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Storia di Unabomber
Il serial killer senza volto che terrorizza il Nord-Est

Continua a colpire Unabomber. Il 2 novembre 2001 esplode un ordigno al cimitero di San Giovanni di Motta di Livenza. Vittima dell'esplosione è una sessantaquattrenne del posto, rimasta colpita all'occhio destro e ad entrambe le mani. La donna stava sistemando alcuni lumini vicino ad una tomba di famiglia. Uno di questi si è rivelato una trappola.

L'ultimo ferimento risale a circa un anno fa. Il 6 novembre 2000 in un supermercato di Portogruaro, un tubetto di concentrato di pomodoro scoppia nelle mani di Nadia Da Ros, una casalinga trentasettenne di Roveredo in Piano (Pordenone). La donna viene operata all'ospedale di Pordenone e le viene riattaccata la falange del pollice sinistro.
Solo pochi giorni prima - il 3 novembre - un uomo trova un uovo imbottito di esplosivo in una confezione da sei comprata nello stesso supermercato del portogruarese da cui proveniva il tubetto di conserva.

La nuova ondata di episodi - culminata il 18 novembre con la scoperta di un tubetto di maionese finito per fortuna integro nella mani degli investigatori - è accompagnata da una serie di falsi allarmi, scherzi e tentativi di emulazione. Dopo queste esplosioni ben quattro procure (Udine, Pordenone, Venezia e Treviso) si attivano nel cercare di identificare il misterioso dinamitardo che da sei anni semina periodicamente il panico tra Veneto e Friuli.

Ma Unabomber ha cominciato a colpire dal 1994. La sua prima comparsa risale al 21 agosto, quando un tubo bomba scoppia a Sacile (Pordenone). I feriti non gravi sono tre, presenti alla frequentatissima sagra degli Osei di Sacile. Seguono poi esplosioni a Pordenone (17 dicembre) e Aviano (18 dicembre). Unabomber torna in azione nel 1995: il 5 marzo ad Azzano Decimo e il 30 settembre a Pordenone. Altri casi sono registrati ad Aquileia e Latisana nell'udinese e a Bibione nel veneziano.

Nel 1996 è la volta di Claut (Pordenone), Fiume Veneto (Pordenone), Bibione e Lignano. Nel febbraio 2000, infine, viene trovato un ordigno a Poincicco di Pordenone. Il 7 luglio un tubo-bomba ferisce Giorgio Novelli, un ex carabiniere che si trovava sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro (Udine). Una decina in tutto i feriti dei vari episodi, non tutti compiuti con la stessa tecnica e non tutti, appunto, con esiti sanguinosi.

Secondo Pier Luigi Rocco quella di Unabomber "è una sfida, non vuole uccidere". Il medico psichiatra, docente di psicoterapia all'università di Udine e Trieste, incaricato di stendere l'identikit del serial killer, dà questa interpretazione basandosi sui fatti. Nessuna delle sue azioni, infatti, è stata mortale: molti feriti, anche gravi, ma mai decessi.

Questo il profilo compilato dagli esperti: sarebbe un uomo di un'età compresa tra i 30 ed i 50 anni, molto abile nei lavori manuali e con buone conoscenze tecniche. Forse un ex militare (ma esistono molti siti Internet di facile comprensione, che offrono semplici spiegazioni sulla preparazione di un ordigno esplosivo), che vive da solo o con genitori molto anziani. Agisce quando sente di più la distanza tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere, quindi soprattutto nei giorni di festa. Probabilmente è una persona frustrata che svolge un lavoro poco gratificante, sebbene molto probabilmente sia laureato.


Laura Coricelli/Grandinotizie.it


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