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Palazzo Forti,
da poco restaurato, ospita la mostra dedicata all'opera di Edward
Munch l'Io e gli Altri. L'esposizione presenta circa
100 capolavori del grande artista norvegese che ha legato il suo
nome alla psiche tormentata della modernità. E' un vero e proprio
percorso antologico che segue le tracce delle tipologie del ritratto
e dell'autoritratto. Sono infatti questi i principi attorno a
cui ruota la crisi esistenziale e l'energia espressiva di Munch.
E' l'incubo della ragione a scandire l'intreccio dei sentimenti
e delle vicende della sua vita.
La sua rivoluzione artistica e culturale parte dalla certezza
che "non si dipingeranno più interni con gente che legge o donne
che lavorano a maglia. Si dipingeranno uomini che vivono, che
soffrono, che amano". Munch vuole "cercare le segrete forze di
vita, per tirarle fuori, riorganizzarle, intensificarle allo scopo
di dimostrare il più chiaramente possibile gli effetti di queste
forze sul meccanismo che è conosciuto come vita umana, e nei suoi
conflitti con altre vite umane".
Le opere in mostra trasportano il visitatore in un'altissima tensione
emotiva. Tra queste spiccano, per fama e motivazioni psicologiche,
quelle relative a Tulla Larsen. Munch è riuscito a seguire
attraverso i suoi autoritratti, l'evoluzione esistenziale della
propria vicenda umana. Fino all'ultimo, straordinario autoritratto
davanti all'orologio che contrassegna lo scorrere inarrestabile
del tempo.
Munch è riuscito a rappresentare l'era delle tensioni moderne,
dei forti sentimenti, delle reazioni emotive non più nascoste
dal formalismo pittorico ottocentesco, ma pronte ad esplodere
oltre i confini del subconscio.
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