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L'attuale legge
per l'elezione del Parlamento è stata approvata nell'estate del
1993 ed è entrata in vigore con le elezioni del 27 marzo 1994.
Si tratta di un sistema elettorale misto, con una parte maggioritaria
ed una proporzionale. Per spiegarla cerchiamo di affrontare un
punto alla volta.
Due camere
Il sistema parlamentare italiano è un bicameralismo perfetto.
Camera dei deputati e Senato hanno pari poteri. Una legge, ad
esempio, deve sempre ricevere la doppia approvazione. Il sistema
elettorale è però leggermente differente.
Camera dei deputati.
Possono essere eletti tutti cittadini che abbiano compiuto 25
anni. Votano i maggiori di 18. I deputati sono 630. Si vota con
due schede, una per il maggioritario, una per il proporzionale.
Dividendo la popolazione italiana (56,778,031) per il numero dei
deputati (630), si ha il numero di abitanti (90,123) necessario
ad eleggere un deputato. Per stabilire quanti deputati elegge
una regione, ad esempio, si divide il numero dei suoi abitanti
per 90,123. La Lombardia è la regione più popolosa ed elegge 98
deputati.
Le circoscrizioni
Tutto il territorio italiano è diviso in 27 circoscrizioni. In
genere corrispondono al territorio di un'intera regione. Piemonte,
Veneto, Lazio, Campania e Sicilia sono suddivise in due circoscrizioni.
La Lombardia in tre. La legge elettorale prevede che il 75
per cento dei deputati venga eletto con il sistema maggioritario
e il restante 25 per cento con il proporzionale.
Se una circoscrizione, ad esempio, ha diritto ad eleggere 42 deputati,
32 verranno eletti col maggioritario e 10 col proporzionale. Per
eleggere i 32 dell'uninominale, si divide il territorio in 32
collegi. Da ognuno di essi esce un solo deputato.
Collegi uninominali
In tutto il Paese sono 475, il 75 per cento di 630. Ogni lista
o coalizione presenta un solo candidato. Sulla scheda elettorale
possono comparire da uno a cinque simboli in sostegno ad ogni
nome. Si vota tracciando una croce sul nome del candidato o su
uno dei simboli che lo appoggiano. Vince il candidato che ottiene
la maggioranza dei voti. Basta anche un solo voto in più del secondo.
Se un deputato muore o si dimette bisogna svolgere votazioni suppletive
nel collegio che lo ha eletto.
Quota proporzionale, scorporo, sbarramento al 4 per cento,
lista bloccata
L'assegnazione dei seggi decisi dalla quota proporzionale comporta
lo scorporo parziale dei voti relativi alle elezioni dei candidati
collegati a quella lista nei collegi uninominali. Si sottraggono
i voti strettamente necessari alla conquista del seggio, cioè
i voti del candidato arrivato secondo più uno. Questo meccanismo
è stato adottato per evitare che le liste che fanno il pieno nei
collegi uninominali stravincano anche nel proporzionale. Si calcola
la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista, escludendo le
liste che non hanno raggiunto il 4 per cento. Si utilizza il metodo
del quoziente naturale e dei più alti resti. Determinato il numero
di seggi che spetta ad ogni singola lista a livello nazionale,
si passa a ripartirli tra le diverse circoscrizioni in proporzione
alle cifre elettorali conseguite dalle liste nelle diverse circoscrizioni.
In base ai seggi attribuiti alle liste circoscrizionali, vengono
proclamati eletti i candidati inseriti nella lista secondo l'ordine
progressivo di presentazione. Per l'impossibilità di esprimere
preferenze, la lista è detta "bloccata".
Liste civetta
Lo scorporo può essere aggirato dai partiti maggiori attraverso
la creazione delle cosiddette "liste civetta". Alcuni dei candidati
dei collegi maggioritari vengono collegati a liste finte, che
non raggiungeranno mai il 4 per cento. In questo modo il partito
più forte evita che nel proporzionale gli vengano sottratti i
voti ottenuti dal candidato vincitore.
Senato
Votano i maggiori di 25 anni. Per essere eletti senatori bisogna
invece aver compiuto quarant'anni. Si vota con una sola scheda.
I senatori eletti sono 315. Ad essi vanno aggiunti i senatori
a vita. Sono tutti gli ex presidenti della Repubblica e alcuni
cittadini nominati per altissimi meriti dal capo dello Stato.
Il Senato è eletto su base regionale. Ognuna delle 20 regioni
italiane costituisce una circoscrizione alla quale spetta un certo
numero di senatori. Nessuna regione può avere meno di sette senatori
(Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Basilicata),
tranne il Molise che ne ha due e la Valle d'Aosta che ne ha uno.
Questo per garantire la rappresentanza anche alle regioni meno
popolose. Assegnati 31 senatori a 6 regioni, gli altri 284 vengono
assegnati, proporzionalmente alla popolazione, alle altre 14 regioni.
Anche per il Senato il 75 per cento dei seggi (232) è assegnato
con il sistema maggioritario e il 25 per cento (83) con il sistema
proporzionale.
Collegi uninominali
Anche per il Senato ogni circoscrizione viene divisa in tanti
collegi uninominali quanti sono i senatori da eleggere con il
sistema maggioritario. Vince chi ottiene più voti degli altri.
Anche un voto solo.
Recupero proporzionale
83 seggi vengono attribuiti in proporzione ai voti conseguiti
a livello regionale dai non eletti collegati tra loro. Per il
Senato si compie lo "scorporo totale". Dal calcolo dei voti conseguiti
su scala regionale, si escludono i voti ottenuti dai candidati
che già sono risultati eletti.
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