|
Il consigliere
politico del partito repubblicano nello stato di New York, Enzo
De Chiara, intervenendo all'incontro inaugurale del Circolo
di Roma che si è tenuto nel giugno scorso, osservò che "in America
tutto è lobby; dalle università alla politica, fino alle aziende".
Le lobby - continuava De Chiara - "che non sono sette segrete,
creano circoli di pensiero e rapporti tra forze nazionali e internazionali",
e, concludeva, "non può esistere una democrazia senza lobby".
Quel che è certo è che il potere esercitato dalle lobby negli
Stati Uniti è enorme. La loro influenza si estende in molteplici
settori, dall'economico al politico, dagli affari sociali alla
comunicazione di massa. E tutto questo da oltre cento anni. Già
alla fine dell'800 infatti l'azione di lobbing, da molto tempo
praticata in Gran Bretagna, iniziò a farsi spazio anche nella
società americana, tanto che nel 1908 Arthur Bentley le
dedicò anche uno studio approfondito.
Oggi le lobby attive in America sono tantissime. Da quelle dei
cittadini di origine straniera (dalla turca alla greca, dall'albanese
all'irlandese, dalla ebraica alla, seppur ancora "embrionale",
araba, ecc.), a quella delle assicurazioni; da quella degli agricoltori
a quella dell'industria cinematografica; da quella degli omosessuali
a quella dei pensionati, e così via.
Sono solitamente distinte in diversi gruppi: le Business lobby
(ovvero le lobby legate al mondo degli affari, in senso lato),
le Public Interest Groups (ovvero le associazioni che si ergono
a paladine del pubblico interesse), le Union lobby (in cui rientrano
i diversi sindacati), e le lobby di cui fanno parte gli enti pubblici
e le amministrazioni locali.
Il potere e l'influenza di cui dispongono è, come detto, di enorme
portata, ma sempre ristretto a determinati obiettivi e ben mirato.
Le singole lobby infatti intervengono solo quando sta per essere
votata una legge che può ledere i loro interessi. Quando questo
accade sono in grado di opporre una forte resistenza all'approvazione
della legge in causa riuscendo in molti casi o a non farla passare,
o ad allungare indefinitamente i tempi di votazione.
Le più potenti sono le Business lobby. Per vari motivi. Primo
fra tutti le ingenti risorse economiche di cui dispongono. Ma
anche il controllo che esercitano sui mezzi di comunicazione di
massa. E, non ultimo, il fatto che possono contare sull'elemento
"expertise". Hanno cioè le conoscenze tecniche che gli permettono
di assumere un ruolo di primo piano nel dibattimento per l'approvazione
della legge che intende regolamentare la loro attività.
Il vantaggio su cui possono contare i Public Interest Groups,
invece, consiste nel fatto che, a differenza del gruppo precedente,
riescono a mobilitare un gran numero di persone. Mentre l'unico
vantaggio della lobby degli enti pubblici e delle amministrazioni
locali risiede nel fatto che godono solitamente del rispetto e
dell'appoggio delle comunità in cui operano.
Ma da dove deriva il potere di cui tutte dispongono? In primo
luogo dalla pratica ormai consolidata di finanziare con ingenti
somme di denaro le campagne elettorali. E sul fatto dunque che
possono così instaurare un legame privilegiato con il candidato
eletto, chiunque esso sia. La particolarità dei finanziamenti
erogati dalle lobby, infatti, risiede nel fatto che vengono finanziati
entrambi i candidati in corsa, sebbene in percentuali diverse.
Abitualmente sovvenzionano il candidato vincente (ossia, visto
il solitamente scarso ricambio vigente nella società americana,
quello che ha vinto nelle precedenti elezioni) con il 60 o il
70 per cento dei fondi, destinando dunque al suo avversario il
rimanente 30 o 40 per cento.
Tradizionalmente schierata con il partito democratico è comunque
la lobby dei sindacati, mentre sponsor del partito repubblicano
è la Nra (National Rifle Association), anche se è sempre più forte
oggi la tendenza da parte dei repubblicani ad allentare il rapporto
con la lobby delle industrie di armi. Ben più stretto, invece,
è oggi il legame che unisce i repubblicani e l'attuale presidente
George W. Bush alla lobby dei militari, del tabacco e,
ovviamente, dei petrolieri.
Altri gruppi molto potenti, ma che non si sono mai ufficialmente
schierati per l'uno o l'altro partito, sono quelli appartenenti
al mondo dei mass-media tra cui i più famosi sono sicuramente
la Nab (National Association Broadcaster), ovvero l'associazione
nazionale delle Tv via etere, e la Ncta (National Cable Television
Association), l'associazione delle Tv via cavo.
Discorso a sé per la lobby ebraica, sicuramente fra le più forti
e ricche, e che, essendo gli ebrei a differenza di altri gruppi
molto coesi, può contare su molti affiliati. Altro elemento che
contribuisce alla sua potenza, poi, è che beneficia del prestigio
internazionale che gli viene riservato in ragione degli incresciosi
eventi della storia più recente.
Oggi l'attività di lobbing in America è regolamentata da due leggi.
Una risalente al 1946, che punisce coloro i quali possano influenzare
il regolare corso della vita politica americana, e una del 1995,
la Lobbing activities disclousure act, che intende rendere pubbliche
tutte le attività di lobbing e che a tal fine ha disposto l'istituzione
di due registri su cui vanno registrati i lobbisti e le loro attività,
dall'importo di ogni sovvenzione, al singolo incontro o alla singola
telefonata con un qualsiasi deputato. Tutto questo, comunque,
in teoria. Visto che è molto difficile per lo Stato controllare
tutte le azioni di gruppi che, oltre a poter contare su numerosi
sostenitori e su ingenti risorse finanziarie, possono appellarsi,
come spesso è successo e ancora succede, al primo Emendamento
della Costituzione americana, che tutela "il diritto che hanno
i cittadini di riunirsi in forma pacifica e di inoltrare petizioni
al governo per la riparazione di torti subiti".
Simone Collini/Grandinotizie.it/30 marzo ore
14:15
|