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L'emblema dell'arte messicana contemporanea? Di certo Frida Kahlo. A Venezia
dal 9 giugno fino alla fine di settembre è allestita la mostra Frida Kahlo
e i capolavori della pittura messicana. La fondazione Bevilacqua La Masa in
collaborazione con il Centro Italiano per le arti e la cultura presenta cinquanta
opere degli artisti messicani del Novecento. I curatori Louis Martin Lozano
e Achille Bonito Oliva sono riusciti eccezionalmente a riunire ben 15 dipinti
della Kahlo.
Il suo quadro più rappresentativo è Le due Frida del 1939: la tela esce
per la prima volta dal Messico a causa della sua fragilità. Subito dopo la mostra
inizierà infatti un lungo restauro finanziato dal Centro Italiano per le arti
e la cultura. Le altre opere presenti sono: Incidente, Henry Ford hospital,
Senza speranza, fino al toccante quadro Qualche piccolo colpo di pugnale
realizzato quando il compagno Diego Rivera era scappato con la sorella
di lei.
Il programma della mostra prevede anche un esauriente panoramica del Modernismo
Messicano: uno dei movimenti più significativi a livello internazionale. Sono
esposti dipinti di artisti messicani che hanno vissuto accanto a Frida Kahlo.
In particolare Diego Rivera - suo compagno e maestro - Rufino Tamayo, José
Clemente Orozco, José David Alfaro Siqueiros, Maria Izquierdo.
Per chi non conoscesse la storia personale dell'artista, è allestita anche una
sezione fotografica che si propone di illustrare la vita personale e artistica
della Kahlo e del movimento di messicani presente intorno alla sua figura, dai
primi decenni del secolo fino alla fine degli anni cinquanta.
Su internet c'è il sito dedicato a lei: www.fridakahlo.it
Bonito Oliva sottolinea come "l'arte della Kahlo, con l'onnipotenza senza sforzo
della condizione infantile, si comporta verso tutto ciò che la circonda con un
atteggiamento di prensile irresponsabilità, senza tabù o sensi di colpa, mediante
un esercizio di assorbimento cannibalesco che tutto mastica e inevitabilmente
riduce nello stile personale. La Kahlo possiede la naturale maturità dell'artista
classico che utilizza il linguaggio come strumento è mai come fine. Per questo
non esiste nelle sue opere sforzo sperimentale".
Valentina Venturi/ Grandimostre.it/ 20 giugno 2001 ore 16:40
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