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L'attenzione dei
giornali si concentra sull'elezione dei presidenti di Camera e
Senato. Il 30 giugno tutti i titoli d'apertura sono per l'elezione
di Marcello Pera a Palazzo Madama. Coro unanime di elogi.
Sul Corriere della Sera Paolo Franchi sostiene che
"il governo perde un buon ministro prima di nascere, in compenso
il Senato guadagna con ogni probabilità un ottimo presidente".
Paolo Guzzanti sul Giornale sfiora i toni dell'elegia:
"Sì, certo. L'emozione. Ma qualcosa di più, di inatteso, anzi
di nobile: la nobiltà della democrazia parlamentare ai livelli
più alti che ieri ha assunto la voce, la postura e le sembianze
di Marcello Pera".
Giovanni Sabbatucci sul Messaggero è più realista
e prende atto che si è scelto Pera per fare spazio al Ministero
di Grazia e Giustizia a Roberto Maroni. Su Repubblica
Giuseppe D'Avanzo apprezza l'equilibro e la sobrietà del
neo presidente del Senato. Voce dissonante quella del direttore
della Stampa Marcello Sorgi. In un breve editoriale
invita a frenare gli entusiasmi. Soltanto i prossimi mesi diranno
se Pera è davvero un campione di tolleranza e di liberalismo.
Il titolo più originale è senza dubbio quello di Diario
:"Ed è subito Pera". Il settimanale diretto da Enrico Deaglio
va controcorrente e ricorda come Pera, da strenuo sostenitore
di Mani Pulite all'inizio degli anni Novanta, sia divenuto un
liberal ultra garantista, schieratosi più volte contro i magistrati.
Per l'elezione di Pier Ferdinando Casini il tono dei giornali
è meno solenne e molto più ironico. Si sprecano le battute sull'invocazione
da parte di Casini della Madonna di San Luca, protettrice dei
bolognesi. Massimo Gramellini sulla Stampa definisce
il nuovo Presidente della Camera "un cattolico sbadato, accorato
praticante ma ancor più fervido peccatore. Con uno come lui non
sono i deputati a doversi preoccupare, ma casomai la Madonna".
Marco Tarquinio sull'Avvenire sottolinea e apprezza
le radici cristiane del discorso d'insediamento.
Se nel centrodestra si discute della composizione del governo,
nel centrosinistra è cominciata la resa dei conti. In particolare,
è il dibattito all'interno dei Democratici di sinistra a catalizzare
l'attenzione dei media. Interessante l'editoriale di Furio
Colombo sull'Unità del 2 giugno. La domanda chiave
è: "Che opposizione sarà?". Miriam Mafai su Repubblica
dello stesso giorno non usa mezzi termini: "Assistendo alla riunione
della direzione dei Ds abbiamo avuto drammaticamente l'impressione
di assistere alla chiusura di un ciclo, alla fine di un partito".
Anche il Giornale segue con attenzione il dibattito all'interno
della Quercia. Roberto Gervaso sostiene che "un partito
di sinistra deve farsi temere: più incute paura, più riscuote
consensi. (…) Non può blandire: deve atterrire". Sullo stesso
quotidiano Antonio Socci accusa Veltroni di "frivolezza
del travestimento e un certo spregiudicato opportunismo nell'occultare
la propria storia". Sul Manifesto Luigi Pintor attacca
invece Massimo D'Alema: "Non è un oppositore ma un interlocutore
di Berlusconi, con alcune affinità mentali. E non è un socialdemocratico,
magari di destra, ma un post craxiano. Il gemellaggio con Giuliano
Amato è siamese".
Grandinotizie.it/4 giugno 2001 ore 18:06
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