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Orazio Gentileschi e la figlia
Artemisia. A loro Roma dedica la prima mostra monografica. Fino al 20 febbraio
a Palazzo Venezia è allestita la mostra Orazio e Artemisia Gentileschi.
I due pittori devono essere considerati tra i protagonisti dell'arte italiana
ed europea nella prima metà del Seicento.
Fino ad oggi la figura e l'opera di Orazio Gentileschi sono state indagate
in modo parziale e circoscritto alla sua tarda attività svolta per la corte londinese.
La mostra è quindi un'occasione unica per rivalutare la sua produzione pittorica,
per la revisione della cronologia delle sue opere - ricca di sorprese - e, soprattutto,
per chiarire i suoi problematici rapporti con la figlia Artemisia, troppo spesso
avvolti da un alone di mistero. Le opere in mostra provengono dai principali musei
del mondo. Molti capolavori assoluti: Santa Cecilia che suona la spinetta
dalla National Gallery di Washington, le due versioni di Giuditta con la testa
di Oloferne di Oslo e di Hartford, le due versioni di Lot e le figlie
di Los Angeles e Bilbao, e il Davide e Golia di Dublino.
La vita della figlia Artemisia fu segnata per sempre da un drammatico episodio
di stupro, subito all'età di diciotto anni dal suo maestro Agostino Tassi.
Fu costretta ad un processo, ad allontanarsi da Roma per accettare poi un matrimonio
riparatore con un anziano fiorentino, del quale presto si liberò. Nei suoi dipinti
sono rintracciabili i segni di quest'esperienza. Nelle sue figure femminili, potenti
e dure, esaltate nella loro femminilità orgogliosa e prepotente. Le cronache dell'epoca
parlano di Artemisia come di "una famosa artista romana" e "una celebrata pittrice".
Anche le sue opere provengono da importanti raccolte: dall'Art Museum di Saint
Louis, dalla Collezione Curtis di Minneapolis, dal Tessé di Les
Mans, dal Metropolitan di New York. Spiccano la famosa Giuditta
che decapita Oloferne di Capodimonte, la Cleopatra collezione privata,
la versione della Susanna e i vecchioni di Brno, la Maddalena penitente
di Palazzo Pitti.
Non appena conclusa l'esposizione romana, a febbraio le opere saranno trasferite
al Metropolitan Museum, per rimanerci dal 14 febbraio fino 12 maggio 2002. Subito
dopo a St. Louis dal 15 giugno al 15 settembre 2002.
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