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In questa scheda trovate raccolti in ordine cronologico i sondaggi sul Presidente Usa.
24 gennaio 2002
Il presidente americano George W. Bush continua a viaggiare con il vento in poppa ad un anno dal suo insediamento alla Casa Bianca e a pochi giorni dal suo primo discorso sullo stato dell'Unione, previsto per la prossima settimana.
Secondo un sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano Wall Street Journal, l'82 per cento degli elettori è soddisfatto della sua presidenza e il 67 per cento ritiene che stia facendo
molto meglio del previsto.
Nonostante abbia vinto le presidenziali per un pugno di voti, Bush ha sempre avuto risposte soddisfacenti dai sondaggi. Secondo un rilevamento della Cnn, il suo indice medio di
gradimento è stato del 67 per cento, aumentato a oltre l'80 per cento dopo gli attentati dello scorso 11 settembre.
Il sondaggio del Wall Street Journal segna una lieve flessione rispetto a quelli immediatamente precedenti: quello della Cnn (20 gennaio) dava a Bush un livello di popolarità
dell'86 per cento mentre un altro sondaggio del quotidiano Usa Today gli assegnava un indice dell'83 per cento.
15/17 gennaio 2002
L'amministrazione Bush non si sta comportando in modo trasparente nella vicenda del crack della Enron: forse nasconde qualcosa o forse sta addirittura mentendo.
Ecco come la pensa il 63 per cento degli americani, secondo un sondaggio che la rete televisiva Cbs ha effettuato tra il 15 e il 17 gennaio sul clamoroso fallimento del colosso energetico texano che ha finanziato parte della campagna elettorale del presidente George W. Bush.
Per il sondaggio sono state intervistate 1.033 persone. Sui risultati Bush non ha molto di che rallegrarsi. Il 12 per cento degli interpellati ha risposto che sulla vicenda l'amministrazione sta mentendo mentre il 44 per cento ritiene che comunque non stia dicendo tutta la verità.
Il 50 per cento ritiene inoltre sbagliato che la Enron abbia chiesto aiuto al governo e un'altra metà pensa che le autorità abbiano agito bene se, come sostengono, a questa richiesta sono rimaste sorde.
Oltre la metà degli interpellati, stando al sondaggio, pensa inoltre che la Enron abbia avuto una certa influenza nella determinazione della politica energetica formulata da Bush.
(Fonte Ansa)
Giugno-Luglio 2001
A rovinare la festa dell'Independence Day - il 4 luglio - a George W Bush è stato un sondaggio: mai il presidente era sceso così in basso.
Solo 52 americani su cento gradirebbero la politica di Bush. I dati raccolti per conto di Usa Today e Cnn parlano chiaro. E sono solo i più recenti. Infatti che, finita la "luna
di miele" dei primi cento giorni, gli americani amassero sempre meno il loro leader lo si era capito e in maniera evidente nelle settimane precedenti.
Di ritorno dal suo primo viaggio in Europa, conclusosi peraltro positivamente e nonostante i successi ottenuti sui tagli delle tasse e sulla riforma della scuola, la popolarità di George
W. Bush tra i suoi concittadini era già in netto calo. Almeno a giudicare da un sondaggio realizzato per la Cbs e il New York Times nei giorni del tour europeo (12-18 giugno 2001) e pubblicato dallo stesso quotidiano il 21 giugno 2001.
Più della metà degli intervistati (in tutto 1.050 adulti) ha riferito di non credere che il proprio Presidente abbia l'abilità per fronteggiare una crisi internazionale e che, a proprio giudizio, non è rispettato dagli altri leader mondiali. È inoltre in aumento il numero di coloro che non hanno fiducia nella capacità di Bush di mantenere la parola.
In particolare, l'attuale inquilino della Casa Bianca ha ricevuto voti abbastanza buoni per il modo in cui sta gestendo la politica estera (47 per cento a favore, 31 per cento contro) e l'economia
(50 per cento di approvazioni, 38 per cento di critiche). Ma per quanto riguarda la politica ambientale e l'energia il Presidente ha ricevuto una netta stroncatura: il 55 per cento degli americani ha infatti dichiarato che la protezione dell'ambiente è più importante
della produzione dell'energia, e che secondo loro, però, Bush è più interessato a quest'ultima (71 per cento) che non alla prima (12 per cento).
Più in generale, il dato complessivo che emerge dal sondaggio è che il Presidente mantiene la sufficienza (il 53 per cento degli americani approva infatti il suo operato), ma perdendo ben sette
punti percentuali rispetto al sondaggio condotto poco più di un mese fa dal Washington Post.
Terminata la cosiddetta "luna di miele" - ovvero i primi 100 giorni di mandato del nuovo presidente - il Post aveva infatti pubblicato un sondaggio con il quale lo stesso quotidiano e l'Abc
news avevano chiesto ai cittadini statunitensi di esprimere il proprio parere sull'operato di Bush junior. E tutto sommato il Presidente se l'era cavata con una sufficienza più che abbondante.
Alla prima domanda, infatti, "Approva o disapprova il modo in cui George W. Bush sta svolgendo il suo lavoro di presidente?", il 63 per cento degli intervistati si era detto soddisfatto del
suo operato. Anche su quanto attuato nelle singole materie, inoltre, la maggioranza si era mostrata favorevole. Il 62 per cento degli interpellati si era detto d'accordo col modo in cui Bush si era
occupato degli affari internazionali, il 60 per cento aveva detto di approvare i provvedimenti relativi all'istruzione, il 55 per cento si era dichiarato d'accordo con le proposte avanzate in
materia economica e il 54 per cento con la prospettata misura del taglio delle tasse.
Allora il presidente non aveva ottenuto la maggioranza solo per quanto riguardava i provvedimenti riguardanti l'ambiente, sui quali si era detto favorevole solo il 47 per cento degli americani.
Abbastanza positivo sembrava anche il dato che emergeva dal quesito se si consideri Bush "legittimamente eletto come presidente", al quale la percentuale delle persone che avevano risposto in
modo affermativo è passata dal 55 per cento nel sondaggio del 15 dicembre 1999 al 62 per cento del sondaggio del 22 aprile scorso.
Il 64 per cento degli americani aveva detto di avere una "buona impressione di Bush come persona" e alla domanda "Quanto è fiducioso che Bush abbia l'esperienza e l'abilità richieste per fronteggiare
le sfide della presidenza?", il 32 per cento degli intervistati si era detto piuttosto fiducioso, il 31 molto fiducioso, il 20 non molto fiducioso e il 16 per cento assolutamente non fiducioso.
Critici nei confronti del presidente, invece, si erano rivelati gli americani su un altro punto. Al quesito "Pensate che Bush si preoccupi maggiormente di tutelare gli interessi delle classi
lavoratrici o quelli delle grandi aziende?" il 60 per cento degli intervistati era convinto che il presidente avesse a cuore prevalentemente l'interesse delle grandi company, mentre solo il 28 per cento aveva dichiarato di credere nell'interesse di Bush per le classi lavoratrici. Analogamente, alla domanda "Pensate che il taglio alle tasse proposto da Bush apporterà benefici alle classi più
povere, ai ceti medi o alle classi più ricche?", il 53 per cento aveva indicato in queste ultime il maggiore beneficiario, il 13 per cento aveva risposto il ceto medio e solo il 2 per cento aveva
risposto le classi più povere. Una quota quest'ultima che tra l'altro era pari al già bassissimo 4 per cento nei sondaggi del 25 febbraio scorso e che negli ultimi tempi non ha fatto altro
che abbassarsi.
Insomma già allora sembrava che gli americani apprezzassero l'operato di Bush, ma non condividessero fino in fondo le scelte più liberiste. Un paradosso? Non tanto. Tra gli uomini del suo team un buon successo riscuoteva (e riscuote) il vice presidente Dick Cheney. Al quesito "Approvate o disapprovate il modo in cui Dick Cheney sta svolgendo il ruolo di vice presidente?" il 64 per cento degli intervistati si era detto soddisfatto. Una percentuale di gradimento mai raggiunta dallo stesso Bush.
Grandinotizie.it/25 gennaio 2002
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