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Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento i campi della California, le industrie della costa orientale, le miniere del Vermont e dell'Illinois, le fattorie dell'Arkansas, la mitica California diventano le mete preferite dei ben 4 milioni di italiani che lasciano il Bel Paese alla volta del Nuovo Continente. Spinti dal sogno di una nuova vita, la maggior parte trova negli Stati Uniti sfruttamento, condizioni climatiche ostili, lavori umilianti e pericolosi.

Nonostante i pregiudizi e le difficoltà i primi successi non stentarono ad arrivare. Nascono la California Fruits di Marco Fontana e l'azienda vinicola dei fratelli Gallo; le americane impazziscono per Rodolfo Valentino, gli americani si innamorano con Enrico Caruso e si emozionano con Arturo Toscanini. Nasce lo stile italiano.
L'avvento del regime fascista e le leggi restrittive sull'immigrazione bloccano nei porti italiani le navi cariche di nuovi "avventurieri".

L'emigrazione verso la terra del grande sogno riprendere dopo la caduta del fascismo. I nuovi emigrati trovano ad accoglierli una solida comunità italiana. La Little Italy di New York è emblematica, anche dal punto di vista dei forti legami che la comunità italiana in Usa mantiene con la madre patria.

Gli anni '50 sono quelli dell'affermazione italiana in America. Emergono Perry Como, Frank Sinatra e Jimmy Durante. Nel campo cinematografico acquista fama internazionale Frank Capra. Nel pugilato il peso massimo Rocky Marciano e i medi Jack La Motta e Rocky Graziano. Nel baseball Joe Di Maggio. Nel 1950 l'italiano Vincent Impellitteri diventa sindaco di New York sbaragliando i concorrenti, peraltro anch'essi di origine italiana: Marcantonio, Pecora e Corsi.

Oggi l'emigrazione italiana è quella dei "cervelli", fatta di scienziati, professionisti e uomini di cultura. Ma attualmente il "pezzo forte" dell'Italia negli Usa, anche in termini di lobby, è quello costituito dai discendenti, gli oriundi: gli italo-americani del 2000.
In base ad una recente rielaborazione dei dati del censimento del 1980 gli italo-americani risultano 12.195.798, cioè il sesto gruppo etnico per importanza negli Stati Uniti (il 5,4% della popolazione statunitense: praticamente una persona ogni venti americani).

Secondo i dati ufficiali, la più elevata concentrazione di Americani di origine italiana si trova nello Stato di New York (2.900.000), seguita da California, New Jersey (1.500.000 ciascuno) e dalla Pennsylvania (1.400.000). Consistenti comunità italo-americane si trovano anche nel Massachusetts (845.000), in Florida (800.000), in Illinois (730.000), in Connecticut (650.000) e Ohio (640.000).

Sul piano istituzionale la collettività italiana è rappresentata da nove Comites (Comitato degli italiani all'estero) e da cinque consiglieri del Cgie (Consiglio generale degli italiani all'estero).

L'integrazione socio-economica della comunità sembra risultare ampiamente confermata dalle elaborazioni del censimento del 1980: il loro reddito pro capite è pari a 51.442 dollari, contro una media nazionale di 43.803, mentre la proporzione dei poveri all'interno del gruppo risulta la più bassa tra quelle registrata dalle altre etnie. La percentuale degli italo-americani tra i 18 e i 24 anni, con un elevato titolo di studio è dell'11.2 per cento, rispetto ad una media nazionale del 7.5.

Gli anni Sessanta segnano la riscoperta dell'appartenenza etnica, incoraggiando gli italo-americani a far sentire il proprio peso politico come gruppo.

Un aspetto importante di coesione interna e di attaccamento alle radici è il mantenimento della lingua madre. Tre quarti di quelli arrivati prima del 1960 e il 90% di quelli arrivati dopo, parlano l'italiano e sono oltre un milione e 600mila le persone che la usano correntemente.

Dal '60 in poi questo recupero si accompagna ad un diffuso malcontento verso gli stereotipi, amplificati dai mass media americani, soprattutto dal cinema e dalla televisione, che continuano ad associare la componente etnica di origine italiana con i fenomeni di mafia e criminalità organizzata. Le associazioni Niaf (National italian american foundation) e i "Sons of Italy" sono particolarmente attive in una campagna d'opinione volta a contrastare questa immagine.


Lia Romagno/ Grandinotizie.it/ 23 marzo 2001 ore 20:24


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