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  Massimo D’Alema

Massimo D’Alema
Politico, nato il 20 aprile 1949 a Roma
 
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Giornalista professionista, ha collaborato per Rinascita e l’Unità di cui è stato direttore dal 1988 al 1990. Il suo impegno politico inizia nel 1963, quando s’iscrive alla Federazione giovanile comunista italiana, della quale diventa segretario nazionale nel 1975. Nel 1983 entra nella direzione del Partito comunista e quattro anni dopo viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati.

Con Achille Occhetto è tra i dirigenti che, nel 1989, trasformano il Pci in Partito democratico della sinistra di cui diventa prima coordinatore politico nel 1990 e poi segretario nazionale, nel 1994 dopo la sconfitta dei Progressisti alle elezioni e le dimissioni di Occhetto.

Guida una dura opposizione al governo Berlusconi. Stringe un patto con Rocco Buttiglione e Umberto Bossi che porta alla caduta del governo del Polo e alla nascita del governo Dini nel gennaio 1995. Abile politico, è il regista della vittoria del centro-sinistra alle politiche del ’96 e dell’ascesa di Romano Prodi al governo.

Il 5 febbraio 1997 viene nominato presidente della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali. Ma, dopo circa un anno, la bicamerale naufraga: maggioranza e opposizione non riescono a trovare un accordo sul tema sempre scottante della Giustizia.

Il 21 ottobre, caduto il governo Prodi, viene eletto presidente del Consiglio dei Ministri con l’appoggio determinante dell’Udr, una nuova formazione politica composta da parlamentari eletti in prevalenza nel centro-destra guidata da Francesco Cossiga e Clemente Mastella. Per molti è il tradimento dello spirito dell’Ulivo. Primo post-comunista alla guida di un governo italiano, come premier appoggia la Nato nella missione in Kosovo conquistando affidabilità internazionale. Nell’aprile del 2000 si dimette in seguito alla sconfitta della maggioranza nelle elezioni Regionali.

Assume la carica di Presidente dei Ds, ma all'interno del partito è in rotta con il segretario Walter Veltroni. Decide di presentarsi solo nell'uninominale di Gallipoli, senza "paracadute" nel proporzionale. Contro di lui si scatena la campagna del Polo, che in campagna elettorale porta tutti i suoi leader nel Salento. D'Alema vince il duello con Alfredo Mantovano (An), ma in molti lo accusano di aver pensato solo a se stesso, facendo poca campagna per l'Ulivo.

Sorprende tutti nel luglio 2001, quando dichiara che i Ds dovrebbero manifestare contro il G8 di Genova. Era stato lui, infatti, a proporre il capoluogo genovese per il vertice. Quando in città scoppia il finimondo e un manifestante viene ucciso dai Carabinieri, D'Alema fa dietrofront.

Appoggia la candidatura di Piero Fassino alla segreteria dei Ds. E, come sempre, scatena polemiche.

Ha scritto: Dialogo su Berlinguer (Giunti 1994); La Sinistra nell’Italia che cambia (Feltrinelli 1997); La grande occasione. L’Italia verso le riforme (Mondadori 1997); Parole a vista (Bompiani 1998); Kosovo. Gli italiani e la guerra (Mondadori 1999).

Di lui Gad Lerner ha detto: “D’Alema intimidisce i giornalisti perché pensa che spaventandoli lo tratteranno con maggiore riguardo. E’ uno che ti urla addosso, che si siede accanto a te e ti dimostra con lunghe premesse che sei un cialtrone, un incapace”.

  Grandinotizie.it/ 15/aprile/2002
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