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Molto tempo prima
del 1939-1940 - gli anni degli omicidi della "saponificatrice"
- Leonarda Cianciulli segue il marito, l'impiegato dell'ufficio
del Registro Raffaele Pansardi, a Correggio dove affitta
un vecchio appartamento in via Cavour 11/A per viverci con lui
ed i suoi quattro figli. Lì ricomincia una nuova esistenza aiutata
dai compaesani dopo aver perso tutto nel terremoto della Marsica.
Niente mobili, nemmeno i letti, pochi vestiti usati e tanta povertà.
Almeno fino all'arrivo del denaro riscosso a risarcimento dei
danni dovuti alla calamità. Con la somma la Cianciulli riesce
ad avviare un commercio di roba usata che gestisce in maniera
abile ed intelligente. Piena di iniziative, ma anche strana sebbene
mai antipatica, riesce a sollevare rapidamente le condizioni economiche
della famiglia.
Infedele, come tutti sanno, è un'ottima madre attenta alle esigenze
dei figli. Nemmeno la sua relazione con il cascinaio Abelardo
Spinabelli la distrae dai suoi doveri materni. Grazie ai suoi
nuovi introiti, infatti, pensa subito alla prole. Il figlio maggiore
Roberto si iscrive alla facoltà di Lettere di Milano mantenendo
comunque il suo posto come istruttore al Collegio nazionale di
Correggio. Il secondo ed il terzogenito studiano al liceo classico
del paese e la bambina, la "piccola di casa", viene accolta in
un asilo di suore.
Ma la donna ha tempo anche per le amicizie. Ermelinda Faustina
Setti detta Rabitti, ragazza madre di una figlia morta qualche
anno prima; Clementina Soavi, zitella occupata nel commercio
di abiti usati e nella gestione di un piccolo asilo privato; Virginia
Cacioppo, ex soprano che aveva cantato spesso all'estero,
considerata a torto da tutti molto ricca, frequentano assiduamente
la donna.
La sera dell'8 dicembre 1939 la Rabitti si reca dal parrucchiere
per dare un nuovo aspetto al suo viso maturo. Il motivo? Una buona
amica - andava dicendo in paese da qualche giorno - aveva finalmente
convinto il suo vecchio amante a sposarla. Da quel giorno, dopo
una visita nell'appartamento in via Cavour, la promessa sposa
scompare. I suoi mobili, la biancheria e gli abiti finiscono sulle
bancarelle della Cianciulli, incaricata dalla stessa Rabitti,
a suo dire, di sbrigare le sue cose dopo le nozze in Umbria.
Nell'agosto del 1940 tocca alla Setti. Un'amica premurosa - confida
ai paesani - le aveva trovato un posto come direttrice in un collegio
fiorentino, per cui deve partire. Il 5 settembre sparisce e i
suoi effetti personali insieme alle cose della casa vengono venduti
dalla Cianciulli.
Due mesi più tardi anche la Cacioppo, il 30 novembre 1940, si
dilegua subito dopo una visita a casa Cianciulli. Una grande amica
le aveva trovato un posto da magazziniera all'Amministrazione
dei Monopoli di Firenze, aveva comunicato a tutti, così doveva
trasferirsi. Anche lei, assicura poi Leonarda, affida i propri
beni alla rigattiera per venderli ed incassarne il ricavato.
La situazione comincia a diventare sospetta. A Correggio la gente
inizia a mormorare, tutti suppongono che dietro la scomparsa delle
tre donne ci sia ben più di quanto raccontato da loro stesse.
Pensano che ci sia la Cianciulli, troppo strana, quasi dotata
di facoltà paranormali, forse pericolosa.
La signora Fanti, cognata della Cacioppo, va addirittura
dai carabinieri, per niente convinta della fuga della parente.
Le forze dell'ordine le rispondono che non ci sono prove, allora
inizia le sue indagini private. Si piazza sotto un portone di
via Cavour, osserva, interroga e analizza. Scopre che Leonarda
ha venduto tutte le scarpe, i vestiti e l'unico cappotto della
cognata e si chiede perciò con quali abiti questa sia partita
per Firenze. Gira l'enigma al questore di Reggio Emilia che lo
trova interessante e si incarica personalmente delle indagini.
Verso la metà del gennaio successivo il parroco di San Giorgio
in Correggio don Adelmo Frattini vende dei titoli, tra
i quali risulta anche il buono del tesoro H-241985. E' uno di
quelli di proprietà dell'ex cantante lirica. Scatta l'interrogatorio,
il prete dichiara di avere ricevuto il titolo da Abelardo Spinabelli
il quale non esita a confessare di averlo avuto dalla sua amante,
Leonarda.
La donna è arrestata ei il suo appartamento perquisito. Gli investigatori
trovano una dentiera nel pozzo nero e resti di ossa umane frantumate
in solaio.
La Cianciulli confessa quasi subito. Racconta di aver ucciso di
sua mano la Setti, di averla fatta a pezzi e di aver distrutto
il cadavere bollendolo in un calderone insieme alla soda caustica.
Dice di aver dato le trentaduemila lire che la Setti aveva in
tasca a Spinabelli il quale, secondo il suo racconto, si sarebbe
occupato della seconda e della terza vittima. Nascosti entrambi
in uno stanzino buio avevano assalito le due donne e le avevano
fatte fuori. Poi il cascinaio, esperto macellaio, aveva squartato
rapidissimo i cadaveri e lei aveva saponificato i pezzi per farli
scomparire.
Le dichiarazioni vengono confermate dal ritrovamento dei soldi
in casa di Spinabelli, subito arrestato. Anche Don Adelmo Frattini
viene portato in carcere, accusato di favoreggiamento e ricettazione.
La coppia gli aveva affidato soldi e gioielli delle assassinate
per nasconderli e lui li aveva infilati nella cassetta delle elemosine
della chiesa di Vezzano sul Crostolo. Lo stesso primogenito della
saponificatrice viene fermato per favoreggiamento.
Ad istruttoria quasi conclusa la Cianciulli sogna la Vergine con
in braccio un bambino nero e, spinta dall'incubo considerato premonitore,
chiede un colloquio straordinario con il giudice. L'intera deposizione
cambia. Assicura di essere stata lei l'unica artefice degli assassini,
di avere squartato e poi saponificato i corpi completamente da
sola. Gli inquirenti le credono solo in parte: il cascinaio ed
il sacerdote vengono condannati esclusivamente per ricettazione
mentre il figlio viene ritenuto complice della donna troppo esile
e minuta per avere agito da sola.
Rinchiusa nel manicomio criminale di Aversa, la saponificatrice
scrive le sue memorie. Più di settecento pagine dattiloscritte
e divise in sei capitoli. Confessioni di un'anima amareggiata
narra fino nei minimi particolari le tecniche di smembramento
dei cadaveri, la loro bollitura e dispersione. Vi si legge di
torte fatte di sangue umano mescolato alla marmellata o alla cannella
o, ancora, alla vaniglia e farcite con polvere di ossa umane di
essere servite agli ospiti. Ma anche di come con il grasso delle
vittime che affiorava dal calderone la saponificatrice realizzasse
una moltitudine di candele. E il movente. Ventisette anni prima
sposando Raffaele Pansardi, la donna si era opposta alla volontà
della madre che l'aveva promessa sposa ad un cugino. Onta imperdonabile
che le era costata una maledizione in punto di morte da parte
della genitrice: tutti i suoi figli sarebbero morti prima di lei.
E così era stato. Leonarda aveva partorito diciassette bambini
e solo quattro erano sopravvissuti. Ogni volta che le capitava
di sognare la madre uno dei suoi figli smetteva di respirare.
Per sconfiggere il maleficio la saponificatrice aveva tentato
ogni esorcismo e quando aveva letto nei libri del figlio universitario
di come nell'antichità si praticassero sacrifici umani per calmare
le ire degli dei, si era convinta che quella doveva essere la
strada da perseguire. Nel testo americano Il mistero della
quinta strada conosce la storia di uno scienziato che uccide
per trovare all'anima delle sue vittime un corpo migliore e si
persuade di dover fare lo stesso.
Per questo, scrive, uccide la Rabitti. La Soavi, invece, credeva
fermamente nella vita dopo la morte e, a detta della saponificatrice,
è lei stessa a pregarla di ucciderla, certa che con i suoi poteri
da strega l'avrebbe fatta rivivere in una forma più perfetta.
Con la Cacioppo le sorge qualche dubbio perché fino ad allora
non era riuscita a rianimare nessuna delle sue vittime. Ma un
altro sogno - un braccio che la tira forte verso un precipizio
- la spinge definitivamente ad agire.
Laura Coricelli/Grandinotizie.it/7 maggio 2001
ore 12:15
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