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Come si riposizionano grand commis e manager di Stato

Si avvicinano le elezioni e si scatena la corsa per salire sul carro del probabile vincitore. Perché, a dispetto delle promesse di snellimento, lo Stato italiano rimane una macchina onnipresente e prestigiosa. I grandi manager provano allora ad assicurarsi da subito il favore degli uomini che saranno ai vertici. E' una condizione particolare, diversa da quella di altri Paesi. In Francia, ad esempio, i vertici della pubblica amministrazione provengono dalla prestigiosa Ecole nationale d'administration (Ena). Hanno studiato qui Valéry Giscard d'Estaing, Jacques Chirac, Alain Juppé e Laurent Fabius. In Italia, secondo Sabino Cassese, esiste la "forma della dirigenza, non la sostanza". Non è un caso che gli alti dirigenti pubblici siano chiamati "boiardi", come i grandi proprietari terrieri russi in epoca zarista. I boiardi si muovono tra appartenenza politica e libero mercato, spesso con drastiche inversioni di rotta.

E' il caso di Domenico Cempella, amministratore delegato Alitalia. Negli ultimi anni è stato sempre molto vicino ai governi dell'Ulivo, con un rapporto privilegiato con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Micheli. I maligni dicono che proprio questo rapporto lo abbia salvato dopo il mancato accordo con la compagnia olandese Klm. Il bilancio della compagnia è comunque negativo e Cempella si dimette nel gennaio 2001. Ma, secondo molti, si tratta di una ritirata strategica. Negli ultimi mesi avrebbe incontrato più volte Antonio Marzano, economista di Forza Italia. Simile il comportamento di Roberto Colaninno, presidente e amministratore delegato di Telecom. La sua scalata è stata attribuita da alcuni alla sua amicizia con Massimo D'Alema. Recentemente Colaninno si è incontrato più volte con il presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini.

Anche il presidente delle Ferrovie di Stato Giancarlo Cimoli, starebbe per salire sul treno del centrodestra. Il presidente di Italgas Alberto Meo Martini è sempre stato vicino al Partito Socialista. Ora però non nasconde le sue simpatie per Forza Italia. Vittorio Mincato, una vita nell'Enichem, è divenuto amministratore delegato Eni nel novembre 1998, in piena "era ulivista". Sarebbe ora in procinto di passare con la Casa delle libertà. Il direttore generale Rai Pierluigi Celli, prima di dimettersi, ha dichiarato sibillinamente che "a Viale Mazzini la sinistra ha fatto più danni della destra". Parole curiose in bocca ad un personaggio sicuramente gradito all'Ulivo. Celli è passato alla guida del consorzio Ipse, titolare di una delle cinque licenze governative per gli Umts, i cellulari di terza generazione.

Il presidente Roberto Zaccaria rimane invece fedele all'Ulivo. In caso di vittoria di Berlusconi, le sue dimissioni sembrano scontate.

Curiosa la posizione di Giuseppe D'Angiolino, confermato alla fine del 2000 alla presidenza dell'Anas per altri cinque anni. La sua nomina sarebbe frutto delle "convergenze parallele" tra il ministro dei Lavori Pubblici Nerio Nesi (Comunisti italiani) e Ccd. Nesi avrebbe stipulato un patto con D'Angiolino per conquistare maggiore controllo sulle imprese della Lega cooperative, oggi appannaggio dei Democratici di sinistra.

Non dovrebbe rischiare troppo il presidente del Coni e commissario straordinario della Federcalcio Gianni Petrucci. Vicino ai Popolari, non è sgradito al centrodestra. Il suo predecessore Mario Pescante è schierato con Forza Italia e sta collaborando alla campagna elettorale di Antonio Tajani per il Campidoglio. Per lui si parla di un collegio alla Camera.

Equilibri difficili alle Poste. L'amministratore delegato Corrado Passera è legato a doppio filo con l'Ulivo mentre il presidente Enzo Cardi è schierato con Sergio D'Antoni. Possibili veri e propri stravolgimenti dopo il voto.

Più complessa la situazione di Franco Tatò. L'amministratore delegato Enel gradirebbe un seggio al Senato con Forza Italia, ma deve scontare l'ostracismo di chi non ha dimenticato le sue dimissioni dalla Mondadori. Di certo c'è che Tatò è in rotta con il governo, in particolare con il ministro dell'Industria Enrico Letta.

Anche i grand commis, i super tecnici al servizio dello Stato, sono in fermento. Il Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio è stato visto a diversi convegni di Forza Italia ed ha buoni rapporti con Giulio Tremonti. Berlusconi starebbe invece pensando all'attuale direttore generale del Tesoro Mario Draghi per un ministero economico. Il "grande acquisto" sognato dal centrodestra rimane però il Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Sono almeno due anni che Berlusconi preme per averlo con sé, ma lui preferisce rimanere neutrale.

Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/ 5 marzo ore 12:28


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