| |
Nel 2000 Condoleeza Rice diventa consigliere per la sicurezza nazionale di George W. Bush. E’ la prima donna afroamericana a ricoprire un incarico così delicato che la vede impegnata sul fronte estero, a stretto contatto con i rapporti delle ambasciate, i dossier della Cia, le analisi del Pentagono e le trascrizioni delle intercettazioni della potentissima Nsa (National Security Agency), al fianco del vicepresidente Richard B. Cheney e del segretario di Stato, il generale Colin Powell.
La Rice è, per origini, a metà tra due mondi: i bisavoli paterni erano schiavi, mentre un bisnonno materno aveva comprato e venduto schiavi. All’età di tre anni inizia lo studio del pianoforte, al quale affiancherà presto quello delle lingue: il francese, lo spagnolo e, successivamente, anche il russo. All’età di dieci anni visita Washington insieme ai genitori e rimane affascinata dalla Casa Bianca.
Si iscrive all’Università di Denver all’età di 15 anni e si laurea cum laude a 19 in Scienze politiche. Nel 1974 inizia ad interessarsi di politica estera, grazie a Joseph Korbel, il padre di Madeleine Albright. "Fu lui a farmi innamorare della storia russa” dichiara la stessa Rice. Dopo la laurea consegue un master presso l'Università di Notre Dame, nell'Indiana, e nel 1981 il dottorato, di nuovo a Denver. Alla prestigiosa Università californiana di Stanford ottiene la cattedra come professore associato di Scienze politiche con specializzazione negli affari sovietici. In quegli anni ha come suoi "maestri" e consiglieri George Shultz, l'ex segretario di Stato di Ronald Reagan, e Glen Campbell, ex presidente del comitato di controllo sull'Intelligence delle amministrazioni Reagan e Bush. Condoleeza Rice metterà piede per la prima volta nella Casa Bianca nel 1989, quando a chiamarla è il consigliere per la sicurezza nazionale, il generale Brent Scowcroft che la nomina Responsabile della direzione che si occupa di Russia e dei Paesi dell'Est.
All'Hoover Institution, famosa per il suo anticomunismo viscerale, ricopre il ruolo di rettore dal 1991 al 1993, quando riceve lo stesso incarico alla Stanford University, dove rimane fino al 1999.
Scrive numerosi articoli e libri sui rapporti internazionali e sugli affari esteri. Nel 1995, insieme a Philip Zelikow, scrive La Germania unificata ed Europa trasformata: Uno studio in Statecraft, pubblicato dall'Università di Harvard.
Politica estera "Forte ma umile", cosí Condoleeza Rice, la "donna dal pugno di ferro sotto il guanto di velluto", definisce il futuro della politica estera degli USA. Gli Stati Uniti devono essere forti, preparati a difendere, anche militarmente, il proprio interesse nazionale. Allo stesso tempo, però, devono agire senza l'arroganza di essere l'unica grande potenza mondiale. La Rice ritiene che i soldati americani sono addestrati per combattere delle vere guerre e non per "accompagnare dei bambini a scuola", allusione questa alle operazioni di mantenimento della pace che avrebbe lasciato volentieri agli Europei. Per quanto riguarda i rapporti con l'Iraq, Rice ritiene che le sanzioni non solo non vanno abolite, ma vanno rafforzate anche contro il parere degli alleati europei, dando, però, un maggiore aiuto economico e militare all'opposizione e "se Saddam ci offre un pretesto per usare la forza, bisogna farlo in maniera decisa, non con una puntura di spillo, come è successo finora".
Dopo l’11 settembre Dopo l’11 settembre, l’America è chiamata direttamente in campo a difendere non solo la pace e la sicurezza nazionali, ma anche quelle internazionale. All’interno dello staff di Bush c’è un durissimo scontro, non sull’opportunità della guerra, ma sulle strategie per arrivare, nelle migliori condizioni possibili, a un conflitto armato che deve concludersi non solo con la distruzione delle basi di Osama Bin Laden e dei talebani in Afghanistan, ma con la sconfitta del terrorismo. Da un lato i superfalchi: Donald Rumsfeld, ministro della Difesa, e il generale Richard Myers, capo del Pentagono. Dall’altro, i falchi moderati: Richard Cheney, e Colin Powell che puntano innanzitutto su una grande alleanza, come quella del 1991 contro Saddam Hussein. Bush e Condoleeza Rice tentennano, ma poi fanno prevalere l’approccio diplomatico, andando oltre la testa di Bin Laden e mirando alla sconfitta del terrorismo. Conseguenza immediata e sorprendente è una lettera della Rice ai governanti dell’Iran. Il sindaco di Teheran manda una missiva di condoglianze al suo collega di New York. E i leader del regime fanno capire che il paese degli ayatollah sarebbe disposto ad aiutare gli Usa nella lotta ai talebani. "Benvenuti fra di noi", scrive la Rice, "ma a patto che abbandoniate al loro destino gli sciiti dell’Hezbollah nel Libano". Sulla cattura di Osama Bin Laden, in risposta al portavoce del mullah Mohammad Omar che dichiara di non essere riuscito a trovare lo sceicco miliardario, Condoleeza Rice, dice: "Lo troveremo noi. Non ci lasceremo dissuadere dalle affermazioni secondo cui sarebbe disperso, i Talebani dovranno cominciare a rendersi conto che devono prendere una decisione molto difficile".
Scudo spaziale Condoleeza Rice e Colin Powell sostengono la necessità di uno scudo stellare contro gli stati canaglia e contro il lancio accidentale di missili. Per entrambi è il momento di abbandonare il trattato anti-missili balistici Abm. La Rice dice: "E' tempo di andare oltre il trattato del 1972 che appartiene al passato, a un’epoca di ostilità tra Washington e Mosca". Quanto alle obiezioni degli alleati, la sua risposta è: "Metteremo in moto la diplomazia con i russi, i cinesi e specialmente gli alleati. Ma voglio ricordare che quando tentavamo di unificare la Germania, tutti ci ammonirono affermando che non ce l'avremmo fatta senza un'esplosione dell'Urss. Il risultato è che non soltanto ci siamo riusciti, ma abbiamo firmato gli accordi a Mosca".
|