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Nel panorama attuale della politica italiana, la presidente dei Verdi Grazia Francescato rappresenta un’eccezione per più di un motivo. Innanzitutto è l’unica donna tra i leader di partito. Poi non ha una formazione propriamente politica. Laureata in Lingue e Letterature Straniere alla Bocconi di Milano, lavora come giornalista per il Daily American e per Paese Sera.
Nel 1983 fonda Effe, prima rivista femminista in Italia. Collabora poi con Panorama e Repubblica ed è per anni corrispondente dell’Ansa da Bruxelles. Nel 1986 viene eletta nel Consiglio nazionale del Wwf e nel 1987 è candidata per i Verdi a Napoli. La sua carriera politica inizia quindi all’interno del movimento ambientalista. Dal 1992 al 1998 è presidente del Wwf Italia. Nel 1997 partecipa all’Advisory Board di Telecom Italia come esperta di temi ambientali. Il 30 luglio 1999 accetta di presiedere il Comitato promotore dei Verdi fino all’Assemblea costituente del gennaio 2000. Nasce allora la federazione dei Verdi e Grazia Francescato è eletta presidente con il 99 per cento.
Non facile il compito assunto. Il movimento dei Verdi in Italia non è mai riuscito a decollare e dopo la caduta del governo Prodi ha anche perso il ministero dell’Ambiente, considerato una prerogativa del partito. Diviso tra anime e culture diverse, ha rischiato più volte di scomparire. Le dimissioni di Luigi Manconi da portavoce dei Verdi nel giugno 1999 hanno messo in evidenza un’instabilità inconsueta per una forza così piccola.
La Francescato ha dalla sua una forte carica umana che la rende gradevole al pubblico, soprattutto quello televisivo. Si è comunque dimostrata tenace quando nei vertici di maggioranza ha reclamato con vigore più attenzione alle tematiche legate all’ambiente.
Alle elezioni del 13 maggio 2001 i Verdi si alleano coi Socialisti nel Girasole. Il risultato è un deludente 2,2 per cento.
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