| |
Abbandonato sulle scale di una chiesa di Narni appena neonato, Luigi Chiatti - che prima di stabilirsi con la nuova famiglia in via Ciro Menotti, strada che collega il centro di Foligno con Maceratola, luogo dei delitti del mostro, si chiamava Antonio - passa i suoi primi sei anni di vita nell'orfanotrofio umbro, fino all'adozione della famiglia folignate. Il padre Ermanno Chiatti, medico generico molto conosciuto a Foligno, non è convinto, almeno all'inizio, di adottare un bambino così grande, ma la moglie, l'ex maestra elementare Giacoma Ponti, lo persuade. "Apatico, introverso con qualche difficoltà di rapporto con gli altri", i genitori lo affidano presto alle cure di una psicologa che lo seguirà per molti anni. Studioso e tranquillo ha un anno così così quando viene rimandato a settembre. Si diploma da geometra nel 1987 con trentasei sessantesimi e si iscrive alla facoltà di ingegneria dell'Università di Perugia, ma non sostiene alcun esame. Il 13 dicembre del 1989 parte per Orvieto dove compie il Car e poi viene destinato al primo battaglione granatieri di Sardegna nella caserma di Roma Assietta con l'incarico di "portaferiti". Nel '90 si congeda. Collabora poi saltuariamente come praticante nello studio intestato al geometra folignate Piero Pardi fino al giorno dell'arresto per l'omicidio di Lorenzo Paolucci, l'8 agosto 1993. In quell'occasione Chiatti confessa di essere il "mostro di Foligno" e di avere ucciso anche il piccolo Simone Allegretti (4 ottobre 1992) e per questo è ancora recluso nel supercarcere di Spoleto, dove deve scontare trent'anni.
|