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La selva di leggi che attanaglia gli italiani all'estero

"Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d'uso" dovrebbe essere il timbro stampato sui passaporti degli italiani che decidono di andare a vivere all'estero. Leggi, leggine e leggiucole, infatti, complicano la vita dei residenti in Paesi stranieri. Una burocrazia quasi folle, dove la bilancia ancora pesa dalla parte dei doveri piuttosto che da quella dei diritti. Ma cos'è che principalmente preoccupa gli emigranti italiani? Il mantenimento e l'esercizio del voto, il pagamento delle tasse e l'accumulo per la pensione.

Sul fronte del voto la situazione è ancora ingarbugliata, anche se all'orizzonte si preannunciano schiarite. Dopo anni di tentativi la Camera con 406 sì, 49 no e 30 astenuti il 18 ottobre 2000 ha dato il via libero alla riforma costituzionale che introduce il diritto di voto per gli italiani all'estero. La nuova legge è arrivata dopo sette anni di tentativi, anche se il primo progetto per concedere l'elettorato passivo e quello attivo agli emigranti è stato proposto dal ministro missino Lando Ferretti nel 1955. Resta aperta la questione della legge ordinaria che indichi le modalità con cui verrà attuata la disposizione. Per ora una nebbia fitta impedisce anche la comprensione delle questioni pratiche più semplici.

Intanto gli italiani all'estero pagano le imposte. Il ministero delle Finanze ha compilato una Guida fiscale per i residenti all'estero 2000, una sorta di "vademecum del viandante" con la sintesi degli oneri fiscali attribuiti agli emigrati. Ai fini dell'assegnazione delle imposte sul reddito per la legge italiana sono considerati residenti all'estero tutti coloro che almeno per 183 giorni (circa sei mesi) del periodo d'imposta non sono iscritti nelle anagrafi comunali dei residenti e non hanno, nel territorio dello Stato italiano, né la residenza né il domicilio.

Ma anche i residenti all'estero che possiedono beni in Italia o che vi hanno prodotto redditi sono tassati dallo Stato italiano. Tuttavia sono previste delle eccezioni in alcune convenzioni contro le doppie imposizioni. Irpef, Ici, imposta sulle successioni e sui trasferimenti di proprietà degli immobili, nonché la tassa comunale sullo smaltimento dei rifiuti: ecco le imposte e le tasse che possono riguardare gli emigrati.

E' il Comune dove il reddito è stato prodotto, o maggiormente prodotto, che rimpingua le casse dell'erario.

Tutto ciò se non si tratta di impiegati della pubblica amministrazione costretti a risiedere all'estero per motivi di lavoro. Per loro c'è una legislatura a parte che riguarda anche le pensioni. Perché gli italiani che vivono all'estero possono, dopo un attento studio della burocrazia vigente, chiedere anche l'erogazione della pensione. Ma non è così semplice.

Se la contribuzione versata in un solo Paese l'emigrante soddisfa i requisiti prescritti dalla legge nazionale, può ricevere la pensione da questo Stato, senza che vengano conteggiati anche i periodi passati all'estero. Se ciò non accade, al residente all'estero spetta la cosiddetta "pensione virtuale" calcolata sommando i diversi periodi assicurativi versati nei vari Stati. L'ammontare della pensione, però, viene calcolato proporzionalmente al periodo assicurativo effettivamente compiuto sotto ogni singola legislazione. E tutto ciò è ammesso solo se gli Stati esteri in cui un italiano ha lavorato sono quelli previsti dalla legge e se sussiste il previsto periodo minimo di assicurazione in Italia.

I pagamenti avvengono tramite specifici istituti di credito, mensilmente o bimestralmente, in lire o, dall'entrata in vigore della Comunità europea, in euro. Chi volesse ricevere il denaro in valuta estera dovrebbe avventurarsi nell'ennesima trafila burocratica.

Laura Coricelli/Grandinotizie.it/22 marzo 2001 ore 21:25


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