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Al Chiostro del Bramante, fino al 7 aprile
Jean-Michel Basquiat
Cinquanta opere simbolo dell'artista degli anni Ottanta
  Jean-Michel Basquiat, dipinti

Roma, Chiostro del Bramante, Via della Pace
Dal 20 gennaio al 7 aprile 2002
Orari
: tutti i giorni dalle 10 alle 19. Venerdì dalle 10 alle 24. Lunedì chiuso.
Biglietti: Intero 8.00 Euro. Ridotto 6.00. Scuole 4.50 euro.
Link: www.chiostrodelbramante.it
Tel: 06/68809098
Fax: 06/68809036
Catalogo: Electa

 


Da non perdere a Roma il percorso artistico, breve ed intenso, di Jean-Michel Basquiat. Dal 20 gennaio al 7 aprile al Chiostro del Bramante è allestita la prima grande rassegna che Roma gli abbia mai dedicato. Sono presenti cinquanta opere dell'icona dell'Underground nella New York degli anni Ottanta e riguardano soprattutto il suo primo periodo creativo.

Jean-Michel Basquiat, dipinti raccoglie grandi tele, ma anche tre rari disegni (1977 e 1978) del primissimo periodo di attività dell'artista di origini haitiane, provenienti da collezioni private di tutto il mondo. Basquiat, dopo 14 anni dalla sua morte per overdose, continua a rappresentare la massima espressione di arte metropolitana. Incontrò immediatamente un successo senza precedenti, proprio come il suo amico Keith Haring, padre del graffitismo.

Basquiat, di origine haitiana, appena diciassettenne inizia la sua carriera fulminante di artista sui muri di New York, in un momento in cui l'avanguardia artistica è in pieno fermento. I suoi primi dipinti appaiono sui muri di Manhattan, firmati Samo (che significa Same old shit, in italiano "solita vecchia merda").

La mostra del Chiostro del Bramante si apre con l'opera Jimmy Best, esposta per la prima volta nella collettiva New York/New Wave, organizzata nel 1981 al PS1 di New York. La sua prima mostra personale si svolse invece in Italia, a Modena, grazie anche all'interessamento della gallerista Annina Nosei e all'intuito di Achille Bonito Oliva. Il percorso della mostra segue l'evoluzione artistica di Basquiat in quei dieci anni di bruciante successo, che travolgono l'artista di colore, trasformandolo in una stella di prima grandezza, conteso dai mercanti e dagli astri della pop art americana.

"Erano scritte e aforismi enigmatici e affascinanti" dichiara il curatore della mostra Gianni Mercurio - affiancato da Mirella Panepinto -, "che testimoniano come l'interesse primario di Basquiat fosse di tipo letterario. Il giovane artista si serve della parola scritta per raccontare delle storie". E di queste storie sono pieni i muri della città, create con lo spray, inserendo tra le lettere maschere tribali, corone, omini primitivi, figure leggendarie che scaturivano dal suo immaginario personale.

I lavori di Basquiat "sembrano una composizione rarefatta come gli standard jazzistici, dove le singole voci e gli strumenti si fondono - ha detto Mercurio - così nelle sue tele, Basquiat lavora contemporaneamente a codici diversi, le lettere diventano segni, fondendosi in un'alchimia pittorica".

Le grandi tele, l'inventiva, il tratto veloce, l'infinità di suggestioni, di nomi, di parole spalmati sulle grandi superfici delle opere, colpirono anche l'immaginazione e la fantasia di Andy Warhol, quando cominciò a veder girare le opere di Samo. Lavoreranno anche insieme.

 
Valentina Venturi/ 21 gennaio 2002


 
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