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Negli anni universitari è il leader di Gioventù Studentesca, il movimento cattolico più vivace negli anni della contestazione studentesca. A fine anni Sessanta Roberto Formigoni fonda a Milano la rivista Cl, organo del movimento di Comunione e Liberazione. A metà degli anni Settanta dà vita a Movimento Popolare. E’ un’operazione di rilancio “dal basso” dei valori cattolici. La Democrazia Cristiana di quegli anni ne trae sicuramente giovamento. Nel 1984 viene eletto al Parlamento Europeo con oltre 500.000 preferenze. Un vero record per un esordiente. Dal 1987 al 1992 è vicepresidente dell’europarlamento. Negli anni Ottanta Formigoni è un personaggio molto noto tra i giovani. Predica la castità e si batte contro l’aborto. Nel 1990 si schiera contro l’intervento militare in Iraq. Parlamentare dal 1987, nel 1993 è sottosegretario all’Ambiente del governo Ciampi. Dopo la fine della Dc diventa presidente del Cdu di Buttiglione e si schiera con il centrodestra. Nel 1995 viene eletto presidente della Regione Lombardia.
Carica confermata nell’aprile 2000. Nel secondo mandato Formigoni si mette in luce per la sua proposta di devolution e per le sue polemiche con il governo di Roma guidato dal centrosinistra. E’ in Lombardia che il centrodestra sperimenta l’alleanza tra Polo e Lega poi riproposta per le politiche del 2001. Formigoni ha spesso uscite provocatorie. Sostiene che le Regioni devono avere la possibilità di stipulare accordi con altri Paesi e scatena una feroce polemica contro l’introduzione della “pillola del giorno dopo”.
Non è sbagliato definire Formigoni uno degli “ultimi democristiani”. Politico di razza, alterna toni da crociata a compromessi da realpolitik. Riesce a trasmettere l’immagine di un amministratore moderno e competente. Molto “lumbard” e molto europeo al tempo stesso. Forse per questo piace anche alla Lega.
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