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La settimana dal 28 maggio al 3 giugno 2001
Pera, Casini & co.
Eletti i presidenti delle Camere. Si discute nei Poli

L'attenzione dei giornali si concentra sull'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Il 30 giugno tutti i titoli d'apertura sono per l'elezione di Marcello Pera a Palazzo Madama. Coro unanime di elogi. Sul Corriere della Sera Paolo Franchi sostiene che "il governo perde un buon ministro prima di nascere, in compenso il Senato guadagna con ogni probabilità un ottimo presidente".

Paolo Guzzanti sul Giornale sfiora i toni dell'elegia: "Sì, certo. L'emozione. Ma qualcosa di più, di inatteso, anzi di nobile: la nobiltà della democrazia parlamentare ai livelli più alti che ieri ha assunto la voce, la postura e le sembianze di Marcello Pera".

Giovanni Sabbatucci sul Messaggero è più realista e prende atto che si è scelto Pera per fare spazio al Ministero di Grazia e Giustizia a Roberto Maroni. Su Repubblica Giuseppe D'Avanzo apprezza l'equilibro e la sobrietà del neo presidente del Senato. Voce dissonante quella del direttore della Stampa Marcello Sorgi. In un breve editoriale invita a frenare gli entusiasmi. Soltanto i prossimi mesi diranno se Pera è davvero un campione di tolleranza e di liberalismo. Il titolo più originale è senza dubbio quello di Diario :"Ed è subito Pera". Il settimanale diretto da Enrico Deaglio va controcorrente e ricorda come Pera, da strenuo sostenitore di Mani Pulite all'inizio degli anni Novanta, sia divenuto un liberal ultra garantista, schieratosi più volte contro i magistrati.

Per l'elezione di Pier Ferdinando Casini il tono dei giornali è meno solenne e molto più ironico. Si sprecano le battute sull'invocazione da parte di Casini della Madonna di San Luca, protettrice dei bolognesi. Massimo Gramellini sulla Stampa definisce il nuovo Presidente della Camera "un cattolico sbadato, accorato praticante ma ancor più fervido peccatore. Con uno come lui non sono i deputati a doversi preoccupare, ma casomai la Madonna". Marco Tarquinio sull'Avvenire sottolinea e apprezza le radici cristiane del discorso d'insediamento.

Se nel centrodestra si discute della composizione del governo, nel centrosinistra è cominciata la resa dei conti. In particolare, è il dibattito all'interno dei Democratici di sinistra a catalizzare l'attenzione dei media. Interessante l'editoriale di Furio Colombo sull'Unità del 2 giugno. La domanda chiave è: "Che opposizione sarà?". Miriam Mafai su Repubblica dello stesso giorno non usa mezzi termini: "Assistendo alla riunione della direzione dei Ds abbiamo avuto drammaticamente l'impressione di assistere alla chiusura di un ciclo, alla fine di un partito". Anche il Giornale segue con attenzione il dibattito all'interno della Quercia. Roberto Gervaso sostiene che "un partito di sinistra deve farsi temere: più incute paura, più riscuote consensi. (…) Non può blandire: deve atterrire". Sullo stesso quotidiano Antonio Socci accusa Veltroni di "frivolezza del travestimento e un certo spregiudicato opportunismo nell'occultare la propria storia". Sul Manifesto Luigi Pintor attacca invece Massimo D'Alema: "Non è un oppositore ma un interlocutore di Berlusconi, con alcune affinità mentali. E non è un socialdemocratico, magari di destra, ma un post craxiano. Il gemellaggio con Giuliano Amato è siamese".

Grandinotizie.it/4 giugno 2001 ore 18:06


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