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Siamo nella notte
tra il 15 e il 16 novembre del 1994, Gianfranco Stevanin
- insospettato autore di multipli stupri e omicidi - rimorchia
una prostituta austriaca, Gabriella Mugser. Insieme si
recano nella casa di famiglia a Terrazzo, vicino Legnano, nella
bassa veronese. Nell'appartamento Stevanin comincia a scattare
foto pornografiche alla giovane donna. Cinque, sei, sette, ma
all'ottava foto la Mugser si ribella, e solo dopo essere stata
stuprata e aver promesso una somma ingente al suo carnefice, riesce
a scappare e ad avvertire una volante della polizia.
Comincia così la lunga storia agghiacciante di cui Stevanin è
il protagonista. Inizialmente incolpato di violenza sessuale,
piano piano si scopre che egli è in realtà autore di altri delitti,
tutti a sfondo sessuale, di cui conserva le tracce nel suo giardino
di casa. Delitti violenti commessi su giovani prostitute, molte
delle quali di origine slava. Dopo aver promesso denaro in cambio
di prestazioni sessuali, Stevanin soffoca o strangola le vittime
per poi sfigurarle, mutilarle e seppellirne i resti nei terreni
di sua proprietà. Alla fine si scopre che ha ucciso cinque donne,
tra cui Biljana Pavlovic serba di 25 anni, Claudia Pulejo
italiana di 29, Blazenka Smoljo croata di 24 anni e Roswita
Adlassing, austriaca di 23 anni. L'ultima vittima non è stata
mai identificata.
Al momento della sua cattura Gianfranco Stevanin è un ragazzo
robusto di trentaquattro anni che ama spacciarsi ora per un pilota
di aereo, ora per motociclista, ora per fotografo o per agente
di moda. La sua casa è un vero e proprio museo del "sadomasochismo
horror": fotografie hard, fruste, tutine di cuoio, lacci, borchie,
capi intimi e quant'altro.
In seguito alle perizie psichiatriche, ai verbali e alle perquisizioni
della sua casa, emerge un profilo psicologico inquietante, come
trapela dalle sue parole a proposito di una delle vittime: "Non
so neppure dire chi fosse e che nome avesse. Ricordo solo che
non la portai al casolare ma alla casa nuova. Mi pare fosse autunno.
Facemmo l'amore piegati su un fianco, io le misi le mani intorno
al collo e lei morì. La portai al casolare, lasciai lì il corpo
un paio di giorni, poi presi un taglierino da balsa, tagliai prima
una gamba in due pezzi, poi l'altra, quindi le braccia. Le ho
tagliato anche la testa, l'ho rasata e non ricordo se ho fatto
dei pezzi anche del tronco. Ho lavorato diverse notti…". Stevanin
aveva inoltre una vera e propria mania per i peli pubici delle
donne. Una volta prelevati dai corpi li conservava gelosamente
in appositi contenitori per poi riempire i cuscini di casa.
Il 6 ottobre del 1997 si apre a Verona il processo. Oltre che
degli omicidi di Pulejo, Pavlovic, Smoljo e di una donna sconosciuta,
Stevanin è accusato dell'omicidio della prostituta austriaca Roswita
Adlassing. E ancora l'accusa attribuisce all'uomo l'assassinio
di un'altra sconosciuta ritratta in alcuni negativi trovati in
casa del killer, ma non viene trovata nessuna prova.
Il 28 gennaio 1998 dopo ben 19 udienze la Corte d'Assise di Verona
condanna Stevanin all'ergastolo accusandolo di sei omicidi e di
una violenza carnale. I legali ricorrono in appello e l'udienza
viene fissato il 22 marzo del 1999. Gli avvocati difensori avanzano
la tesi che al momento degli omicidi l'imputato fosse incapace
di intendere e di volere. La difesa parla di un "buco nero nel
cervello" che avrebbe provocato "gravi alterazioni comportamentali".
Come prova presentano in aula una risonanza magnetica dalla quale
si apprende che Stevanin aveva "lesioni astrofico degenerative
in entrambi i lobi frontali". I medici scrivono: "Si ritiene che
al momento degli omicidi la sua capacità di intendere e di volere
fosse grandemente scemata, mentre quella di volere fosse praticamente
inesistente". Il 7 luglio del 1999 la Corte d'Assise d'appello
riduce la pena di Stevanin a dieci anni e sei mesi di carcere
e inoltre ordina un ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario
per la durata minima di dieci anni.
Ma nel novembre del 1999 il procuratore generale di Venezia Augusto
Nepi presenta ricorso in Cassazione, chiedendo l'annullamento
della sentenza d'Appello. Il 24 maggio del 2000 la Cassazione
gli dà ragione e rinvia il caso ad una nuova sezione d'appello
che incarica quattro esperti di medicina legale, psichiatria e
neurologia di scandagliare tutte le dimensioni della mente dell'imputato.
La nuova udienza si è svolta il 19 marzo 2001. Il confronto tra
i periti verteva sull'esito della perizia affidata ad un pool
di specialisti. Tale confronto ha occupato tutta l'udienza e il
processo è stato rinviato a giovedì 22 marzo. E questa volta la
Corte d'Assise d'appello ha condannato Stevanin all'ergastolo
perché in grado di intendere e di volere.
Marianna Balfour/Grandinotizie.it/Aggiornato
al 22 marzo 2001 ore 13:30
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