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Il via alla campagna
elettorale 2001 lo ha dato Silvio Berlusconi con più di
un anno di anticipo. Nel febbraio 2000, il leader del centrodestra
pubblica L'Italia che ho in mente. E' una raccolta di suoi
discorsi "a braccio" dal 1994 ad oggi. La promozione è massiccia
e capillare. Il libro diventa rapidamente il best seller del 2000.
Nell'estate dello stesso anno parte una prima serie di otto diversi
manifesti elettorali. Lo slogan è: "La forza di un sogno: cambiare
l'Italia". La prima e l'ultima parola compongono "Forza Italia".
Gli altri due sostantivi sono "sogno" e "cambiare". Il sogno ricorda
un po' il "miracolo italiano" promesso nel 1994. "Cambiare": l'Italia,
certo. Cominciando dal governo. Berlusconi appare di mezzo busto
sulla sinistra. Poi inizia una campagna martellante con una serie
di slogan diversi. Il passante vede prima il volto del candidato,
poi frasi molto secche, precedute sempre da un'affermazione: "Un
impegno preciso", oppure "Un impegno concreto" o, ancora, "Un
dovere morale". Gli slogan sono: "Meno tasse per tutti", "Città
più sicure", "Adozioni più semplici", "Aiutare chi è rimasto indietro".
Soltanto due manifesti hanno slogan più lunghi: "Per una scuola
che davvero prepari al futuro" e "Più rispetto e più amore per
la natura". Non a caso, sono i manifesti che vengono ritirati
per primi, perché considerati di minore impatto.
Tutta la campagna di Berlusconi è improntata su criteri di marketing.
Il prodotto (il candidato) va venduto attraverso messaggi semplici
e diretti. Se si passano in rassegna tutti i manifesti di Forza
Italia, dal 1994 in poi, si nota come Berlusconi compaia sempre
sulla sinistra. E' una regola elementare della comunicazione non
verbale: si legge da sinistra verso destra. Quando su internet
cominciano a circolare manifesti truccati a scopo satirico, Berlusconi
organizza un concorso per premiare i più spiritosi. Anche quella
diventa una forma (involontaria) di propaganda. A partire dal
gennaio 2001, vengono lanciati quattro nuovi manifesti. Berlusconi
è ritratto in maglione, sole in faccia, con lo sguardo rivolto
all'orizzonte. Sullo sfondo, una bandiera di Forza Italia sventola
in un cielo limpido. Gli slogan sono ancora più semplici: "Un
presidente operaio per cambiare l'Italia", "Un presidente imprenditore
per realizzare le grandi opere", "Un imprenditore innovatore per
ammodernare lo Stato", "Un presidente amico per aiutare chi è
rimasto indietro". Sono messaggi che cercano di trasmettere ottimismo
e fiducia. Berlusconi si ritrae sorridente e vincente. E' presidente
operaio, imprenditore, innovatore ed amico. Comunque è già presidente.
Dal 1 marzo lancia un nuovo tipo di manifesto. Un gruppo di donne
sorridenti circonda un Berlusconi in doppio petto. L'effetto è
molto simile a quello del gioco per ragazzi "Dov'è Wally?", in
cui bisogno scovare un omino confuso tra mille oggetti. La foto
di Berlusconi è chiaramente un fotomontaggio. Ma l'effetto è troppo
grossolano per non essere voluto. Il passante che guarda distrattamente
il poster, "avverte" una presenza diversa nel gruppo (è un uomo,
è vestito di scuro). Istintivamente, torna a guardare il manifesto
per scovare Berlusconi.
Francesco Rutelli è il candidato ufficiale del centrosinistra
dal settembre 2000. Parte perciò in ritardo rispetto al suo avversario.
Per recuperare, si affida alla Gsc Inc., la società di ricerche
d'opinione e consulenze strategiche elettorali guidata dal guru
Stanley Greenberg. La Gsc ha operato in oltre quaranta
Paesi con l'obiettivo (dichiarato nella brochure di presentazione)
di "contribuire alla modernizzazione e il consolidamento dei partiti
di centrosinistra".
Se per Berlusconi è il marketing il modello di riferimento per
la campagna elettorale, la strategia di Rutelli è molto simile
al piano di lavoro di un ufficio di pubbliche relazioni. Per la
raccolta fondi (problema sconosciuto al candidato di centrodestra)
Rutelli si affida ad un programma di cene di autofinanziamento,
con quote variabili per venire incontro alle possibilità di militanti
e simpatizzanti. I manifesti sono strutturati in modo leggermente
diverso da quelli di Berlusconi. L'immagine del candidato è sempre
a sinistra, ma c'è uno stacco deciso con il resto del poster.
Quelli di Rutelli non sono slogan, ma estratti di discorsi: "La
sicurezza è un diritto di tutti. Garantirla è un mio preciso impegno".
Le parole sono in minuscolo, impresse in bianco su uno sfondo
omogeneo. Berlusconi usa caratteri maiuscoli, in blu o in rosso.
Il sindaco di Roma è ritratto mentre parla e viene intervistato.
Cerca di apparire il più spontaneo possibile. Il Cavaliere in
alcuni manifesti guarda nell'obiettivo, in tutti è in posa.
Il 10 febbraio parte da Trieste "l'Ulivo Express". Rutelli compie
un giro elettorale in treno per i principali centri della penisola.
Il tour si conclude l'11 marzo a Parma. E' un sistema che ricorda
il pullman di Prodi del 1996 e la nave di Berlusconi nelle amministrative
del 2000.
E' una campagna senza spot elettorali. La par condicio (divenuta
legge il 22 febbraio 2000) li proibisce. Rutelli preme per un
confronto in diretta, Berlusconi frena. Nelle apparizioni televisive,
Berlusconi ostenta sicurezza e parla da presidente in pectore.
Gesticola raramente e guarda l'interlocutore di turno. Non si
tocca mai il viso. Regola fondamentali per trasmettere sicurezza.
Rutelli tende spesso le mani giunte verso chi lo intervista.
La partita finora si è giocata nel salotto televisivo di Bruno
Vespa diventato il centro della politica italiana: qui Amato
ha annunciato che passava la mano a Rutelli, D'Antoni che
fondava un nuovo partito con Andreotti, Veltroni
che si candidava a sindaco di Roma. Qui Berlusconi ha portato
una lavagna e - come un vecchio maestro di scuola elementare -
ha fatto vedere come ridisegnerà l'Italia, mentre Rutelli ha annunciato
la partenza dell'Ulivo express.
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/13 marzo
2001 ore 12:54
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