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L'Italia che esce
dal fascismo e dalla Seconda Guerra Mondiale adotta il sistema
proporzionale per garantire la massima rappresentatività a tutte
le forze, anche a quelle più piccole.
Le prime elezioni nazionali sono quelle del 2 giugno 1946 che
eleggono l'Assemblea Costituente. Lo stesso giorno si vota anche
il referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e repubblica.
L'affluenza è alta, ma non altissima: vota l'89,1 per cento degli
aventi diritto. Al momento dell'istituzione del referendum, gli
ambienti più vicini alla monarchia avevano suggerito di rendere
il voto obbligatorio. Primo partito è la Democrazia Cristiana
con il 35,2 per cento. Il partito manterrà questo primato nelle
politiche fino alle elezioni del 5 aprile 1992, quando uscirà
fortemente ridimensionata, anche se sempre prima. Si scioglierà,
trasformandosi nel Ppi ( e poi in altre formazioni, Cdu, Ccd,
Udeur…) nel 1994.
Le elezioni della Costituente vedono il Partito Socialista attestarsi
al secondo posto con il 20,7 per cento. Terzo il Partito Comunista
con 18,9 per cento. L'altro dato rilevante è il 6,8 per cento
del Pli: l'Italia liberale va in soffitta. Il vero spartiacque
della storia politica italiana è il 1948. Alle elezioni del 18
aprile la Dc conquista il 48,5 per cento, sconfiggendo Pci e Psi
che, uniti nel Fronte Popolare, si fermano al 31 per cento. Dietro
di loro, il migliore risultato è il 7,1 per cento del Partito
Socialdemocratico. La Dc ha la maggioranza assoluta dei seggi,
ma Alcide De Gasperi opta sempre per governi di coalizione.
Le successive tornate elettorali, confermano la Dc stabile poco
sopra il 40 per cento. Il Pci si attesta sul 22-24 per cento.
I socialisti oscillano tra il 10 e il 14 per cento. Dietro questi
tre partiti, si fanno spazio i neofascisti del Movimento Sociale.
Per molti anni il Msi è il quarto partito nazionale.
La Dc scende sotto il 40 per cento nel 1963. Sono gli anni del
centrosinistra. La Dc di Aldo Moro punta a coinvolgere
il Psi in governi riformisti allo scopo di isolare i comunisti.
Operazione riuscita a metà. Il Pci supera il 25 per cento. Il
Psi è al 13,8 per cento. Si delinea una situazione che durerà
a lungo. La destra tradizionale abbandona la Dc e premia il Pli
(7 per cento). Governi instabili e litigiosi.
Nelle elezioni del 1968 il Pci supera il 30 per cento. Il Psi
è al 14,5 per cento. Nel 1972 si svolgono le prime elezioni politiche
anticipate. Il Pci fa un passo indietro (29 per cento). La Dc
è stabile. Il Psi crolla al 9,6 per cento. Boom del Msi con l'8,7
per cento. L'estrema destra raccogli i voti dell'elettorato moderato
che teme il sorpasso comunista.
Gli anni Settanta vedono un'Italia colorata di bianco e di rosso.
I parti laici (Pri, Pli, Psdi) sono tutti sotto il 4 per cento.
Riescono, grazie al proporzionale, a svolgere un ruolo politico
di primo piano. Impossibile dimenticare l'importanza di un uomo
politico come il segretario repubblicano Ugo La Malfa nelle
fasi più delicate di quegli anni. Il segretario del Pci Enrico
Berlinguer promuove il "compromesso storico" con la Dc, memore
del golpe cileno del 1973. Il Paese è sconvolto dal terrorismo
e dalla crisi economica. Per anni, il Pci, senza mai entrare in
un esecutivo, "governa" in Parlamento, votando insieme alla Dc
su moltissime questioni fondamentali. Le elezioni del 1976 segnano
il record per il Pci: 34,4 per cento. Il sorpasso non avviene
perché la Dc recupera al 38,7 per cento. Dietro questi due partiti,
c'è il vuoto. L'affluenza al voto è altissima: 93,4 per cento.
Soltanto nel 1953 e nel 1958 c'erano state affluenze maggiori:
93,8 per cento in entrambi i casi.
Le lezioni del 1979 segnano invece l'inizio del "riflusso". Gli
italiani sono segnati dal rapimento e l'uccisione di Moro e dal
terrorismo in generale. Vota il 90,6 per cento degli aventi diritto.
Il Pci cala al 30,4 per cento. Alla sua sinistra il Partito di
Unità Proletaria ottiene l'1,4 per cento. Exploit del Partito
Radicale di Marco Pannella che arriva al 3,5 per cento.
Comincia per il Pci un lento e inesorabile declino. Il 1983 vede
il tonfo della Dc (32,9 per cento), l'erosione del Pci (29,9 per
cento), la crescita del Psi (11,4 per cento), l'ottimo risultato
del Pri (5,1 per cento) che sfrutta l'opera di governo del suo
segretario Giovanni Spadolini. Il 1987 è l'anno del successo
del Psi di Bettino Craxi (14,3 per cento). La Dc è sopra
il 35 per cento, il Pci scende al 26 per cento. Nel 1992 crolla
la Dc (29,7 per cento) e la Lega Lombarda arriva all'8,7 per cento.
Il Pci non c'è più. Il Partito Democratico della Sinistra si ferma
al 16,1 per cento. Rifondazione comunista al 5,6 per cento. Il
Psi cala al 13,6 per cento. Sono le ultime elezioni col proporzionale.
Due anni dopo, il sistema maggioritario non riesce né a dare stabilità
al sistema né a impedirne la cronica frammentazione. Forza Italia
si attesta al 21 per cento. Alleanza Nazionale (ex Msi) al 13,5
per cento. Da allora nessuna formazione è andata poco oltre il
20 per cento.
Un dato sembra interessante. Quando in Italia due o più formazioni
si fondono, ottengono sempre un risultato inferiore alla somma
dei loro precedenti. Forse aveva proprio ragione il Guicciardini
a sottolineare l'amore degli italiani per il "particulare"…
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/16 marzo
2001 ore 19:32
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