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Le perizie psichiatriche
hanno un'importanza cruciale nell'esito del processo: possono
scagionare o condannare l'imputato. Ma come avviene una perizia?
Quali sono i principali problemi incontrati dagli psichiatri?
Lo abbiamo chiesto a Ezio Moretti, neuropsichiatra che
ha seguito alcuni tra i più eclatanti casi italiani, tra i quali
Luigi Chiatti, il cosiddetto mostro di Foligno.
Può spiegarmi il percorso da seguire nell'analisi di una personalità
alla base di una perizia psichiatrica?
"Ci sono diversi momenti. In genere si comincia con l'anamnesi
che serve per capire la sfera familiare e personale. L'anamnesi
mette in evidenza le aggressioni patogene (che generano malattie
n.d.r.) di cui ha sofferto il soggetto sia sul piano fisico che
su quello psichiatrico. Dopodiché si esamina la modalità del reato
compiuto."
A seconda del reato vengono fatte perizie diverse?
"No. La malattia mentale è dovuta a una serie di alterazioni di
carattere genetico, comunicativo e interpersonale. Quindi vengono
coinvolti gli aspetti biologici, sociologici e psicologici. La
perizia esamina tutti questi aspetti."
Quali strumenti vengono adoperati?
"Si ricorre al colloquio psichiatrico, alla somministrazione di
test proiettivi e di questionari semistrutturati. Il più usato
è l'Mmpi (Minnesota Multiphasic personality inventory)
che comprende più di 500 affermazioni a cui il soggetto deve rispondere
si o no. C'è poi il test di Rorschach che indaga gli aspetti
strutturali e affettivi della personalità, i test di livello,
come la scala Weiss, che misura gli aspetti cognitivi ed
intellettivi. Personalmente io uso molto il test del disegno dell'albero."
Vengono eseguiti anche esami ematochimici per rilevare la produzione
ormonale, Tac, risonanze magnetiche?
"Certamente. Come le dicevo la malattia mentale riconosce una
componente biologica. Se mi trovo davanti a un ipotiroidismo oppure
ad un'epilessia, la perizia deve esaminare anche questi aspetti."
L' obiettivo della perizia è di dimostrare che quella persona,
al momento del delitto, era in grado o meno di intendere e volere.
Come si chiarisce questa capacità?
"Sto facendo un'indagine peritale, su incarico del Tribunale,
su un albanese che ha ucciso un gay e poi lo ha bruciato. Devo
valutare se al momento del reato era in grado di intendere e volere.
In questo caso mi trovo di fronte a un'enorme difficoltà. Questa
persona è maomettano quindi è molto importante da parte mia studiare
quelli che sono gli aspetti culturali. Devo valutare se il reato
ha una corrispondenza con quella che è la sua visione del mondo
e se questa corrispondenza è di natura patologica o semplicemente
culturale."
La dicitura "In grado di intendere e di volere", che peraltro
risale agli anni '30, è stata oggetto di polemiche in quanto ridurrebbe
le azioni umane al binomio intendere e volere, quando la psichiatria
ci insegna che la realtà è molto più complessa. Cosa ne pensa?
"E' vero. Ma è altresì vero che la formulazione è così imprecisa
che ci posso mettere tutto dentro. Ammettiamo che domani scopriamo
che la capacità di intendere di una persona è legata ad un gene
particolare. Se questo gene è alterato potrò portare avanti la
tesi dell'incapacità di intendere. In America la situazione è
molto diversa: si condanna in base al reato e non alle motivazioni.
L'importante è appurare che il soggetto sapeva di commettere un
reato e di andare contro la legge, dunque anche uno schizofrenico
viene condannato a morte. In Italia questo non succede, perché
la difesa individuale supera quella sociale".
Avviene che una persona viene giudicata in grado di intendere
ma non di volere?
"Certamente. Nella manifestazioni di carattere ossessive per esempio
il soggetto ha la capacità di intendere e non di volere. Magari
è costretto a fare dieci volte su e giù per il corridoio di casa
prima di uscire. Noi dobbiamo ricorrere a queste distinzioni e
dobbiamo valutarle nel momento della perizia."
E in questi casi è il giudice che prende la decisione finale?
"Certo."
Chi decide di fare la perizia?
"Il giudice. A volte in modo autonomo in base alle sue considerazione.
Altre volte in base alla richiesta degli avvocati."
Quanti incontri si fanno per fare la perizia?
"In genere il numero degli incontri varia, dipende dal soggetto"
Che cosa si intende per disturbo di personalità?
"Beh non è una malattia come la schizofrenia. Tutti noi abbiamo
una personalità, c'è chi è euforico, chi allegro, chi silenzioso
ecc. Prenda Roberto Benigni per esempio, io mi aspetto che da
un momento all'altro si ammali di depressione. E' talmente sopra
le righe… è una specie di mania cronica. Mi auguro di no ma se
domani mi dicessero che è caduto in depressione non mi meraviglierei
affatto"
Quindi il disturbo di personalità non è una malattia?
"Può non esserlo. Per esempio una personalità ossessiva compulsiva
(impulsi irrefrenabili che spingono il soggetto a compiere determinate
azioni in modo ripetitivo e ossessivo n.d.r.) può essere un disturbo
di personalità che non compromette necessariamente la capacità
di intendere e volere. Da questa personalità però si può scivolare
verso il disturbo ossessivo vero e proprio e in tal caso ci troviamo
di fronte ad una malattia."
Capita che gli psichiatri coinvolti nella stessa perizia arrivino
a conclusioni completamente diverse?
"Certo. E' quello che succederà nel caso Pellizzari, ex
brigatista rosso che a Todi ha cercato di compiere una rapina.
Se io dico che ha capacità di intendere e di volere i periti di
parte mi aggrediranno. Se io invece dico che non ha capacità di
intendere e di volere allora l'accusa mi aggredirà."
Nei confronti delle perizie i giudici che atteggiamento hanno?
"In genere danno ragione al perito d'ufficio".
Fino a che punto vale il segreto professionale?
"Il segreto professionale c'è sempre, in qualsiasi caso. Se non
ho l'autorizzazione dal soggetto non posso dichiarare la natura
della malattia o della terapia. C'è un contratto tra il medico
e il paziente che io devo rispettare."
Come ci si sente se viene fatta una perizia che poi risulta
essere sbagliata?
"Pensi a quante persone vanno al pronto soccorso ogni giorno.
Facciamo un milione in tutta Italia? Lei poi legge sui giornali
"malasanità", perché è stato dato un giudizio diagnostico sbagliato.
Questo può succedere sempre. Teoricamente io posso essere anche
denunciato. Ma c'è da dire che dal punto di vista giuridico il
giudice può rifiutare una perizia, anche se mi è capitato solo
una volta."
Le storie di serial killer vanno molto di moda oggi nei libri
e film. Pensa che le trasposizioni fatte siano veritiere?
"Beh sono molto romanzate. Molto spesso i serial killer che vengono
rappresentati non sono dei serial killer, ma questo avviene anche
nella realtà. Vittorino Andreoli per esempio continua a
presentare Luigi Chiatti come un serial killer mentre è
un pluriomicida. Ci sono due libri che mi sono piaciuti molto.
Uno è Serial killer di Joel Norris (in inglese) e l'altro
Anatomia del serial killer di Ruben de Luca."
La malattia mentale nel cinema. Cosa ne pensa?
"Beh ho visto di recente la Stanza del figlio di Nanni
Moretti. Mi è piaciuto perché ho trovato una corrispondenza assoluta
tra i quadri patologici presentati e la realtà clinica. L'Ossessivo
era un ossessivo, il paranoico era un paranoico, il disturbo di
personalità un disturbo di personalità."
Marianna Balfour/Grandinotizie.it/18 aprile
2001 ore 12:30
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