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Futurismo russo. La sfida dell'Avanguardia. Ad Aosta, fino al 7 aprile 2002 sono in mostra duecento opere, provenienti dai Musei russi e in particolare dal Museo Russo di Stato di San Pietroburgo. E' la prima retrospettiva italiana interamente dedicata ad una delle esperienze artistiche più importanti del '900.
L'esposizione, a cura della vice direttrice del Museo Russo di Stato di San Pietroburgo Evgenia Petrova e del critico Alberto Fiz, permette di riscontrare i diversi aspetti di un movimento che, al contrario del Futurismo italiano, non è stato sufficientemente indagato. Persino in Russia la prima mostra dedicata a questo movimento si è tenuta nel 1999. Eppure quest'esperienza artistica ha svolto un ruolo determinante nell'ambito delle avanguardie europee.
Nei mille metri quadrati del Museo sono esposti dipinti, sculture, disegni, libri e incisioni dei maggiori interpreti del movimento russo tra cui Kazimir Malevic, Natalija Goncarova, Mikhail Larionov, David Burljuk, Ol'ga Rozanova, Vladimir Baranov-Rossine, Aleksandra Ekster, Ljubov Popova e Pavel Filonov. "La mostra vuole rappresentare un coro di voci - sottolinea Alberto Fiz - da cui emerge la complessità di un movimento dotato di una precisa identità, in grado di superare la nozione tradizionale di stile per proiettarsi in una nuova dimensione della ricerca che avrà ampie ripercussione per tutto l'arco del '900".
Il percorso espositivo, allestito sui due piani del Museo, è aperto da Il Cavallo-fulmine del 1907, un'opera di David Burljuk, fondatore del movimento. L'ultimo dipinto esposto è Composizione con violino, una tela d'impronta cubofuturista realizzata nel 1929 da Yuri Vasnetsov, seguace di Malevich.
All'interno di questo contesto, si possono ammirare capolavori come Il Ciclista (1913) di Natalija Goncarova, considerato un vero e proprio archetipo del Futurismo russo per la capacità di conciliare il massimo del realismo con la percezione del rumore e del movimento. Sempre della Goncarova viene esposto, per la prima volta in Italia, Natura morta con prosciutto (1912), un'opera fortemente simbolica in cui la carne va intesa nella sua duplice natura materiale e spirituale.
Particolarmente significativo è il Ritratto di Filippo Tommaso Marinetti realizzato da Nicolai Kubin nel 1914 in occasione del suo viaggio in Russia. L'incontro tra il fondatore del Futurismo italiano e gli artisti russi si trasformò in uno scontro tra due modi diversi di concepire la storia. Da un lato il mito del progresso e dall'altra il desiderio di conciliare avanguardia e tradizione come accade all'arte russa. Sebbene le opere di Giacomo Balla e Umberto Boccioni abbiano influenzato profondamente il nuovo corso dell'arte russa, Mikhail Larionov propose di accogliere Marinetti "tirandogli le uova marce".
I Futuristi russi erano fortemente provocatori anche verso le loro origini culturali. Sul primo manifesto programmatico Schiaffo al gusto corrente, pubblicato a Mosca nel dicembre 1912, viene espresso a chiare lettere il bisogno di un radicale rinnovamento. "L'Accademia e Puskin sono più incomprensibili dei geroglifici", oppure "Gettare Puskin, Dostoevsky, Tolstoj... dal Vapore Modernità". Il primo a utilizzare il termine "futurista" fu, il 24 febbraio 1913, il poeta Vladimir Majakovsky in occasione di un dibattito sull'arte contemporanea.
Il catalogo della mostra, edito da Mazzotta in collaborazione con Palace Editions, contiene testi (in lingua italiana e francese) di Elena Basner, Mary Clare Burljuk Holt, Alberto Fiz, Ada Masoero, Evgenia Petrova, le schede e le illustrazioni delle opere esposte e le bio-bibliografie degli artisti.
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