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Il Canada è "la
terza Italia fuori dell'Italia": la comunità tricolore in questo
paese è infatti la più numerosa dopo quella che vive negli Stati
Uniti e in Argentina. Un'emigrazione "giovane" - come la definiscono
gli storici - perché gli italiani raggiunsero le fredde coste
canadesi soltanto tra la fine dell'800 e i primi anni del '900.
Secondo stime ufficiali, circa 120.000 italiani sono entrati nel
paese fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Si tratta
per lo più di agricoltori e minatori impiegati nella costruzione
della linea ferroviaria che deve unire le due coste dell'America:
soltanto nel 1903 10mila italiani vengono reclutati per la realizzazione
di questa monumentale opera infrastrutturale. Tra le due guerre
gli arrivi rallentano, ma nel dopoguerra il flusso migratorio
riprende con intensità e continua a livelli elevati fino alla
fine degli anni Sessanta. Le statistiche canadesi contano 1.540.000
arrivi tra il 1947 e il 1981.
L'alta domanda di manodopera delle industrie canadesi spinge gli
italiani in cerca di lavoro a sfidare i rigidi inverni dell'Ontario,
del Quebec e del British Columbia (le province dove la comunità
italiane sono più numerose). Dalla fine degli anni Sessanta, l'emigrazione
verso il Canada si riduce a cifre quasi irrilevanti: nel decennio
1981-1991 gli arrivi pareggiano i rientri, mentre dal 1991 ad
oggi il saldo risulta negativo, anche se di pochissime unità (circa
400 arrivi all'anno contro i circa 500 rientri).
Negli anni gli italiani raggiungono un buon livello di integrazione
sociale.
La politica del "multiculturalismo" adottata dal governo canadese
a partire dagli anni '60 favorisce l'integrazione sociale degli
italiani nel Paese e la partecipazione attiva alla vita della
comunità locale. Sono molti gli italiani che fanno fortuna in
Canada. L'abruzzese Franceschini arriva a Toronto nel 1905
e comincia a lavorare come manovale nei cantieri e nel giro di
qualche anno diventa il primo italo-canadese miliardario.
I Saputo, siciliani, si impongono nel settore alimentare
con i formaggi. Il marchigiano Giovanni Bellini è il fondatore
della BioCherm Pharm, la più importante industria farmaceutica
del Canada. Pietro Rizzato, il promotore del Congresso
nazionale degli Italo-canadesi (1972) nel '76 diviene il primo
senatore canadese di origine italiana. Loro e molti altri hanno
contribuito a consolidare l'economia del Canada.
Dalla fine degli anni '70 sono soprattutto professionisti e imprenditori
a scegliere l'avventura canadese e molto probabilmente la legge
sulla cittadinanza votata dal Parlamento Italiano il 16 febbraio1992,
consentendo ai nostri connazionali di poter essere al tempo stesso
italiani e canadesi, ha incoraggiato la scelta di quanti li hanno
seguiti.
Sul piano istituzionale gli Italiani sono rappresentati da 4 Comites
(Comitato degli Italiani all'estero) di nomina consolare e da
5 consiglieri del Cgie ( Consiglio generale degli italiani all'estero).
L'elite economica ha nel Cibpa (Canadian italian business and
professional association) il suo punto di riferimento, mentre
il Centro scuola e cultura gestisce 63 istituti scolastici dove
si tengono regolari corsi di lingua italiana.
Il censimento del 1981 rivela che 528mila italiani residenti in
Canada parlano in italiano. La maggior parte preferisce "usarlo"
tra le mura domestiche, ma il "multiculturalismo" governativo,
la considerevole diffusione di periodici e di trasmissioni televisive
e radiofoniche in lingua costituiscono uno stimolo a preservare
un patrimonio linguistico-culturale che negli anni è diventato
un bene nazionale.
Lia Romagno/Grandinotizie.it/23 marzo 2001 ore
13:20
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