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Dopo il voto del 13 maggio 2001
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Le prospettive di maggioranza ed opposizione

Sette anni dopo la prima volta, Silvio Berlusconi torna a Palazzo Chigi. Ci sono almeno tre elementi che giocano a favore del centrodestra per un governo duraturo. Primo: la maggioranza blindata. La Casa delle libertà non è maggioranza assoluta nel Paese ma i numeri di cui dispone in Parlamento non ammettono dubbi. Il sostegno della Lega non è indispensabile come nel 1994 e il resto del centrodestra sembra assolutamente fedele al Cavaliere. Secondo: la mancanza di scadenze elettorali di rilievo fino al 2004. Caso unico tra i Paesi Ue, l'Italia non andrà a votare per quasi tre anni. In passato le elezioni di medio termine (comunali, regionali e europee) si sono a volte rivelate trappole pericolose per chi governava. Le Regionali del 2000 provocarono la fine del governo di Massimo D'Alema, che, fidandosi dei sondaggi a disposizione, aveva cercato di usare quella tornata elettorale per risolvere i problemi politici nella sua maggioranza. Fino al 2004 sarà impossibile verificare a livello nazionale lo stato di salute di partiti e coalizioni. Per Berlusconi un problema in meno. Terzo: la fragilità dell'opposizione. Nell'Ulivo non si è ancora capito chi debba guidare l'opposizione. I Democratici di sinistra continuano a litigare in vista del congresso. La Margherita, dal canto suo, malgrado il risultato elettorale positivo non sembra in grado di trasformarsi in un soggetto politico coerente. Dietro gli altri partiti sembrano ancora più confusi. Per il centrosinistra la "traversata del deserto" dell'opposizione si annuncia lunga e faticosa.

Ma non saranno rose e fiori neppure per Berlusconi. All'inizio il Cavaliere aveva impostato il suo "bis" all'insegna della moderazione e del fair play nei confronti dell'opposizione. Dopo il tragico G8 di Genova il clima politico si è fatto teso. Il governo è stato accusato di non aver saputo gestire il controllo dell'ordine pubblico. Dall'estero sono piovute accuse pesantissime e nel Paese si respira un clima di sospetto come non accadeva da anni.

Tutt'altro che scontata la pace sociale auspicata dal premier al momento dell'insediamento. Per la vittoria del 13 maggio il Cavaliere ha potuto contare sul sostegno di Agnelli e di Confindustria. Al momento della formazione del governo, si è addirittura parlato di una sorta di "tutoraggio" dell'Avvocato nei confronti del Berlusconi bis. La scelta di Ruggiero alla Farnesina porta il marchio inconfondibile di casa Agnelli. Ma ora l'appoggio deve essere ripagato. Ai primi tentennamenti del premier sulla libertà di licenziamento, Agnelli è subito intervenuto per dire che "l'economia italiana non sta così bene come dice Berlusconi". Messaggio forte e capito da tutti. Cerca di approfittarne la Lega, che improvvisamente si scopre contro "licenziamenti e riduzione delle pensioni" e si ritaglia un margine di autonomia all'interno della maggioranza. Intanto il superministro dell'Economia Giulio Tremonti si muove cauto su conti pubblici e previdenza, cercando di conciliare le promesse elettorali e la dura legge dei numeri. Sostiene di aver ereditato dal centrosinistra un buco di 25mila miliardi nel bilancio dello Stato. Non tutti, a destra, sono disposti a credergli e si sono già levati i primi mugugni.

Una maggioranza sicura non produce automaticamente un governo forte. E l'assenza di un'opposizione efficace può alla lunga rivelarsi un limite per chi governa.


Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/10 settembre 2001


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