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Settimana dal 1 al 7 ottobre
Delitto di coppia
Erika ed Omar tra scarcerazione e custodia cautelare. L'Italia discute

Questa settimana la stampa nazionale torna a parlare del caso "Novi Ligure", di Erika e Omar , i due ragazzi che, il 21 febbraio scorso, hanno sconvolto l'Italia e che continuano a far discutere. E' la loro libertà, a pochi mesi dal crimine efferato, a dividere questa volta l'opinione pubblica.

Sul Corriere della sera di giovedì riappare il caso Novi Ligure. "I periti nominati dal gip e quelli scelti dal pm Livia Locci e dai difensori discuteranno dei risultati raggiunti con l'esame delle personalità e dei comportamenti dei giovani: tutti sarebbero concordi nel ritenere che entrambi erano pienamente capaci di intendere e di volere e che Erika abbia una personalità dominante su Omar. Qualche esperto però sarebbe arrivato a ipotizzare che il ragazzo sia stato costretto dalla fidanzata ad uccidere la madre ed il fratello. Se questa tesi dovesse essere condivisa dal gip, le strade processuali dei ragazzi si potrebbero clamorosamente separare: per Erika sarebbe inevitabile il rinvio a giudizio (ed il conseguente dibattimento davanti al Tribunale dei minorenni) mentre per Omar si prospetterebbe addirittura il proscioglimento". Oltre si legge ancora "La prima sezione penale della Suprema Corte deciderà oggi. Ieri davanti al presidente Renato Teresi è stato l'avvocato Riccardo Olivo a spiegare i motivi per i quali Erika e Omar dovrebbero essere immediatamente scarcerati. La questione è puramente tecnica, non valutativa, e riguarda la durata della custodia preventiva, che si basa sull'interpretazione di una specifica norma. Essa sostiene che la proroga può essere concessa per il periodo relativo alla durata delle consulenza che è stata chiesta dal pubblico ministero e quest'ultima è stata già espletata e depositata e sarà discussa sabato prossimo a Torino. Per questo ritengo che non sia ulteriormente prorogabile il periodo di custodia cautelare".

Repubblica riporta l'agghiacciante confessione di Erika che per mesi Erika, detenuta al Cesare Beccaria, aveva ostinatamente negato di aver preso parte all'uccisione della madre e del fratello: "E' inutile continuare a negare, non ero chiusa nel bagno quella sera. Ho ucciso anch'io mia madre e mio fratello. A lei ho dato una coltellata nella schiena, dopo che Omar l'aveva colpita al petto.... Con un tono gelido, privo di emozioni, la ragazza di Novi ha finalmente confessato di aver partecipato al massacro della madre e del fratellino Gianluca, di appena 12 anni. Nei prossimi giorni i due ragazzi dovranno ripetere la loro verità ai magistrati del Tribunale dei minori, che stamattina ascolteranno gli esperti incaricati delle perizie sulle trascrizioni dei dialoghi tra Erika e Omar, registrati dai carabinieri il giorno dopo il massacro nella caserma di Novi Ligure. In quelle pagine anche il passaggio più terribile. Omar che dice ad Erika: Ti rendi conto di che cosa abbiamo fatto? Risposta sussurrata di lei: Rifarei tutto".

Sul Manifesto i commenti a Novi Ligure sulla scarcerazione di Omar ed Erika "La signora Carla abita di fronte alla villetta di Erika e ogni giorno vede il padre che si affaccia al balcone. Se lo incontra non sa cosa dire e se ripensa a quella sera maledetta adesso lo immagina sempre da solo, magari in piedi nella vasca, quando fa la doccia. Chissà cosa pensa quando entra in quel bagno, rimugina la signora Carla. La sua è una condanna senza appello, ma non c'è rancore: Non serve a niente, lo so, ma l'ha fatta troppo grossa: deve restare dentro vent'anni. In un giardino uguale e preciso a quello dei De Nardo, la signora Antonia scopa via le prime foglie secche. Non alza nemmeno lo sguardo, perché dietro quelle finestre chiuse rivede sempre la stessa scena. Vengono i brividi, e allora che stia in carcere un bel pezzo anche se niente potrebbe veramente farle capire quello che ha fatto. A Novi Ligure pochi conoscono i dettagli del ricorso contro la proroga di carcerazione preventiva presentato dai legali di Erika e Omar. Ma nessuno crede che i due fidanzati la sera del 21 febbraio fossero incapaci di intendere e di volere; e tutti, ma senza la cattiveria di chi giudica solo per il piacere di schierarsi da una parte o dall'altra, non si capacitano all'idea che gli assassini potrebbero essere scarcerati in attesa di giudizio".

Sulla Stampa del 4 ottobre si legge "I difensori dei due ragazzi di Novi hanno fatto ricorso per ottenerne la scarcerazione immediata: La proroga poteva essere concessa solo per la durata della perizia sull'imputabilità dei nostri assistiti sotto il profilo della capacità di intendere e volere. Sabato vi sarà l'udienza per discuterne le conclusioni. Non vi è più argomento giuridico alcuno per tenerli dentro. Ieri, in aula, il sostituto procuratore generale Oscar Cetrangolo si è opposto. Perché una così dura battaglia procedurale, se apparentemente la posta in palio è anticipare la scarcerazione di Erika e Omar di un mese e mezzo? La questione vera è che i due arrivino al processo in stato di detenzione, per l'accusa; liberi, secondo gli auspici dei difensori. I tempi sono stretti, ma il pm Livia Locci sta provando a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati in tempo utile per arrivare al 23 novembre con la decisione del giudice per l'udienza preliminare di mandare i due a processo. In quel caso si prolungherebbe di altri 9 mesi, salvo provvedimenti diversi del gup, la detenzione di Erika e Omar".

Il Giorno giovedì scrive "Uccidere la mamma non è peccato? Il problema sembra assurdamente controverso, se i baby killer Erika e Omar costringono la Cassazione a riunirsi per ore senza saper decidere se liberarli o meno. Fumata nera? Bisogna voltare pagina e cambiare la legge che presume la incapacità del minore anche ultraquattordicenne, costringendo così a perizie che sono spesso in contrasto con la lucida capacità dimostrata nell'uccidere: e che regalano talora scandalose libertà. Come nel caso di Ambra, giovane assassina della suora di Chiavenna, o del fidanzatino che ha sgozzato a scuola l'amata con un coltellino da boy scout".


Sul Corriere di sabato si legge "I magistrati di Torino giocano l'ultima carta per impedire la scarcerazione di Erika e Omar. Alla vigilia dell'udienza fissata dal gip per discutere le perizie psichiatriche sui due giovani accusati di aver compiuto il massacro di Novi Ligure, la Procura deposita una nuova richiesta di proroga dei termini di custodia cautelare. Le indagini sono troppo complesse, serve altro tempo, afferma il pubblico ministero Livia Locci. Il nodo da sciogliere restano le contraddizioni tra la versione fornita da Erika nell'interrogatorio di giovedì e le conclusioni delle indagini condotte dal Ris di Parma. Nel loro rapporto i carabinieri disegnano la dinamica del duplice omicidio e accertano un particolare fondamentale: fu proprio Erika a massacrare il fratello Gianluca".

Oltre si legge ancora "Erika non tornerà a Novi Ligure. Se il gip deciderà di rimetterla in libertà, sarà inviata in un luogo più idoneo. Non ha dubbi don Domenico Ricca, il prete salesiano che fa il cappellano del carcere minorile Ferrante Aporti di Torino ed è tutore della ragazza dall'inizio dell'inchiesta. Non sto dicendo che lei non potrà tornare a vivere con il padre - spiega don Ricca - ma che non tornerà a Novi Ligure, perché il clima della città non è più idoneo ad accoglierla. Per motivi di opportunità, dopo aver consultato il padre e i periti, ho concluso che la soluzione migliore è cercare un altro luogo. Don Mazzi si è offerto di ospitare Erika nella sua comunità di recupero, ma per il momento è solo un'idea. Ci stiamo attrezzando per altre soluzioni - conferma il tutore della giovane. Naturalmente nell'ipotesi in cui la ragazza sia messa in libertà. Io non credo che accadrà. Il pm Livia Locci ha già presentato al gip l'istanza per una nuova proroga della custodia cautelare. E, più in generale, alcune cose che ho visto e sentito mi fanno pensare che quei due ragazzi non verranno scarcerati".


Sulla Stampa del 6 parole disperate di una "bambina cattiva", come le compagne di prigione hanno definito Erika: Se ripenso a quello che è successo.... Se ripensa a quello che è successo a Novi Ligure, la sera del 21 febbraio, Erika De Nardo va in tilt. Perché ancora oggi - dice - non so cosa mi può essere successo quella sera. Dicono che sono sana di mente, eppure io non capisco cosa ho fatto. Non lo so, davvero. Qualcuno mi aiuti a capire, a guarire. Io voglio solo guarire. C'è qualcuno che possa aiutare questa ragazza spettinata, e senza più nemmeno la voglia di tingersi i capelli come facevo una volta? Lei lo spera, anche perché tre mesi di colloqui e cinquanta ore di sue parole videoregistrate non hanno convinto innanzitutto lei, di quello che è successo nella sua testa". Intanto, mentre si parla di libertà, Erika si dice molto più preoccupata di altre cose: cosa sono, cosa ho fatto, perché è successa quella cosa. La parola omicidio non la usa mai. Quelle cose..., ed è tutto. Si mostra tranquilla, ma fuma quasi due pacchetti di sigarette al giorno. Partecipa alle attività di gruppo, ma poi si allontana e si perde nei suoi pensieri, e nel conto ossessivo delle ore: Mancano ventiquattr'ore e uscirò da qui. Mancano venti ore e me ne andrò. Si controlla in modo feroce, ma poi scoppia a piangere per niente. Pianti brevi e isterici, con poche lacrime e una rabbia tremenda. Contro chi, nessuno l'ha ancora capito".


Sul Corriere di domenica, la decisione del tribunale dei minori: "Erika e Omar, i due fidanzatini arrestati per il massacro di Novi Ligure, resteranno in cella. Me lo aspettavo, ha detto Erika. Va bene lo stesso - ha commentato Omar -. Non avrei mai pensato di tornare libero. Per i giudici c'è il rischio di inquinamento delle prove ma viene sottolineato che in alcune situazioni il carcere fa parte del percorso di crescita di un adolescente. Liberare i due ragazzi avrebbe interrotto il loro percorso di responsabilità, che deve portarli a rendersi conto pienamente di quello che hanno fatto. Secondo la perizia dell'accusa, si è trattato di un delitto di coppia: nessuno dei due da solo avrebbe trovato la forza di uccidere".


Sulla Stampa del 7 si legge ancora "Il gip Cesare Castellani accoglie la richiesta di proroga presentata in extremis dalla Procura della Repubblica per i minori: Erika e Omar restano in cella. Anzi, non proprio: la loro custodia cautelare viene prolungata sino al prossimo 22 novembre compreso, ma il magistrato si è riservato di decidere le forme della detenzione dei due. Significa che, chiusa la porta in faccia agli argomenti dei difensori ha aperto alle loro aspettative una finestrella: fra qualche giorno potrebbe anche decidere di spedire Erika e Omar agli arresti domiciliari da qualche parte. Probabilmente in due diverse comunità per minori, sorvegliate dai carabinieri. Perché il giudice ha detto sì all'accusa lo chiarisce il procuratore capo Piercarlo Pazé: La mia collega Livia Locci aveva motivato la nuova richiesta di proroga in quattro punti. E li elenca: Primo, c'è la possibilità che i due indagati, tornando liberi, potessero contattarsi e tentare di inquinare le prove raccolte anche attraverso le rispettive ammissioni. Due: nel corso dell'interrogatorio di Erika, di pochi giorni fa, sono emersi nuovi elementi che si deve avere il tempo di verificare. Tre: le precedenti indagini sono state particolarmente complesse e richiedevano ulteriori approfondimenti. Infine: si deve avere anche il tempo di valutare l'esito dell'incidente probatorio, un atto che anticipa una parte importante del futuro processo".

Cinzia Bianchino/grandinotizie.it 7 ottobre 2001



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