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Cesare Dal Maso (avvocato Michele Profeta)
"Profeta non sta bene ed è preoccupato per le proprie condizioni di salute, ma è anche preoccupato perché si ritiene ingiustamente accusato".

(Ansa - 22 giugno 2001)

Elena Maltarello (avvocato di Michele Profeta)
"Fisicamente è crollato, è una persona provata, ma rimane lucido e respinge assolutamente ogni accusa".

(Il mattino di Padova - 25 maggio 2001)

Michele Profeta
"Non ho ucciso nessuno e la verità verrà a galla prima o poi. Perché non posso attendere la sentenza a casa, magari agli arresti domiciliari? In queste condizioni dove posso scappare? Li ha assassinati un mio sosia tuttora il libertà. Avrei chiesto dodici miliardi minacciando un bagno di sangue? Non sono mica pazzo".

(Il mattino di Padova - 24 maggio 2001)

Michele Profeta
"Mentre a Padova uccidevano il tassista io stavo ad Adria in compagnia di mia moglie. Sono un Dreyfus perseguitato dalla politica".

(Il mattino di Padova - 24 maggio 2001)

Concetta Mordino (moglie di Michele Profeta)
"Michele non può resistere a lungo in queste condizioni, il carcere non consente cure adeguate, la sua salute sta andando a rotoli. Ormai mio marito non nasconde più la disperazione: in una lettera ai nostri figli scrive che ha deciso di farla finita, perché preferisce morire che proseguire questa agonia. L'ho incontrato ma è stato un colloquio brevissimo: aveva i nervi a fior di pelle, era sofferente. Vorrei chiudere gli occhi e non svegliarmi più, ha detto a bassa voce".

(Il mattino di Padova - 24 maggio 2001)

Luciano Paolucci (padre di Lorenzo, seconda vittima di Luigi Chiatti)
"Sarebbe un insulto a tutti i bambini macellati in questi anni. Chiatti non può uscire dal carcere o, forse, voglio essere convinto di ciò. Certo, quando tuona da qualche parte piove. Spero che almeno non torni in libertà nell'immediato. Se come pedofilo fosse guarito non ci sarebbero problemi, ma dubito veramente che possa mai guarire".

(Ansa -24 maggio 2001)
Ariodante Picuti (avvocato delle famiglie Paolucci e Allegretti, vittime di Luigi Chiatti)
"Il sacrestano mi ha detto che è buono e tranquillo come è sempre stato nel corso dei processi. Ma ricordiamoci che allora disse che una volta in libertà lo avrebbe rifatto, riferendosi ai due omicidi".

(Ansa - 24 maggio 2001)

Luigi Lanza (presidente Corte d'Appello di Venezia su Gianfranco Stevanin)
"Stevanin possedeva i mezzi intellettivi e culturali per evitare siffatti crimini e comunque per non ripeterne il percorso dopo la prima volta. Pur affetto da alcune, non grandi, alterazioni in alcuni suoi processi superiori era pienamente in grado di astenersi dai suggerimenti che gli provenivano dalla sua parafilia con riferimento ad azioni di alta oppure radicale trasgressività sociale, le violenze sessuali e gli omicidi. Né il trauma cranico, né l'epilessia, né la relazione con la madre, in sé e per sé considerati e complessivamente pesati, non assumono ruoli causali, né comportano forza sufficiente per incidere e scalfire grandemente la capacità di mente di Stevanin. I suoi delitti trovano ragione esclusivamente nel soddisfacimento della propria libido. Mai un comportamento rilevatore di un barlume di pentimento, ma attento ad adeguarsi di volta in volta a ogni nuova emergenza probatoria".

(Gazzettino di Venezia - 22 maggio 2001)

Cesare Dal Maso (avvocato Gianfranco Stevanin)
"Sono convintissimo che Stevanin sia totalmente incapace di intendere e volere. La sua sorte è nelle mani di medici e specialisti, ma ogni perizia dice cose diverse dall'altra. Spero che la Corte di Cassazione ci dia l'opportunità di riflettere ed approfondire questa mente disturbata".

(Ansa - 22 maggio 2001)

Michele Profeta
"Il vero serial killer è ancora in libertà e io ne avrei paura. I miei problemi finanziari come movente dei delitti? Se tutti quelli che sono in difficoltà diventassero assassini, la popolazione si ridurrebbe del 50 per cento".

(Il Giornale - 18 maggio 2001)

Michele Profeta
"Solo un imbecille può lasciare tante tracce".

(Il Giornale - 18 maggio 2001)

Guy Georges
"Chiedo perdono alla mia famiglia, alla mia piccola sorella e a Dio. E chiedo perdono per me stesso"

(Corriere della Sera - 29 marzo 2001)

Michele Profeta
"Non ce la faccio più a stare in carcere in queste condizioni".

(Ansa - 16 marzo 2001)

Elena Maltarello
"Finora non si era mai lamentato di nulla, ma adesso, dopo quasi un mese, non riesce più a tollerare la vita carceraria: gli spazi sono troppo ristretti e, per di più, è in cella con due detenuti con cui non trova argomenti di cui discutere. E' stanco anche di leggere e di fare le parole crociate".

(Ansa - 16 marzo 2001)

Concetta Mordino
"Mio marito non uccide nemmeno i ragni: se ne trova uno in casa lo posa sul davanzale della finestra".

(Ansa - 8 marzo 2001)

Michele Profeta
"Non si mangia così male qui [in carcere ndr]. Meglio del rancio che mi servivano alla mensa di Viterbo quando facevo il militare".

(Il Gazzettino di Venezia - 4 marzo 2001)

Giovanni Profeta (fratello Michele Profeta)
"Io non mi sono mai sentito al telefono con mio fratello negli ultimi anni. Dicono che una chiamata da Noventa Vicentina, quella che avrebbe permesso la sua individuazione, era indirizzata alla mia utenza. Facciano vedere questi tabulati telefonici, la polizia dimostri queste cose"

(Il Gazzettino di Venezia - 4 marzo 2001)

Michele Profeta
"Non voglio assolutamente che si giochi con la mia vita".

(Il Gazzettino di Venezia - 3 marzo 2001)

Elena Maltarello
"Profeta non intende più incontrare politici perché lo visitano solo per curiosità e non per aiutarlo veramente - dice la Maltarello - e poi perché riferiscono dichiarazioni che non corrispondono al vero".

(Il Gazzettino di Venezia - 23 febbraio 2001)

Michele Profeta
"Gli uomini veri si vedono nelle situazioni difficili. Se non si reagisce alle difficoltà della vita non si è veri uomini. Per questo devo tenere i nervi saldi: sono sicuro che su di me , alla fine, non troveranno nulla. Certo, questo caso è diventato così importante che gli inquirenti non molleranno l'osso. Anche difronte all'evidenza dei fatti. Ma io, lo ripeto, non sono colpevole".

(Corriere della Sera - 21 febbraio 2001)

Michele Profeta
"Non c'entro".

(Corriere della Sera - 20 febbraio 2001)

Antonia Gemmati (convivente Profeta)
"Per quindici anni ho amato un uomo dalla doppia vita"

(Ansa - 20 febbraio 2001)

Michele Profeta
"Non ho paura né delle analisi del Dna, né delle perizie sulle armi".

(Corriere della Sera - 17 febbraio 2001)

Roberto Savi (ai fratelli Fabio e Alberto)
"E quella volta al campo nomadi? Te la ricordi? Te c'avevi il revolver, l'esseppì 357, io il fucile, l'aerre 70 e abbiamo cominciato a sparare e quelli scappavano come matti. E quando coso, lì... come si chiamava quello... sì, quello che non centrava un bersaglio da mezzo metro... quando gli hai detto o spari tu a loro o sparo io a te ed è diventato tutto bianco..."

(Diario - 19-26 aprile 2000 )

Roberto Savi (alle guardie carcerarie)
"Se avessi voluto avrei potuto farvi fuori tutti. Non l'ho fatto perché siete amici e colleghi. Non sono ancora stato cattivo... non sono ancora stato cattivo".

(Diario - 19-26 aprile 2000)

Donato Bilancia
"Sicuramente ci sarebbe stato un prosieguo. Me la sarei presa con quelli proprio cattivi, quelli duri, quelli tosti. E' successo un patatrak nel mio cervello: questi qui bisogna che li uccida. E' esplosa in me una cosa incredibile, di incredibile violenza. Come ho già detto, se un uomo è sempre vissuto tranquillamente vuol dire che qualcosa è successo. Non è che poi si sveglia improvvisamente e va ad ammazzare di qua e di là".

(Ansa - 11 maggio 1999)

Donato Bilancia
"Una specie di fascia di fuoco che mi premeva la fronte e la nuca mi spingeva ad uccidere. In quei momenti non sapevo quello che facevo"

(Ansa - 4 gennaio 1999)


 
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