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Le comunità italiane all'estero fonti di mille ricchezze

L'Italia dello Stivale e l'altra Italia. Quasi sessantamilioni di abitanti nella Penisola ed altrettanti sparsi per il mondo. Stessa lingua, stessa cultura. Nell'America del Sud, in Canada, Belgio, Germania, Francia ed Inghilterra le comunità italiane sono sempre più numerose, ricche ed integrate.

Ma chi sono gli italiani all'estero e che fanno?

Oggi l'Italia non è più quella di un tempo. Prima era un Paese povero, ora è diventato ricco, almeno in media. Da Stato-nazione autonomo e centralizzato si sta trasformando in Paese europeo sempre più articolato. Ma, soprattutto, da terra di emigrazione si è trasformata in terra di immigrazione.

Nel 1914 la Direzione generale della statistica definisce gli emigranti come "quei cittadini che, viaggiando in terza classe o in classe equiparata alla terza, si recano in Paesi posti al di là dello Stretto di Gibilterra e al di là del Canale di Suez". Nel terzo millennio tutto è cambiato. Anche se dal Meridione sono ancora molti quelli che emigrano per necessità, è diminuito il numero di quanti vanno all'estero rispetto a quelli che si fermano nelle regioni dell'Italia del Nord.

Oggi sono i professionisti che vanno a vivere nei Paesi stranieri, lavoratori specializzati che portano il loro know how fuori dai confini territoriali per aziende italiane o anche per multinazionali estere. Ad esempio, vi sono oltre seimila ricercatori italiani che lavorano all'estero. Sono tantissimi anche i giovani che passano fuori dall'Italia periodi mediamente lunghi per studiare e specializzarsi. Le comunità italiane all'estero costituiscono così un patrimonio per l'Italia, grazie all'esperienza che maturano a contatto con due sistemi e due stili di vita. Da oltreconfine arrivano contributi di idee, conoscenze e scoperte. Le comunità italiane si propongono alla società e allo Stato con una nuova potenzialità di valori culturali, economici e sociali. Così come nell'immediato dopoguerra gli emigranti hanno contribuito al 50 per cento della rinascita del Belpaese riattivando l'economia nazionale grazie ai soldi che inviavano dall'estero, oggi è la conoscenza il nuovo surplus garantito.

Tramontata l'immigrazione di massa, ora si può parlare di emigrazione tecnologica. La presenza dell'italiano del mondo è per eccellenza e da secoli aperta e potenzialmente globale.

Molti di loro sono oggi degli imprenditori, ma anche uomini politici - come ha dimostrato l'ultimo vertice europeo del dicembre 2000 a Nizza caratterizzato dall'Italia - o personaggi famosi nello spettacolo e nell'arte. Da Louise Veronica Ciccone, Miss Madonna, a Francis Ford Coppola, passando per Al Pacino e Robert De Niro. Ma la lista è molto più lunga.

Gli italiani nel mondo, quindi, non solo hanno superato una serie di cliché negativi, ma sono riusciti anche ad integrarsi a tutti i livelli. Non dappertutto è così, però. In alcuni Stati, come in America Latina ed in Africa permangono alcune situazioni di disagio e di bisogno.

Difficilissimi calcoli statistici hanno fissato tra cinquantacinque e sessantacinque milioni il numero degli italiani e degli oriundi - chi è originario di un dato luogo - italiani all'estero. Di questi, secondo i dati del ministero degli Affari esteri aggiornati al 31 marzo 2000 3.901.597 sono iscritti all'Aire, ovvero sono in possesso della cittadinanza italiana.

Gli italo-americani sono concentrati soprattutto nell'Est degli Stati Uniti e superano il milione almeno in quattro Stati: New York (2,9 milioni); New Jersey (1,5); California (1,5) e Pennsylvania (1,4). Secondo l'ultimo censimento del 1991 dell'Istituto canadese di statistica si contano 750.055 cittadini di origine italiana su una popolazione totale di 26.994.045 unità. La stragrande maggioranza di loro vive nei territori "storici" dell'Ontario (486.765) e del Québec (174.530).

Nel 1996, invece, la comunità di lingua italiana presente in Australia ammontava a 367.290 unità su 16.624.517 cittadini. Per il Brasile e l'Argentina il conteggio si fa più difficile, perché nell'area del mondo dove c'è stato il massimo afflusso di emigranti italiani gli istituti di rilevazione statistica tengono conto di fattori diversi da quelli tradizionali (razza, lingua, religione). La stima della Farnesina del 1990, ritenuta eccessiva da molti altri organi, individua 22,7 milioni di oriundi in Brasile e 15,5 in Argentina.

Laura Coricelli/Grandinotizie.it/23 marzo 2001 ore 18:07


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