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Sono poche le storie
di serial killer che superano l'orrore e la mostruosità di quella
di Jeff Dahmier, passato alle cronache come il mostro
di Milwaukee. Tutto comincia in una calda notte del 1978.
Dahmer, appena diciottenne, decide di fare un giro in macchina
per l'isolato per trovare un po' di sollievo dal caldo afoso.
Lungo la strada incontra un ragazzo che fa l'autostop. L'impulso
è forte: Jeff Dahmer decide di dare un passaggio al giovane Steve
Hicks. Insieme i due decidono di prendere una birra e poi
vanno a casa di Dahmer dove hanno un rapporto sessuale. Dopo qualche
ora Hicks decide di lasciare la casa, nonostante le pressanti
insistenze di Dahmer il quale alla fine si scaglia contro il giovane
amante con un manubrio, colpendolo mortalmente alla testa. A questo
punto bisogna sbarazzarsi del corpo, Dahmer decide di tagliarlo
in tanti pezzi, raccoglierli in buste di plastica e poi portarli
in una discarica. Ma il destino vuole che durante il tragitto
da casa alla discarica venga fermato dalla polizia per un semplice
controllo. Insospettita dal terribile odore in macchina la polizia
chiede spiegazioni. Un algido Dahmer dice che si tratta di vecchia
spazzatura. Scampato il pericolo, il killer torna a casa. Qui
con un martello pneumatico disintegra il corpo e poi ne seppellisce
i pezzi nel giardino di casa. Sin da piccolo infatti Jeff - figlio
di un ricercatore universitario di chimica e di una casalinga
- aveva un "hobby" particolare: uccidere animali trovati (rospi
e insetti vari), quindi vivisezionarli per conservare le parti
più interessanti e seppellire i resti. Ma a parte questo, non
c'è nulla nell'infanzia di questo individuo che possa far presagire
la tragedia.
Dopo il primo omicidio, l'insospettato Dahmer parte per l'università,
ma dopo tre mesi - passati per lo più a ubriacarsi nei bar - il
ragazzo decide di arruolarsi nell'esercito, dietro le insistenze
della matrigna. Qui la sua fissazione per la pornografia diventa
fortissima. Espulso anche dall'esercito, Dahmer torna a casa a
Milwaukee. Trova dei lavori in nero che gli permettono di continuare
a prendere il sussidio di disoccupazione e spende tutti i suoi
spiccioli bevendo. E' arrestato per ubriachezza nel 1981, per
atti osceni in luoghi pubblici nel 1982 (si abbassa le mutande
durante una manifestazione) e per atti di libidine nel 1986. Spinto
da una pulsione irrefrenabile di soddisfare i propri spinti desideri
sessuali, Dahmer le prova tutte: ruba manichini a negozi, rimorchia
uomini nei bar, li stordisce con pasticche o droghe, ci fa sesso.
Ma tutto questo non è sufficiente. Nel 1987 il ragazzo passa la
notte con il ventiquattrenne Stephen Tuomi in un hotel
di Milwaukee, ma questa volta l'aggiunta di una droga nel cocktail
del giovane amante ha un effetto letale e Tuomi muore. Un "incidente"
che, come spiegherà Dahmer durante il processo, riaccende i suoi
più morbosi e pervertiti desideri. E così dal 1988 fino al suo
arresto nel 1991, Dahmer uccide ben 15 uomini. Sono tutti ragazzi
belli e giovani, anche adolescenti che il killer rimorchia nei
bar per omosessuali.
La tattica è sempre la stessa: qualche goccia di troppo di droga
mischiata nel drink della vittima seguita da una morte veloce
e priva di dolore. In quel momento arriva il culmine del piacere:
Dahmer ha il totale controllo del corpo della vittima. Ma il piacere
non finisce qui, anzi questo è solo l'inizio di un lungo rituale
che Dahmer applica a tutti i suoi omicidi. Prima ha rapporti sessuali
con il corpo esanime, poi lo depone nel freezer per mantenerlo
fresco. Lo taglia a pezzetti, oppure lo seziona aprendo completamente
il torace o il pene, tagliando in due le gambe e così via. Per
immortalare l'operato scatta fotografie dei corpi dissanguati
e sbudellati che appende sulle pareti della casa come fossero
trofei. Ma non basta: lui vuole che i corpi continuino ad esistere
e quindi con un trapano perfora i crani e poi vi versa acido muriatico
nella speranza che questo possa rianimarli, come zombie. La tecnica
ovviamente non sortisce mai gli effetti desiderati, così dopo
aver rimosso gli organi interni ed aver tagliato a pezzi la carne,
il pluriomicida rimuove la testa dal corpo e lo conserva nel freezer
mentre ripone il resto in un enorme contenitore colmo di una sostanza
pulente.
Ma il vero desiderio di Dahmer è che i corpi possano diventare
parte di lui, come? Mangiandoli. Cuori, fegato, cosce e bicipiti
cucinati in padella proprio come una bistecca di manzo. Il serial
killer continua la sua attività di carnefice fino al 1991. Talmente
accurata è la sua tecnica di occultamento del cadavere che Dahmer
non viene mai sospettato. Soltanto il 22 luglio del 1991 due poliziotti
di Milwaukee notano un giovane ragazzo completamente nudo in manette
correre disperatamente per la strada. Si tratta di Tracy Edwards,
che, scampato alle grinfie del mostro, per un soffio non è diventato
la 18esima vittima di Dahmer. Perquisendo la casa del pluriomicida,
la polizia scopre i pezzi dei corpi, le teste conservate nei frigoriferi,
peni immortalati nelle polaroid sulle pareti, mani monche, pezzi
di intestino per terra. Dahmer confessa tutti i suoi turpi omicidi
con tanto di dettagli. Narra di come rimorchiava i gay nei bar,
come li drogava e poi uccideva. Spiega i suoi desideri sessuali
e come questi venivano soddisfatti con la pratica della necrofilia
e del cannibalismo. Le confessioni sono talmente raccapriccianti
che molti membri della giuria dovranno ricorrere ad un sostegno
psicologico per superare lo shock. "Io non li odiavo - ha detto
Dahmer durante il processo - ma era l'unico modo per tenerli con
me. Mi dava un senso di totale controllo e aumentava l'eccitazione
sessuale. Potevo fare con loro tutto quello che volevo. Ma non
c'era odio in quello che facevo".
Alla fine del processo Dahmer viene condannato a quindici ergastoli,
per un totale di 957 anni da scontare nella prigione del Wisconsin.
Il 28 novembre del 1994, Jeff Dahmer viene trovato morto con la
testa fracassata. Accanto al corpo un manico di scopa insanguinato.
La morte di Dahmer è molta simile a quella che egli aveva inflitto
alle sue prede, ma questa volta in carnefice è un'altra persona:
Christopher Scarver, già reo di un omicidio, il quale convinto
di essere il figlio di Gesù, forse pensava di fare giustizia.
Marianna Balfour/Grandinotizie.it/1 marzo 2001
ore 16:10
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