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La prima grande
ondata migratoria italiana verso il Brasile risale agli anni tra
il 1870 e il 1880. Fino ad allora soltanto tremila "rappresentanti
delle arti liberali" avevano raggiunto le coste carioca in cerca
di fortuna. Dagli ultimi decenni dell'Ottocento in poi, invece,
il Paese accoglie consistenti flussi di contadini, veneti soprattutto,
che creano numerosi insediamenti al Sud attratti da un clima e
da condizioni geografiche più simili a quelle della madrepatria.
L'anticipo del costo del biglietto per il Brasile da parte del
governo italiano favorisce un'emigrazione davvero molto povera.
Con il boom del caffè arrivano in Brasile oltre un milione di
italiani. Lavorano in condizioni molto dure, costretti a fare
i conti con la mentalità dei grandi possidenti ancora legata al
potere schiavistico.
La necessità di scuole, assistenza medica, legale e religiosa
contribuisce a mutare l'atteggiamento autoritario e tradizionalista
del Brasile. I grandi capitalisti cominciano ad apprezzare il
lavoro degli emigrati, Joao Baptista Borges Pereira, uno
studioso dell'epoca, nota che: "Differentemente dal contadino
brasiliano, che lavora solo di giorno e se il tempo è buono, l'italiano
lavora anche di notte, con il bello e con il cattivo tempo. Quando
piove e i campi sono impraticabili, l'italiano si chiude in casa
per svolgere altri lavori: imbianchino, muratore, artigiano, meccanico…dimostrando
così la sua versatilità rispetto al brasiliano".
Gli inizi del nuovo secolo registrano un cambiamento nella composizione
sociale dei flussi migratori italiani. Il Brasile inizia ad attrarre
il proletariato urbano e gli operai, classi che daranno un grande
contributo all'industrializzazione del paese. Nelle fabbriche
e nelle officine gli italiani costituiscono il 60 e l'80 per cento
del contingente operaio. In alcuni settori, come l'edilizia, raggiungono
posizioni di grande rilievo.
Gli italiani sono importanti anche per la nascita del cinema brasiliano:
il primo studio cinematografico fu fondato nel 1901 a Rio De Janeiro
da Giuseppe Labanca; il primo film a soggetto, Gli Strangolatori,
fu realizzato nel 1906 da Antonio Marzullo; il primo documentarista
e regista di cinegiornali del Brasile è Leopoldis nome
d'arte di Italo Majeroni.
Se nel 1879 si contano 76.451 emigranti, la crisi dell'esportazione
del caffè e la maggiore richiesta di garanzie per i propri "figli
in terra straniera" avanzata dal governo italiano a cavallo tra
il 1800 e il 1900 porta il numero di italiani in partenza a 9.445
unità nel 1904.
Nel 1902 un decreto italiano pone fine al biglietto gratuito per
il Brasile. Tra il 1900 ed il 1938 il Brasile accoglie circa 700.000
italiani. Dopo la guerra il Paese è meta di imprenditori e industriali,
che fondano decine di nuove imprese o portano il loro contributo
al boom economico
Negli anni '50 e '60 il mercato del lavoro brasiliano richiede
soprattutto operai specializzati da impiegare principalmente nelle
esordienti industrie automobilistiche, siderurgiche ed elettrodomestiche.
Dagli anni '70 invece prevale la domanda di tecnici, ingegneri,
progettisti, di esperti nel settore aeronautico e nucleare che
operano nelle grandi multinazionali o nel campo della ricerca.
Nell'arco di un secolo sono emigrati in Brasile circa un milione
e mezzo di italiani, di cui un milione 230 mila tra il 1876 e
il 1914 (il 9 per cento dell'intero flusso italiano in quel periodo),
poco più di 100 mila nel periodo tra le due guerre e circa 130
mila nel secondo dopoguerra.
Questa relativa "anzianità" del gruppo, rispetto alle altre comunità
sia nordamericane che del resto del mondo, spiega il suo carattere
di componente ormai "invisibile" nelle statistiche (essendo stata
raggiunta e superata la terza generazione), anche se ancora assai
presente nelle ricerche di carattere storico e antropologico sugli
immigrati in Brasile.
L' "anzianità" del gruppo unita all'alto livello d'integrazione
tra italiani e popolazione locale rende difficile fare un calcolo
della componente demografica complessiva di origine italiana.
Tuttavia secondo le ultime stime la comunità italo-brasiliana
ha raggiunto quota 8 milioni.
Lia Romagno/Grandinotizie.it/ 23 marzo 2001
ore 16:55
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