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Quadri, filmati, suoni, musiche. Tutto questo, ma anche molto altro, nella mostra Mario Schifano tutto, allestita a Roma alla Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea, dal 7 dicembre al 31 marzo 2002.
La mostra non vuole raccontare tutto: "…Dovete realizzare una mostra di qualità, moderna e virtuale, con pochi quadri dentro stanze oscure e tante proiezioni. Proiettate immagini dovunque, anche sul pubblico, con i suoni, le mie parole, la mia colonna sonora...".
Partendo da questo appunto di Schifano, scritto nel giugno 1997, le curatrici della mostra Monica Schifano e Barbara Tosi (con la direzione artistica di Gianni Mercurio) hanno realizzato il percorso artistico. I quadri si mescolano alle proiezioni, alle musiche, alle voci, ai rumori provenienti dall'archivio di Schifano, proprio come l'artista avrebbe voluto.
Con un filmato, il documentario di Luca Ronchi che porta lo stesso titolo della mostra, la città di Roma ricorda l'artista scomparso nel gennaio 1998. La prima proiezione dell'opera Mario Schifano Tutto c'è stata in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia. E' una sorta di autobiografia postuma realizzata dall'amico e collaboratore Luca Ronchi attraverso video inediti, spezzoni di interviste e frammenti diversi attinti dall'archivio privato dell'artista.
La sezione introduttiva della mostra si intitola Lo studio e la galleria del colore. Si tenta di ricostruire, con suggestioni tecnologiche, lo studio di Schifano. Attraverso fasci di luce e colore, Giancarlo Soldi ha realizzato un'installazione che ricrea le immagini dello studio e i cromatismi cari a Schifano.
Segue la sezione centrale I quadri portali. Qui sono presentate le opere selezionate dalle curatrici. La sezione è organizzata in tre percorsi espositivi, rinominati "portali", in omaggio alla tecnologia che ha sempre interessato molto Schifano. All'entrata di ogni portale, il visitatore viene accolto da tre opere simbolo. All'uscita assiste alla proiezione di un video. Ad aprire il primo portale c'è l'opera Open Sesame, del 1961. Con questo quadro l'artista segna l'azzeramento dell'immagine per partire nel suo viaggio, attraverso dodici opere. Si arriva quindi all'opera Fibre ottiche del 1997, in cui Schifano con il solo mezzo della pittura celebra la tecnologia.
Il secondo portale è aperto dall'opera del 1963 Splendido astratto con anima, che indaga il rapporto Arte-Natura dal punto di vista dell'artista. L'analisi ha portato Schifano alla creazione di opere come Orto botanico, Grandi onde e Gigli d'acqua, dove scrive "Io non amo la natura".
Nella sezione Dove abitano i miei quadri la mostra ricrea, come lo stesso Schifano amava immaginare, le case dei collezionisti che ospitano le sue opere. Virtualmente, attraverso filmati diretti ancora da Luca Ronchi, i visitatori-spettatori possono "percorrere" i luoghi dove si trovano le opere dell'artista.
A margine della mostra sono organizzate iniziative per i visitatori più giovani. C'è il laboratorio Da tre anni in su, rivolto agli studenti delle scuole dell'obbligo. E poi I cortissimi: un concorso riservato alle classi che, dopo aver visitato la mostra, realizzeranno un diario con la telecamera.
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