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Orlanducci: Andiamo avanti nella nostra battaglia

Il professor Enzo Orlanducci, segretario generale dell'Anrp (Associazione nazionale reduci di prigionia) spiega le modalità del piano per il risarcimento degli ex lavoratori forzati del terzo Reich e il perché dei ritardi del governo tedesco che ha fatto slittare i termini di presentazione delle domande da agosto al 31 dicembre 2001.

Professor Orlanducci, a che punto è la situazione?
"Purtroppo è ancora tutto fermo, ma noi non ci arrendiamo, anche per la questione degli Imi, i militari internati. Quei soldati non vennero chiamati prigionieri di guerra per privarli dell'assistenza della Croce Rossa e dei benefici della Convenzione di Ginevra. Oggi invece li vogliono far diventare ex prigionieri di guerra per escluderli dai risarcimenti".

Perché i termini per la domanda sono slittati?
"Perché il Parlamento tedesco - che doveva intervenire all'inizio dell'estate - non l'ha ancora fatto. E non è stata risolta la questione degli Imi. Per questo è stato deciso di prorogare i termini per le domande".

Secondo lei quali sono le motivazioni che hanno spinto la Germania a un riconoscimento e a un risarcimento?
"Sicuramente c'è da considerare la spinta del settore ebraico-americano e l'apertura verso l'Europa dell'Est che rappresenta sicuramente una convenienza economica, è chiaro. Ma io credo anche nella "sensibilità" dei tedeschi. Alla base di questa decisione c'è comunque una sincera motivazione".

Per fare la domanda di risarcimento è necessario compilare un modulo di circa dieci pagine, rispondendo a domande difficili, come le date e i luoghi di internamento, il nome della persona o dell'ente per cui è stato svolto il lavoro coatto. Non è tutto troppo complicato?
"E' vero compilare i moduli è un'impresa difficilissima, in confronto il 740 è un passeggiata. Ci avvaliamo per questo dell'aiuto dei patronati delle associazioni e dei sindacati dei pensionati Cgil, Cisl e Uil che sono a disposizione dei richiedenti per il reperimento dei dati e per la compilazione delle domande. Inoltre sono stati predisposti su tutto il territorio nazionale sportelli informativi che offrono assistenza".

Anche negli Stati Uniti, l'ex presidente Bill Clinton ha firmato un atto, il Wartime Violation Of Italian American Civil Liberties Act HR 2442, che prevede il risarcimento degli italiani che furono internati in campi di concentramento o che comunque furono discriminati ed emarginati a causa delle loro origini. A che punto è la legge?
"Si tratta di un atto presentato dal parlamentare repubblicano Rick Lazio firmata il 20 gennaio 2001, quindi allo scadere del mandato dall'allora presidente Bill Clinton. L'atto è stato presentato al Parlamento italiano. Si tratta di un provvedimento ad hoc. Ad ogni modo gli Stati Uniti hanno chiesto ufficialmente scusa".

E' previsto un rimborso solo per i militari internati, o anche per quei civili il cui unico "peccato" era di avere un cognome italiano?
"L'atto prevede un rimborso anche per quelle persone che avendo delle radici italiane, rappresentavano, secondo il governo americano, dei potenziali nemici".

Ma come mai si parla così poco della vicenda dei militari italiani internati in America durante la Seconda Guerra Mondiale?
"Rispetto alle altre persecuzioni della storia si tratta di cifre più modeste, 30.000 in tutto circa. Ma se consideriamo anche i civili che furono oggetto di discriminazione e di emarginazione allora si raggiungono le 600.000 persone".

E in questi sessant'anni il governo americano non ha mai provveduto ad un rimborso, seppure simbolico?
"In realtà il governo americano stanziò dei rimborsi proprio dopo la fine della guerra. Tuttavia questi soldi non sono mai andati nelle mani degli internati".

E di chi allora?
"Beh, lei deve considerare che a quel tempo in Italia c'erano le elezioni…Probabilmente sono stati indirizzati ad altri, magari ad altre categorie di prigionieri. Ma io non sono uno storico e…".

Grandinotizie.it/ 27 luglio 2001


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