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"La nostra stabilità è solo
equilibrio e la nostra sapienza sta nel controllo dell'imprevisto. Questo è il
fondamento della mia pittura". Così descriveva la sua arte Alberto
Burri.
La mostra monografica Burri - per la prima volta allestita a Reggio Emilia
- ripercorre l'intero percorso artistico del celebre artista. Dai sacchi al legno,
dal ferro alla plastica, dalle combustioni al cellotex fino all'ultima creazione
dei Cretti e oro.
Sono eposte un centinaio di opere, anche di grandi dimensioni, realizzate con
tecniche e materiali diversi. La rassegna, organizzata nelle sale dei Chiostri
di San Domenico, racconta l'intensa attività di Burri dai primi anni Cinquanta
al 1994, anno che precede la sua scomparsa. I lavori provengono tutti da Città
di Castello, dalla fondazione voluta e creata da Burri nella sua città natale.
Nella Sala del Brolo (la prima), sono esposte le opere Sacchi, i due Rosso
e nero SC3 e il Gobbo del 1953, con le protuberanze ottenute tramite
l'inserimento di elementi metallici fra il telaio e la tela. Sono creazioni che
disorientarono il pubblico e provocarono uno scandalo paragonabile a quello suscitato
dai collage di dadaisti e dei cubisti. Stessa reazione di sconcerto, ci fu quando
Burri cominciò ad utilizzare materiali come la pietra pomice, il catrame, la segatura,
succhi e stracci logori.
Nella sala della Malcascia sono esposti i quadri degli anni Sessanta, caratterizzati
dall'uso di legno, ferro, plastica trasparente nera e rossa. I materiali sono
uniti attraverso la tecnica della combustione. Poi gli anni Settanta, nella sala
delle Carrozze, con i cicli dei Cretti e dei Cellotex. Nei Cretti e oro
la materia è spaccata, frammentata dal dosaggio del caolino, nei Cellotex
il materiale usato per i pannelli isolanti diventa pittura, la materia si fa incisa
e accidentata. Nell'Atrio si fronteggiano, in composizioni serrate, piccoli
gruppi di tre o sei serigrafie.
Gli anni Ottanta sono quelli del ritorno al colore: il ciclo Sestante,
rappresentato in mostra dall'omonima cartella di sedici serigrafie, è il risultato
di alcune infinite combinazioni a cui gli abbinamenti di forme e colori possono
dar vita. Le Combustioni, realizzate con tecnica acquaforte e acquatinta,
confermano ancora una volta lo sconvolgimento dei linguaggi tradizionali operato
dall'artista.
Lungo tutto il percorso, il visitatore è accompagnato da alcune gigantografie
di Burri, ritratto mentre lavora dal fotografo e amico Aurelio Amendola.
Nella sala delle Colonne e nelle due Gallerie sono esposte opere
di grafica e libri, che consentono di seguire parallelamente il percorso stilistico
di Burri. L'esposizione ha un catalogo edito da Petruzzi, che ha pubblicato
la maggior parte dei cataloghi di Burri sotto la sua stessa direzione, compresa
l'opera omnia Contributi al catalogo sistematico del 1990. Accompagnano
la mostra conferenze, dibattiti e un progetto didattico che consente ai ragazzi
delle scuole di accostarsi a uno dei maggiori esponenti del XX secolo.
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