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La prospettiva ha impresso una
svolta epocale nella storia dell'arte. Il "padre" di questa tecnica pittorica
è Masaccio. E' stato il primo pittore ad avere rappresentato la prospettiva
con regole geometriche. Ia sua arte e la prospettiva sono i protagonisti della
mostra Nel segno di Masaccio. L'invenzione della prospettiva, aperta fino
al 20 gennaio alla Galleria degli Uffizi.
Punto di partenza della prospettiva e quindi della mostra è la Trinità
di Masaccio, conservata nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze.
I curatori Paolo Galluzzi e Filippo Camerota, assieme agli architetti
Santini e Godoli, hanno creato un percorso minuzioso, partendo dalla
riproduzione in scala 1:1 dell'affresco masaccesco. Vengono ripercorse le varie
tappe della scienza prospettica. Dalle origini, all'affermazione che ha rivoluzionato
prima i contemporanei di Masaccio e poi la pittura moderna.
Lo storico Giorgio Vasari ha così definito l'affresco del Masaccio: "Quello
che vi è di bellissimo oltre alla figure è una volta a mezza botte tirata in prospettiva,
e spartita in quadri pieni di rosoni, che diminuiscono e scortano così bene, che
pare che sia bucato quel muro".
L'esposizione è un viaggio attraverso disegni originali, manoscritti, modelli
ricostruiti e perfettamente funzionanti - ricavati dai trattati scientifici di
allora - dipinti e bassorilievi. In tutto sono esposte 240 opere, distribuite
in dieci sezioni. Il percorso espositivo è inoltre arricchito dal recupero di
quattro nuove sale del complesso vasariano.
Il visitatore può apprendere così l'esperienza di Brunelleschi, i lavori
di Donatello e di Ghiberti, delle teorie di Leon Battista Alberti,
dei raffinati voli di Paolo Uccello, della razionalità matematica di Piero
della Francesca, del genio di Leonardo.
La mostra rientra tra gli eventi delle celebrazioni per i 600 anni della nascita
di Masaccio, che proseguiranno per tutto il 2002. Per l'occasione è stato realizzato
agli Uffizi anche un itinerario su Masaccio e i pittori del suo tempo: 13 dipinti
distribuiti secondo un percorso, curato da Alessandro Cecchi e Lucia
Aquino, che si propone di fornire al visitatore una visione d'insieme sull'arte
fiorentina nei primi trent'anni del Quattrocento.
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