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Questa settimana
la stampa nazionale torna a parlare del caso "Novi Ligure", di
Erika e Omar
, i due ragazzi che, il 21 febbraio scorso,
hanno sconvolto l'Italia e che continuano a far discutere. E'
la loro libertà, a pochi mesi dal crimine efferato, a dividere
questa volta l'opinione pubblica.
Sul Corriere della sera di giovedì riappare il caso Novi
Ligure. "I periti nominati dal gip e quelli scelti dal pm
Livia Locci e dai difensori discuteranno dei risultati
raggiunti con l'esame delle personalità e dei comportamenti dei
giovani: tutti sarebbero concordi nel ritenere che entrambi erano
pienamente capaci di intendere e di volere e che Erika
abbia una personalità dominante su Omar. Qualche esperto
però sarebbe arrivato a ipotizzare che il ragazzo sia stato costretto
dalla fidanzata ad uccidere la madre ed il fratello. Se questa
tesi dovesse essere condivisa dal gip, le strade processuali dei
ragazzi si potrebbero clamorosamente separare: per Erika sarebbe
inevitabile il rinvio a giudizio (ed il conseguente dibattimento
davanti al Tribunale dei minorenni) mentre per Omar si prospetterebbe
addirittura il proscioglimento". Oltre si legge ancora "La prima
sezione penale della Suprema Corte deciderà oggi. Ieri davanti
al presidente Renato Teresi è stato l'avvocato Riccardo
Olivo a spiegare i motivi per i quali Erika e Omar dovrebbero
essere immediatamente scarcerati. La questione è puramente
tecnica, non valutativa, e riguarda la durata della custodia preventiva,
che si basa sull'interpretazione di una specifica norma. Essa
sostiene che la proroga può essere concessa per il periodo relativo
alla durata delle consulenza che è stata chiesta dal pubblico
ministero e quest'ultima è stata già espletata e depositata e
sarà discussa sabato prossimo a Torino. Per questo ritengo che
non sia ulteriormente prorogabile il periodo di custodia cautelare".
Repubblica riporta l'agghiacciante confessione di Erika
che per mesi Erika, detenuta al Cesare Beccaria, aveva ostinatamente
negato di aver preso parte all'uccisione della madre e del fratello:
"E' inutile continuare a negare, non ero chiusa nel bagno quella
sera. Ho ucciso anch'io mia madre e mio fratello. A lei ho dato
una coltellata nella schiena, dopo che Omar l'aveva colpita al
petto.... Con un tono gelido, privo di emozioni, la ragazza
di Novi ha finalmente confessato di aver partecipato al massacro
della madre e del fratellino Gianluca, di appena 12 anni. Nei
prossimi giorni i due ragazzi dovranno ripetere la loro verità
ai magistrati del Tribunale dei minori, che stamattina ascolteranno
gli esperti incaricati delle perizie sulle trascrizioni dei dialoghi
tra Erika e Omar, registrati dai carabinieri il giorno dopo il
massacro nella caserma di Novi Ligure. In quelle pagine anche
il passaggio più terribile. Omar che dice ad Erika: Ti rendi
conto di che cosa abbiamo fatto? Risposta sussurrata di lei:
Rifarei tutto".
Sul Manifesto i commenti a Novi Ligure sulla scarcerazione
di Omar ed Erika "La signora Carla abita di fronte alla villetta
di Erika e ogni giorno vede il padre che si affaccia al balcone.
Se lo incontra non sa cosa dire e se ripensa a quella sera maledetta
adesso lo immagina sempre da solo, magari in piedi nella vasca,
quando fa la doccia. Chissà cosa pensa quando entra in quel
bagno, rimugina la signora Carla. La sua è una condanna senza
appello, ma non c'è rancore: Non serve a niente, lo so, ma
l'ha fatta troppo grossa: deve restare dentro vent'anni. In
un giardino uguale e preciso a quello dei De Nardo, la signora
Antonia scopa via le prime foglie secche. Non alza nemmeno lo
sguardo, perché dietro quelle finestre chiuse rivede sempre la
stessa scena. Vengono i brividi, e allora che stia in carcere
un bel pezzo anche se niente potrebbe veramente farle capire
quello che ha fatto. A Novi Ligure pochi conoscono i dettagli
del ricorso contro la proroga di carcerazione preventiva presentato
dai legali di Erika e Omar. Ma nessuno crede che i due fidanzati
la sera del 21 febbraio fossero incapaci di intendere e di volere;
e tutti, ma senza la cattiveria di chi giudica solo per il piacere
di schierarsi da una parte o dall'altra, non si capacitano all'idea
che gli assassini potrebbero essere scarcerati in attesa di giudizio".
Sulla Stampa del 4 ottobre si legge "I difensori dei due
ragazzi di Novi hanno fatto ricorso per ottenerne la scarcerazione
immediata: La proroga poteva essere concessa solo per la durata
della perizia sull'imputabilità dei nostri assistiti sotto il
profilo della capacità di intendere e volere. Sabato vi sarà l'udienza
per discuterne le conclusioni. Non vi è più argomento giuridico
alcuno per tenerli dentro. Ieri, in aula, il sostituto procuratore
generale Oscar Cetrangolo si è opposto. Perché una così
dura battaglia procedurale, se apparentemente la posta in palio
è anticipare la scarcerazione di Erika e Omar di un mese e mezzo?
La questione vera è che i due arrivino al processo in stato di
detenzione, per l'accusa; liberi, secondo gli auspici dei difensori.
I tempi sono stretti, ma il pm Livia Locci sta provando a chiedere
il rinvio a giudizio degli indagati in tempo utile per arrivare
al 23 novembre con la decisione del giudice per l'udienza preliminare
di mandare i due a processo. In quel caso si prolungherebbe di
altri 9 mesi, salvo provvedimenti diversi del gup, la detenzione
di Erika e Omar".
Il Giorno giovedì scrive "Uccidere la mamma non è peccato?
Il problema sembra assurdamente controverso, se i baby killer
Erika e Omar costringono la Cassazione a riunirsi per ore senza
saper decidere se liberarli o meno. Fumata nera? Bisogna voltare
pagina e cambiare la legge che presume la incapacità del minore
anche ultraquattordicenne, costringendo così a perizie che sono
spesso in contrasto con la lucida capacità dimostrata nell'uccidere:
e che regalano talora scandalose libertà. Come nel caso di Ambra,
giovane assassina della suora di Chiavenna, o del fidanzatino
che ha sgozzato a scuola l'amata con un coltellino da boy scout".
Sul Corriere di sabato si legge "I magistrati di Torino
giocano l'ultima carta per impedire la scarcerazione di Erika
e Omar. Alla vigilia dell'udienza fissata dal gip per discutere
le perizie psichiatriche sui due giovani accusati di aver compiuto
il massacro di Novi Ligure, la Procura deposita una nuova richiesta
di proroga dei termini di custodia cautelare. Le indagini sono
troppo complesse, serve altro tempo, afferma il pubblico ministero
Livia Locci. Il nodo da sciogliere restano le contraddizioni
tra la versione fornita da Erika nell'interrogatorio di giovedì
e le conclusioni delle indagini condotte dal Ris di Parma. Nel
loro rapporto i carabinieri disegnano la dinamica del duplice
omicidio e accertano un particolare fondamentale: fu proprio Erika
a massacrare il fratello Gianluca".
Oltre si legge ancora "Erika non tornerà a Novi Ligure. Se il
gip deciderà di rimetterla in libertà, sarà inviata in un luogo
più idoneo. Non ha dubbi don Domenico Ricca, il
prete salesiano che fa il cappellano del carcere minorile Ferrante
Aporti di Torino ed è tutore della ragazza dall'inizio dell'inchiesta.
Non sto dicendo che lei non potrà tornare a vivere con il padre
- spiega don Ricca - ma che non tornerà a Novi Ligure, perché
il clima della città non è più idoneo ad accoglierla. Per motivi
di opportunità, dopo aver consultato il padre e i periti, ho concluso
che la soluzione migliore è cercare un altro luogo. Don
Mazzi si è offerto di ospitare Erika nella sua comunità di
recupero, ma per il momento è solo un'idea. Ci stiamo attrezzando
per altre soluzioni - conferma il tutore della giovane.
Naturalmente nell'ipotesi in cui la ragazza sia messa in libertà.
Io non credo che accadrà. Il pm Livia Locci ha già presentato
al gip l'istanza per una nuova proroga della custodia cautelare.
E, più in generale, alcune cose che ho visto e sentito mi fanno
pensare che quei due ragazzi non verranno scarcerati".
Sulla Stampa del 6 parole disperate di una "bambina cattiva",
come le compagne di prigione hanno definito Erika: Se ripenso
a quello che è successo.... Se ripensa a quello che è successo
a Novi Ligure, la sera del 21 febbraio, Erika De Nardo
va in tilt. Perché ancora oggi - dice - non so cosa
mi può essere successo quella sera. Dicono che sono sana di mente,
eppure io non capisco cosa ho fatto. Non lo so, davvero. Qualcuno
mi aiuti a capire, a guarire. Io voglio solo guarire. C'è
qualcuno che possa aiutare questa ragazza spettinata, e senza
più nemmeno la voglia di tingersi i capelli come facevo una
volta? Lei lo spera, anche perché tre mesi di colloqui e cinquanta
ore di sue parole videoregistrate non hanno convinto innanzitutto
lei, di quello che è successo nella sua testa". Intanto, mentre
si parla di libertà, Erika si dice molto più preoccupata
di altre cose: cosa sono, cosa ho fatto, perché è successa
quella cosa. La parola omicidio non la usa mai. Quelle
cose..., ed è tutto. Si mostra tranquilla, ma fuma quasi due
pacchetti di sigarette al giorno. Partecipa alle attività di gruppo,
ma poi si allontana e si perde nei suoi pensieri, e nel conto
ossessivo delle ore: Mancano ventiquattr'ore e uscirò da qui.
Mancano venti ore e me ne andrò. Si controlla in modo feroce,
ma poi scoppia a piangere per niente. Pianti brevi e isterici,
con poche lacrime e una rabbia tremenda. Contro chi, nessuno l'ha
ancora capito".
Sul Corriere di domenica, la decisione del tribunale dei
minori: "Erika e Omar, i due fidanzatini arrestati per il massacro
di Novi Ligure, resteranno in cella. Me lo aspettavo, ha
detto Erika. Va bene lo stesso - ha commentato Omar -.
Non avrei mai pensato di tornare libero. Per i giudici
c'è il rischio di inquinamento delle prove ma viene sottolineato
che in alcune situazioni il carcere fa parte del percorso di
crescita di un adolescente. Liberare i due ragazzi avrebbe interrotto
il loro percorso di responsabilità, che deve portarli a rendersi
conto pienamente di quello che hanno fatto. Secondo la perizia
dell'accusa, si è trattato di un delitto di coppia: nessuno dei
due da solo avrebbe trovato la forza di uccidere".
Sulla Stampa del 7 si legge ancora "Il gip Cesare Castellani
accoglie la richiesta di proroga presentata in extremis dalla
Procura della Repubblica per i minori: Erika e Omar restano in
cella. Anzi, non proprio: la loro custodia cautelare viene prolungata
sino al prossimo 22 novembre compreso, ma il magistrato si è riservato
di decidere le forme della detenzione dei due. Significa che,
chiusa la porta in faccia agli argomenti dei difensori ha aperto
alle loro aspettative una finestrella: fra qualche giorno potrebbe
anche decidere di spedire Erika e Omar agli arresti domiciliari
da qualche parte. Probabilmente in due diverse comunità per minori,
sorvegliate dai carabinieri. Perché il giudice ha detto sì all'accusa
lo chiarisce il procuratore capo Piercarlo Pazé: La
mia collega Livia Locci aveva motivato la nuova richiesta di proroga
in quattro punti. E li elenca: Primo, c'è la possibilità
che i due indagati, tornando liberi, potessero contattarsi e tentare
di inquinare le prove raccolte anche attraverso le rispettive
ammissioni. Due: nel corso dell'interrogatorio di Erika, di pochi
giorni fa, sono emersi nuovi elementi che si deve avere il tempo
di verificare. Tre: le precedenti indagini sono state particolarmente
complesse e richiedevano ulteriori approfondimenti. Infine: si
deve avere anche il tempo di valutare l'esito dell'incidente probatorio,
un atto che anticipa una parte importante del futuro processo".
Cinzia Bianchino/grandinotizie.it 7 ottobre
2001
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