vita romana di quegli anni ha scritto un capitolo importante della cultura italiana. E questo momento, ricco e vitale, si è tramutato poi nel sogno della Dolce Vita.
Nell'arte la prima novità è l'astrattismo. Ad esso giungevano, da diverse premesse formali, Capogrossi, Afro, Mafai e Fausto Pirandello. Ma erano soprattutto i giovani del gruppo Forma 1, composto da Turcato, Accardi, Sanfilippo, Dorazio, a dichiararsi paladini di una nuova corrente astratta, in forte polemica con il realismo di Renato Guttuso e Manzù e con l'intenso figurativismo di Vespignani. Nel frattempo si sviluppavano le ricerche individuali di Burri, Scialoja e Colla: fenomeni tutti italiani anche se paralleli ad analoghe correnti europee.
La mostra propone gli esempi più rappresentativi dell'innovazione, insieme alle opere degli americani che avevano un rapporto assiduo con Roma, fra cui Pollock, Matta, Rothko e Calder. Un'ampia sezione è dedicata anche alle arti decorative, dove gli architetti lavoravano a contatto con gli artisti, sia producendo oggetti e arredi, sia decorazioni d'ambiente, grafica e pubblicità.
Un percorso fotografico permette di rivivere o ricostruire le vicende fra cronaca e politica. Sono riportati gli eventi salienti e drammatici della storia d'Italia: l'attentato a Togliatti e le elezioni del 1948, la ripresa economica e la fine del Fronte Popolare. Ma la città rinasceva anche grazie alla presenza dei poeti e dei narratori. Resta memorabile la Roma descritta da Moravia, Palazzeschi e Gadda. La poesia dialettale riviveva con Pier Paolo Pasolini, mentre si ricreavano gli intensi rapporti nei caffé fra intellettuali, artisti, scrittori e sceneggiatori per il cinema.
La vita teatrale del dopoguerra riprendeva con gli spettacoli di Luchino Visconti, la Compagnia dei giovani al Teatro Eliseo e la rivista musicale al Sistina, fino agli esordi dissacranti di Carmelo Bene. Il cinema riprende a Cinecittà come e più che negli anni Trenta. Nel dopoguerra arrivano a Roma le pellicole e gli attori americani, ed emergono i grandi protagonisti italiani: Alberto Sordi, Totò, Marcello Mastroianni, Federico Fellini, Pietro Germi e Michelangelo Antonioni.
La musica colta trovava spazio all'Auditorium di Santa Cecilia e al Teatro dell'Opera. Mentre venivano installati i primi juke-box provenienti da Chicago, iniziava l'epoca dei cantautori e debuttava il Festival di Sanremo. Infine la moda, che entrava nel teatro, nel cinema e nelle riviste, con i nomi di Capucci e delle Sorelle Fontana divenuti sinonimo di eleganza.
Per comporre un allestimento così complesso e spettacolare, l'ideatore della mostra Maurizio Fagiolo dell'Arco ha chiamato numerosi esperti a curare i diversi settori. In un percorso cronologico, ogni tema è illustrato da documenti e materiali originali, manifesti, fotografie e filmati, questi ultimi in gran parte provenienti dall'Istituto Luce.
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