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Per parlare agli americani, a
un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca - nevicava a Washington il 20 gennaio 2001 -, George W. Bush sceglie temi non controversi, l'istruzione e i diritti civili,
ma cui gli strascichi del terrorismo restituiscono attualità, con il rischio di discriminazioni per gli arabo-americani.
E' una scelta quasi obbligata: lunedì, l'America celebra Martin Luther King, l'apostolo nero assassinato nel 1968, a Memphis, da un razzista bianco. Ma è anche un modo per dialogare con le minoranze che non lo hanno votato e che, almeno fino all'11 settembre, non l'hanno appoggiato.
Adesso, dopo gli attacchi terroristici contro l'America e i successi della guerra in Afghanistan, il presidente ha, dietro di sé, un Paese apparentemente unito e compatto.
Bush gode di un livello di popolarità altissimo: non è più ai suoi massimi, che, secondo la Gallup, toccò subito dopo l'11 settembre e l'inizio del conflitto, ma fa meglio di tutti i suoi predecessori a questo punto del loro mandato.
Secondo i dati della Cbs, l'82% degli americani approva, nel suo complesso, l'operato del presidente, ben l'87% apprezza la gestione della guerra contro il terrorismo e il 73% è
soddisfatto di quella della politica estera.
I rischi, per la popolarità del presidente, sono interni: la recessione dell'economia, se la ripresa non dovesse presto profilarsi; e, adesso, lo scandalo della Enron, il gigante dell'energia il cui uomo forte Kenneth Lay era un amico, un socio e un grande finanziatore della famiglia Bush.
Proprio il sondaggio della Cbs indica che gli americani non si fidano di Bush e della Casa Bianca nella vicenda Enron: tre su cinque pensano che il presidente ed il suo vice Dick Cheney, tutti e due petrolieri, sappiano di più sulla vicenda e che
non lo dicano. E la maggioranza crede che la Enron abbia avuto una certa influenza nelle decisioni sulla politica energetica dell'Amministrazione repubblicana.
Ma, in attesa di vedere se il fallimento più clamoroso del capitalismo americano avrà conseguenze politiche, Bush può leggere i responsi dei sondaggi con più soddisfazione che preoccupazione.
Il presidente non ha voluto cerimonie particolari, per segnare l'anno trascorso alla Casa Bianca: passa il fine settimana a Camp David, fra le montagne del Maryland, con la
moglie Laura. Il bilancio di quanto finora fatto e gli impegni programmatici per l'anno prossimo sono rinviati al 29 gennaio, quando, di fronte al Congresso riunito in sessione plenaria, il
presidente pronuncerà il suo primo discorso sullo Stato dell'Unione.
Oggi (19 gennaio 2002), Bush s'è concentrato su un tema per lui cruciale, quello dell'istruzione, considerato una pietra angolare per il rispetto e la realizzazione dei diritti civili. "La maggiore
sfida dei diritti civili del nostro tempo", dice.
Martin Luther King, dice Bush, "non avrebbe accettato meno di un'uguale attenzione per tutti i bambini d'America". E così farà l'Amministrazione repubblicana, mettendo da parte fondi
federali per gli studenti che vengono da famiglie povere o svantaggiate e per quelli disabili.
Azioni che si sommano a quelle già lanciate (la riforma dell'istruzione elementare, divenuta legge a inizio anno), per ridurre le distanze fra i risultati degli studenti bianchi e asiatici -i migliori in assoluto, nelle statistiche- e i neri e gli ispanici.
Bush s'impegna ad aumentare le spese per l'istruzione di un miliardo di dollari, nonostante il bilancio 2002, con la guerra e la recessione, si annunci in rosso.
I democratici colgono lo spunto per attaccare il presidente, senza imbarazzi per il tema e l'anniversario: Terry McAuliffe, l'organizzatore del partito in vista delle elezioni politiche del prossimo novembre, denuncia i conti in passivo e le scelte per l'energia. "La bandiera per cui i nostri soldati si battono in Afghanistan -dice- non deve essere il simbolo di un Paese
paralizzato dai debiti e scosso dalla disoccupazione". (Fonte Ansa).
Grandinotizie.it/22 gennaio 2002
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