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  Fabio Savi

Fabio Savi
Nato il 22 aprile 1960 a Forlì
 
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Figlio di un'altra madre - Renata Carabini - rispetto ai fratelli,Fabio Savi frequenta la scuola solo fino alla licenza di terza media. L'ultimo impiego che ricopre prima di essere arrestato con i fratelli per gli assassini della banda della Uno bianca (1994) è quello del camionista.

Nel 1985 sposa Maria Grazia Angelini che tradisce con una serie di amanti e dalla quale si separa lasciandole il loro unico figlio.

E' ritenuto "il Rambo" della banda, l'uomo dal grilletto facile, di poche parole e molte sparatorie. Le sue armi preferite sono quelle da guerra o quelle d'ordinanza militare in dotazione dei corpi speciali come i Kalashnikov o la Beretta Ar70. Eppure non fa il servizio militare, perché gli rilasciano il congedo illimitato per esubero di leva.

Altro suo grande amore sono i motori, tanto che da ragazzo si fa assumere come apprendista carrozziere. Poco dopo apre una piccola officina, ma è presto costretto a cessare l'attività. Nel 1978 e nel 1980 tenta la carriera dei fratelli e presenta domanda per entrare in polizia. La priva volta non si reca agli esami, la seconda viene scartato per problemi di vista. Dopo tanti lavori salutari fa l'autotrasportatore per due ditte dal 1991.

Si separa dalla moglie e vive una serie di avventure, alcune anche fantomatiche e misteriose. Come quella con Liuba Thatchenko alla quale racconta di aver lavorato nei servizi segreti e di essere un poliziotto, o quella con Eva Mikula, la rumena che tanta parte ha nel processo ai fratelli Savi, o, infine, quella improbabile con Edit Mikula, praticamente il doppione mai visto di Eva che lui descrive come una donna più alta, più bella e più grande dell'altra slava.

Quando alla fine del 1994 viene arrestato segue la strategia difensiva del fratello Roberto: confessa, ritratta affermando che tutta la famiglia era stata manovrata da ignote entità destabilizzatrici che avrebbero accordato loro protezione in cambio dell'assunzione di colpevolezza e poi fornisce di nuovo descrizioni dettagliate degli atti criminosi della banda della Uno bianca, soprattutto delle armi usate. Addossa però tutte le responsabilità su Roberto, dichiarando che l'ordine di sparare partiva sempre da lui. Si vanta in tribunale delle sue storie di sesso, raccontando anche particolari non richiesti e non dimostra mai un segno di pentimento.

Il 6 marzo 1996 viene condannato all'ergastolo.

  Grandinotizie.it/ 15/aprile/2002
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